Big Sky 1×01 “Pilot”: la recensione

Big Sky, nel senso più puro e letterale del termine, è un prodotto da TV lineare. Quello che probabilmente vi stupirà sapere è che nasce dalla penna di David E. Kelley, lo stesso autore di serie come Big Little Lies e The Undoing, che torna a firmare un prodotto per uno dei 5 grandi network americani – la ABC – dopo Boston Legal e Ally McBeal.

Lo show è tratto dal romanzo The Highway di C.J. Box, uno dei 5 che racconta le avventure del detective privato Cody Hoyt ed è ambientato nella piccola cittadina di Helena, nel Montana. L’affollato pilot, nel giro di 45 minuti ha il complesso compito di stabilire le premesse della storia e, soprattutto, introdurre una miriade di personaggi: Cody Hoyt (Ryan Phillippe), la sua partener ed amante Cassie Dewell (Kylie Bunbury), la quasi ex moglie di Cody ed ex poliziotta Jenny Hoyt (Katheryn Winnick), il poliziotto Rick Legarski (John Carroll Lynch), il camionista Ronald Pergman (Brian Geraghty), le sorelle Danielle e Grace, interpretate da Sullivan Natalie Alyn Lind e Jade Pettyjohn, e Jerrie (Jesse James Keitel).

Nonostante le apparenze ed il materiale a cui è ispirato, lo show ha come protagoniste Cassie Dewell e Jenny Hoyt che, tanto per abbattere i classici cliché televisivi (sì, c’è del sarcasmo nelle nostre parole), vengono presentate al pubblico mentre se le danno di santa ragione a causa di Cody, perché la quasi ex moglie di lui, Jenny, ha appena scoperto che la sua amica va a letto da diverso tempo con il quasi ex marito e partner di lavoro a cui è evidentemente ancora legata. Il tutto per buona pace del test di Beachdel che, per chi non lo sapesse, è un sistema usato dalle produzioni televisive che dovrebbe servire a misurare l’impatto dei personaggi femminili in un’opera di finzione che consta di tre semplici regole: che in una serie vi siano almeno due protagoniste femminili il cui nome è noto agli spettatori, che queste due parlino almeno una volta tra loro e che l’argomento che trattano non riguardi un uomo.

Le ostilità tra le due vengono però temporaneamente interrotte quando il figlio di Cody e Jenny chiama i genitori annunciando loro la scomparsa della fidanzata Danielle e della sorella di lei, Grace, che sarebbero dovute arrivare da lui ormai da qualche ora, ma sembrano invece scomparse dalla faccia della terra e non rispondo più al telefono. Le due ragazze sono effettivamente sparite per aver attaccato briga con la persona sbagliata, il camionista Ronald Pergman, coinvolto nel rapimento di diverse persone, tra cui anche Jerrie. Ed apriamo qui una breve parentesi per dare credito a Big Sky per il casting di Jesse James Keitel, genderqueer, che veste nella serie i panni di una persona di identità non binaria in uno show trasmesso in prima serata sulla TV lineare, una cosa che sarebbe stata difficile vedere qualche anno fa, per riservare invece il nostro giudizio sul fatto che poi venga usata sfruttando il trito cliché del genderqueer/sex worker. Jerrie, un’aspirante cantante, viene infatti introdotta come una delle prime vittime dello stesso uomo che rapirà anche Danielle e Grace, con cui condividerà la traumatica prigionia, dopo averlo incontrato presso un benzinaio ed essere finita nella sua rete.

Quando Cody si mette sulle tracce delle ragazze, incrocia la strada con il  poliziotto Rick Legarski che, sorprendentemente, gli annuncia che Danielle e Grace sono solo le ultime di una lunga lista di giovani donne scomparse nel nulla nella zona. Ed è a questo punto che la serie prenderà una piega inaspettata, ma forse nemmeno troppo, se si prende in considerazione che anche questo è un trucco narrativo piuttosto abusato in televisione, perché la puntata si concluderà con un sorprendente finale, concepito per lasciare gli spettatori con il fiato sospeso fino alla puntata successiva, verso la quale saranno irrimediabilmente attirati.

Se vi aspettate tuttavia da Big Sky lo stesso genere di raffinatezza, soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura, che caratterizza prodotti come Big Little Lies e The Undoing, probabilmente rimarrete delusi. La serie, nonostante la presenza di un cast di rilievo – tra cui spiccano Katheryn Winnick, che ha interpretato per anni l’indimenticabile personaggio di Lagertha in Vikings, e Kylie Bunbury, Ginny Baker in Pitch (di cui ancora piangiamo la cancellazione) – fatica a mantenere le promesse che fa ed a creare due personaggi femminili davvero convincenti alle quali non viene lasciato molto spazio di manovra, soprattutto nel convulso episodio pilota, facendo della nuova fatica di David E. Kelley l’ennesimo prodotto da TV generalista senza troppa infamia, ma senza nemmeno molte lodi, ma che andrà quantomeno a migliorare con lo svilupparsi della trama.

Big Sky va in onda negli Stati Uniti ogni martedì sulla ABC, mentre in Italia sarà distribuito da Star/Disney+.