Westworld: abbiamo visto in anteprima i primi cinque episodi!
La seconda stagione di Westworld arriverà il prossimo 22 aprile sulla HBO e il giorno seguente in Italia su Sky Atlantic
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Ogni storia che vuole espandere la propria mitologia deve necessariamente muoversi in due direzioni: il tempo e lo spazio. Questi cinque episodi fanno questo. Come nella prima stagione, ma in modo molto più immediato e comprensibile, ci sono parentesi flashback che illuminano alcuni lati della storia e dell'evoluzione dei personaggi (è facile immaginare a chi ci riferiamo in questo caso). Al tempo stesso la storia estende il proprio sguardo oltre i misteri della mente e l'intreccio letteralmente labirintico della prima stagione. Una volta che si sono liberati delle proprie catene, Maeve, Dolores e gli altri host si preparano ad affrontare nuove sfide. Si tratta di conquistare o esplorare nuovi orizzonti. In almeno uno di questi casi ciò comporterà un contatto con Shogun World – la nuova ambientazione del periodo Edo – e con nuovi personaggi.
Ma questa rimane soprattutto di donne. Dolores, Clementine, Maeve e non solo sono ognuna una declinazione diversa del cammino della Daenerys delle prime stagioni del Trono di Spade (si tratta di estendere la propria conquista della libertà ad altri ancora schiavi). Ognuna di queste, più o meno rabbiosa o consapevole, impara ad ascoltare una nuova voce interiore e a farsi ascoltare. Lo fa in un mondo in cui, anche per causa loro, le "violent delights" della prima stagione lasciano il posto ad un mondo ancor più preda di crudeltà e spietatezza. Non più allora la ricerca del sé interiore, ma il tentativo di salvaguardare quella libertà appena riscattata. Si tratta di qualcosa di molto peculiare per questi personaggi femminili, che al tempo stesso li distingue dai vari Teddy, Bernard, Hector. A giudicare da quel che abbiamo visto di Shogun World (nel cast anche Rinko Kikuchi), sembra un'impostazione che travalicherà anche i confini del "Sol Levante".
Ma Westworld rimane anche una serie profondamente metanarrativa. Molto si è già detto a proposito della prima stagione sulle affinità tra le storyline inventate dagli sceneggiatori del parco e le stesse narrazioni che noi come spettatori ci aspettiamo di vedere quando seguiamo una serie. Westworld rimane una storia che parla di come funzionano le storie. Diventa palese ciò nel momento in cui già l'inizio della seconda stagione segna una cesura rispetto al passato, chiude un certo tipo di storia e ne avvia un'altra, proiettando tutti i personaggi su nuovi sentieri. In questo ragionare sui meccanismi delle storie tuttavia Westworld non si pone con freddezza. È interessante, coinvolgente, grandioso a partire dalla durata degli episodi (si supera più volte l'ora e dieci di durata).
Westworld rimane una trappola in cui è piacevole perdersi. Con questi cinque episodi ancora di più si ragiona in termini di worldbuilding e costruzione di una grande narrazione. Tutto diventa grande, talmente grande che difficilmente i cinque episodi restanti copriranno quanto scoperchiato. Anzi, in questo senso la seconda stagione guarda molto lontano, e ci dice che Westworld è qui per restare e farci compagnia per molto tempo.