Venezia 75 - Vox Lux, la recensione
Vox Lux, opera seconda di Brady Corbet, turba lo spettatore seguendo l'ascesa, il crollo e la rinascita di una tormentata popstar
Al posto del piccolo Prescott, qui abbiamo la pia adolescente Celeste (Raffey Cassidy), studentessa di musica sopravvissuta per miracolo a una sparatoria nella sua scuola. Protetta dalla premurosa sorella maggiore Eleanor (Stacy Martin), la ragazzina torna lentamente alla vita e, grazie a una commovente ballata composta a seguito dell'esperienza, diventa una pop star di fama internazionale.
Come già avvenuto con The Childhood of a Leader, anche Vox Lux mira a destabilizzare lo spettatore attraverso una narrazione ellittica e un impianto visivo tenebroso: la scelta di girare in 35 mm conferisce al film un sapore analogico perfettamente in linea con le origini della protagonista, enfatizzato dall'inserimento di fittizi filmati di backstage accompagnati dalla distaccata voice over di Willem Dafoe.
Nella scia di Prescott, anche Celeste bambina esibisce i sintomi incontrovertibili di quella che sarà la sua gemmazione nell'età adulta: cantando alla messa in onore dei compagni defunti, ella diviene di fatto la voce di un intero paese, sostituendosi - più o meno consapevolmente - a Dio come fulcro degli sguardi della nazione piagata dall'eccidio nella scuola.
Poco conta che le canzoni della protagonista siano scritte dalla sorella maggiore, incapace di trovare la propria voce e, quindi, la propria luce: come un moderno Messia, la popstar illumina il palco dopo una sfiancante via crucis in cui barcolla sotto l'effetto di droga e alcol e si offre ai propri fan in un olocausto di gloria e musica (eccelsa la colonna sonora curata da Scott Walker e Sia, anche produttrice esecutiva del film assieme a Law e Portman).
Nuova divinità, Celeste ispira anche il gesto estremo di un commando che non manca di citare esplicitamente i suoi esordi; ma l'artista si ribella alla strumentalizzazione da parte dei suoi cruenti accoliti - e potenziali assassini - provocandoli con il paragone tra la loro scarica di proiettili e la sua rapida successione di brani da hit parade, esponendosi potenzialmente a ritorsioni nei suoi confronti nel maestoso concerto che chiude Vox Lux. Nel ventunesimo secolo - il capitolo conclusivo si chiama, appunto, XXI - non c'è spazio che per la venerazione o la crocifissione dei nuovi idoli: le popstar.