Venezia 74 - Le nostre anime di notte, la recensione
Le nostre anime di notte, retto dai giganteschi Redford e Fonda, aggira ogni rischio e rinuncia a stupire, preferendo tinte tenui fin troppo rassicuranti
L'adattamento della storia d'amore anagraficamente autunnale del romanzo di Haruf è affidato alla regia dell'indiano Ritesh Batra, che confeziona un titolo esemplificatore, dalla prima all'ultima scena, di pregi e difetti distintivi dei prodotti filmici targati Netflix. Se la chimica tra i formidabili Jane Fonda e Robert Redford - che, esattamente 50 anni fa, all'apice di gloria e fulgore, condivisero lo schermo in A piedi nudi nel parco - garantisce al film un terreno emozionale fertile in ogni dialogo o scambio di sguardi, il risultato finale si discosta di rado dal livello di un compitino ben eseguito ma privo di guizzi artistici.
Con una storia del genere e interpreti di tal fatta, è legittimo pretendere di più: il racconto delle due solitudini di Addie e Louis passa attraverso troppe parole e pochi gesti, benché Redford e Fonda dimostrino senza soluzione di continuità di poter comunicare anche - e soprattutto - nei propri silenzi. Manca, inoltre, il coraggio di dipingere senza pudore da educande la pur palpabile attrazione fisica tra i due, accennata - ancora una volta - nei dialoghi e tuttavia mai affrontata con l'onestà narrativa che l'argomento meriterebbe.
È innegabile la buona intenzione di un film che, sulla carta, contrappone la fallacità dei rapporti amorosi dei giovani (come dimostrano le relazioni dei figli dei protagonisti, interpretati da Judy Greer e Matthias Schoenaerts) all'insperata alchimia conquistata dagli anziani. La paura di esporsi degenera così in necessità di esporre, a scapito dell'intensità: a conti fatti, Le nostre anime di notte resta un film piacevole come gli ingredienti che lo costituiscono, figlio riuscito di un'estetica rassicurante che mira ad accontentare tutti ma che, per questo, ricusa la potenza imperfetta e perturbante del sangue per adagiarsi sul soffice prato della tenerezza più dimenticabile.