Final Space (prima stagione): la recensione
Le nostre impressioni sulla prima stagione di Final Space
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Protagonista della storia è Gary, ragazzo un po' sprovveduto che viene condannato a scontare una lunga pena dopo aver combinato un disastro. Si trova quindi su una nave spaziale, la Galaxy-1, in compagnia del computer di bordo HUE e dell'insopportabile robot KVN. Tutto cambia nel momento in cui incontra il piccolo e tenero Mooncake. L'esserino è braccato, per motivi che capiremo presto, dal crudele Lord Commander, che perseguita l'equipaggio in giro per la galassia cercando di mettere le mani sull'alieno verde. Al gruppo si uniscono presto il soldato ribelle Avocato (ci si abitua al nome andando avanti nella serie) e la dura Quinn, di cui Gary è innamorato.
Di Final Space si può parlare anche solo accostandolo ai mille riferimenti in esso contenuti. Il primo è senza dubbio Futurama. Le dinamiche tra Gary e Quinn ricordano moltissimo quelle tra Fry e Leela (KVN potrebbe essere Zoidberg). D'altra parte la serie di Matt Groening ha un umorismo più ficcante e svalvolato, mentre Final Space è molto più focalizzata su una trama orizzontale in cui si inseriscono ogni tanto momenti grottescamente divertenti. L'idea dell'equipaggio spaziale che deve proteggere una creatura che custodisce un importante segreto richiama poi Firefly (c'è anche Gina Torres), che nonostante i suoi pochi episodi rimane un punto di riferimento centrale per la serialità americana. Qui viene inoltre ripresa l'idea dell'equipaggio inteso come famiglia disfunzionale, qualcosa che accosta la serie anche ai Guardiani della Galassia.
Dai due film della Marvel la serie assorbe inoltre l'impostazione visiva che corre lungo tutti i dieci episodi della stagione. Quella di uno spazio che deve essere il meno vuoto possibile, ma che in ogni inquadratura deve lasciar esplodere immense scie di colore. È la space opera tipicamente intesa come tale: quella delle arene desertiche su mondi lontani in cui i prigionieri si scontrano con i mostri, tipiche di Star Wars e di John Carter; quella della pura esplorazione e avventura, anche illogica, che permette, ad esempio, di lanciarsi da un pianeta all'altro; quella spericolata e colorata che cerca la pura intuizione visiva e premia la creatività (Space Dandy, Rick & Morty, Guida galattica per autostoppisti).