Dopo la presentazione al Festival di Berlino, il 6 marzo arriverà su Netflix Supersex, la serie liberamente tratta dalla vera vita di Rocco Siffredi e dalle sue dirette testimonianze, con protagonista Alessandro Borghi. Per l’occasione, Variety ha realizzato un lungo servizio sullo show, intervistando tre delle principali persone coinvolte nella sua realizzazione. Vi riportiamo i passaggi più interessanti.

Scavare nel cuore della mascolinità

Supersex è stata creata e scritta da Francesca Manieri, una femminista militante che è stata contattata dal produttore Lorenzo Mieli sul set della serie di Luca Guadagnino We Are Who We Are, di cui è co-sceneggiatrice. All’inizio, pensava si trattasse di uno scherzo. Tutti le dicevano che era “troppo rischioso” occuparsi dello show, ma l’autrice ha deciso di accettare l’incarico per un motivo preciso:

Mi sono detta che se quando alle donne viene data la possibilità di scavare nel cuore della mascolinità – con tutte le sue disfunzionalità e la sua potenziale tossicità, o addirittura il suo potere – e noi rifiutiamo, allora non possiamo più incolpare nessuno.

In termini di generi, Manieri definisce Supersex un ibrido tra un melodramma e un coming-of-age. Come riferimenti cita Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti e C’era una volta in America di Sergio Leone, classici che “presentano rispettivamente un femminicidio e uno stupro” e ritraggono “le dinamiche di costruzione della psiche maschile“. Allo stesso tempo, la serie decostruisce “i confini di quel tipo di mascolinità tossica“.

Parlando poi dell’orizzonte della serie, è lo stesso Siffredi a sottolineare come questa possa “aiutare i miei fan a capire meglio chi è Rocco, la sua vita, da dove viene“. M anche ad erodere gli stereotipi sulle pornostar:

I ragazzi arrivano alla mia accademia e pensano di trovare 10 donne con le gambe aperte, pronte a fare quello che vogliono. Non è così. Il porno è un lavoro molto duro, è una vocazione. A loro dico sempre: “Se volete farlo perché siete disoccupati e avete bisogno di fare soldi, non funzionerà”. Perché lavorare con il sesso è la cosa peggiore che si possa fare nella vita. E sono la persona più qualificata per dirlo.

La funzione delle scene di sesso in Supersex

La parabola di Siffredi è del resto molto particolare: un bambino proveniente da una famiglia povera di Ortona (provincia di Chieti) che diventa la più grande pornostar del mondo. Questo ha spinto Borghi ad accettare la parte del protagonista:

[La sua storia è] così piena di cambiamenti emotivi che hanno a che fare con la dipendenza e il dolore e le questioni legate alla sua famiglia – tutto questo lato oscuro. Se avessero scritto una serie su un attore porno solo per mostrare quanto fosse bravo a scopare, sicuramente non avrei accettato.

L’attore specifica di avere circa 40 o 50 scene di sesso “oltre i limiti” nello show, alcune più intense di altre. Ma ciò che è fondamentale per lui è “che ogni scena ha a che fare con il sesso, con il porno, comporta sempre una nuova svolta narrativa per il personaggio. Non c’è perché in quel momento della narrazione era necessario inserire del sesso per il pubblico“. Al contrario, questi momenti “possono rappresentare la consacrazione di Rocco, la sua felicità o il modo in cui affronta il dolore“.

Sul set era presente anche una coordinatrice d’intimità, Luisa Lazzaro, il cui lavoro è stato apprezzato da Borghi e colleghi:

Abbiamo fatto molte cose diverse. È stato divertente perché le prime due settimane eravamo tutti un po’ a disagio e poi la terza settimana siamo rimasti lì nudi a guardare le scene sul monitor. Quindi qualcosa deve aver funzionato.

Cosa ne pensate? Quanto attendete Supersex? Lasciate un commento!

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FONTE: Variety

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