Su Hannah abbiamo ancora serissimi dubbi, ma Lena Dunham sta maturando a vista d’occhio come scrittrice. Flo è un episodio indipendente e isolato come raramente si è visto in queste tre stagioni di Girls. Si prende uno spunto iniziale, una motivazione a caso, che poi tanto a caso non sarà, e intorno a questa si imbastiscono rapporti, dialoghi, relazioni, riflessioni. Ed è difficile trovare un altro episodio tanto ricco nello show al femminile della HBO. Si parla di famiglia, di rapporti umani, di momenti che ritornano e di una maturità che a venti, cinquanta o ottant’anni continua a sfuggire di mano. Ma se ne parla davvero? Non direttamente, non con la retorica e la banalità che potremmo sospettare ad un certo punto, ma più sottilmente, lasciando che questo episodio così particolare e indipendente si riallacci ai temi fondamentali della serie.

La nonna di Hannah sta morendo. La ragazza parte in fretta e furia e si ritrova con parte della famiglia al capezzale dell’anziana. Le altre girls non compaiono questa settimana, eppure non è nemmeno Hannah, che in alcuni momenti risulta addirittura simpatica, ad essere sotto i riflettori. In venti minuti si raccontano rapporti familiari e relazioni forse esasperate, forse non completamente autentiche, ma vive e vere, che uniscono idealmente tre generazioni di donne, a modo loro tutte sconfitte e disilluse. Se Manhattan di Woody Allen era stato per Lena Dunham un punto di riferimento per il suo lungometraggio Tiny Furniture, stavolta la pellicola di riferimento del regista newyorkese pare essere Interiors.

C’è un certo cinismo di fondo, che non è necessariamente critica, ma semplice presa di posizione della superficialità delle persone e dei rapporti umani, primo fra tutti quello amoroso. Nella più classica delle situazioni estreme, Lena dovrebbe fingere di stare per sposare Adam, per far contenta la nonna. Quando infine, dopo mille litigi e un incidente d’auto, i due si trovano di fronte all’anziana, questa mette in guardia Hannah, le dice che presto odierà quel ragazzo, di lasciar perdere. Che non è tanto diverso dal suggerimento di Patti LuPone della settimana scorsa, ma la cosa davvero importante è il modo in cui la scrittura si diverte a illudere e a togliere le certezze acquisite. Dopo aver criticato, anche troppo, la superficialità delle giovani generazioni, la Dunham impara ad estendere il suo sguardo, a cercare nuovi terreni, a smantellare preconcetti. E ci riesce davvero bene.

Il ritorno in famiglia non porterà nuove certezze, non ci renderà più saggi, non ci farà provare nostalgia né valorizzerà ciò che abbiamo. Hannah butta lì un riferimento alla “circolarità della vita”, ma, come al solito, è la scrittura che si cela dietro il personaggio a dare la chiave di lettura a tutto. Circolarità magari no, anche se è significativo che l’episodio cominci e finisca con due scene troppo simili, ma eventi e situazioni ricorrenti, illusioni giovanili e disillusione della vecchiaia che si incontrano e si scambiano un abbraccio, prima che la ragazza ritorni nella folla.