The Punisher (seconda stagione): la recensione
Le nostre impressioni sulla seconda stagione di The Punisher
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La stagione, composta da tredici puntate, è divisa in due storyline distinte che si sovrappongono fino alla conclusione. Nella prima Frank si imbatte in una giovane che fugge da una comunità religiosa che nasconde dei segreti. Il vigilante prende sotto la sua ala protettrice la ragazza, le insegna come sopravvivere, si scontra con l'emissario della comunità. La seconda storyline è incentrata sul risveglio di Billy Russo e il suo completo smarrimento. Il personaggio è spezzato, perseguitato da ricordi e visioni di teschi, e fatica a trovare un equilibrio. La sua parte violenta prende il sopravvento, e anche in questo caso Frank si troverà in mezzo al fuoco nemico.
È difficile riuscire a capire quale delle due sottotrame sia la principale. In un primo momento sembra essere quella legata alla ragazza: i primi episodi sono dedicati a lei, Billy Russo rimane congelato in una struttura con una maschera sul volto, e tutto sembra puntare in quella direzione. Il primo episodio è lento, ma c'è una continua costruzione del momento e del dramma, che gioca sul desiderio quasi inconfessato di Frank di costruire nuovi legami. D'altra parte la minaccia cresce lentamente, ed esplode in un finale d'azione soddisfacente, un prologo che lancia l'intera stagione. I legami dovranno attendere, forse per sempre.
È un attacco molto buono, che gioca sul rapporto riconoscibile e immediato tra il guardiano feroce e la giovane da salvare. C'è Leon, ma c'è soprattutto l'idea di imbastire una storia a cui è facilissimo agganciarsi. Così, arrivati ad un terzo episodio molto contenuto, che racconta un assedio in stile Distretto 13, la storia è lanciatissima. Tuttavia, si tratta anche della puntata che ripaga l'attesa nello scoprire il volto deturpato di Billy Russo, fino a quel momento coperto da una maschera. Il personaggio entra nella partita. E dall'inizio della puntata successiva qualcosa si spezza. Qui il valore delle sottotrame si confonde, perché confusa sarà l'esposizione degli eventi.
Jon Bernthal assume il ruolo con la stessa predisposizione da animale chiuso in gabbia, rabbioso e confuso. La serie rimane fedele alla sua impostazione violenta, abbraccia la coolness del personaggio solo in sporadici momenti, giocando sulla natura poco conciliante ed eroica del "giustiziere della notte". A questo proposito è un peccato che, arrivati infine ad un serio momento di conflitto per il personaggio, la scrittura trovi il modo di scagionarlo dai suoi errori.