True Detective: Night Country, parte 1: la recensione
Il primo episodio di True Detective: Night Country promette un viaggio nell'oscurità tra razionalità e orrore cosmico molto appassionante
Il primo episodio di Night Country, quarto volume della serie antologica, promette un grande ritorno in piena forma di True Detective. Il progetto acquista una nuova voce, quella della showrunner e regista Issa López. Ha imparato a memoria la prima, gloriosa, stagione e si vede. Tutto prende le mosse da lì, non nella continuità, ma nell'idea di quali siano i confini di queste storie. L’indagine dei detective Rust Cohle e Marty Hart iniziava radicata a terra, nella durezza della Louisiana del presente e del passato. Finiva abbracciando l’orrore cosmico di lovecraftiana memoria. La sua caratteristica era proprio l’incredibile capacità di non perdere una inquietante plausibilità. True Detective: Night Country parte, come atmosfera, dall'apertura al territorio mistico in cui il primo volume terminava.
Finalmente True Detective sembra essersi liberata dal peso di eguagliare la prima stagione in termini di rivoluzione della forma seriale e si concede di giovarsi di quanto ha fatto Nic Pizzolatto al genere. Non servono più premesse o un avvicinamento lento all'horror. Il primo episodio attinge da tante fonti per una sceneggiatura che cerca in più momenti l’effetto a sorpresa, consapevole di dover agganciare lo spettatore sin da subito. Prende alcune suggestioni chiave, tra cui il già citato capolavoro di John Carpenter e costruisce la sua identità a partire dalla mescolanza di queste atmosfere.
Gli elementi cardine di True Detective ci sono anche nelle premesse di Night Country: due detective, due piani temporali, due casi e l'intreccio di tutto questo. La convergenza tra queste dualità non è immediata sin da subito. In mezzo c’è spazio per entrare nel territorio mistico alla Twin Peaks con un’immagine allucinatoria veramente affascinante che risolve un mistero e apre il vero caso a fine puntata. Questo spazio convive con l'indagine nell'oscurità che potrebbe venire da Il silenzio degli innocenti a partire dal volto della sua protagonista.
Così il thriller promette di diventare altro: cinema (o televisione) di qualità, che non si limita a portare al massimo il genere di appartenenza, ma ad usare le sue convenzioni per sovvertirle e parlare di altro: della fragilità delle esistenze, la lotta quotidiana contro il rimpianto e l’errore. Non sarà semplice farlo con lo stesso rigore a cui il primo True Detective ci ha abituato. Però, se le premesse sono queste, si può ben sperare. Con Night Country la serie sembra aver smesso di lottare contro se stessa, per provare a giocare ancora libera e creare qualcosa di veramente appassionante.