The Mandalorian 2×02 “Capitolo 10: Il passeggero”: la recensione

Mettendo da parte per un attimo il canone di Star Wars, The Mandalorian sta facendo qualcosa per ribaltare quello delle serie tv evento. Perché dieci episodi non sono nulla oggi, sono appena la base per un binge-watching come si deve. Briciole per il pubblico abituato a digerire cibi più pesanti, più lunghi, forse più indigesti. The Mandalorian, che si permette anche il lusso di presentare episodi abbastanza brevi rispetto agli standard di oggi, coltiva i semi di una formula rischiosa, che germoglia in parentesi che soppiantano quasi del tutto il corpo centrale della fabula. Mentre prova a dimostrare che la Forza (con o senza la lettera maiuscola), risiede in altro.

The Passenger (in italiano Il passeggero), è un episodio lineare, essenziale, con punte di creatività. Din Djarin è sempre alla ricerca dei mandaloriani. Sempre su Tatooine, ritorna da Peli Motto, che lo indirizza immediatamente verso un’altra pista. Per ottenere l’informazione che gli serve – come sempre accade – la storia prevede che debba portare a termine un compito, e cioè trasportare un passeggero. Si tratta di una creatura, che ricorda un po’ una rana, che porta con sé le sue preziose uova. Il viaggio subirà una deviazione forzata verso un pianeta ghiacciato dove il mandaloriano dovrà vedersela con dei ragni di ghiaccio.

Scritto da Jon Favreau e diretto da Peyton Reed, The Passenger con la sua struttura a questo punto non dovrebbe sorprendere nessuno spettatore. La scena d’azione prima della sigla – che in realtà non presenta alcuna difficoltà per il protagonista – servirebbe a rendere meno lineare l’inizio della nuova missione. Cosa che in realtà assolutamente è. Tatooine come Nevarro, Peli Motto come Greef Karga, con funzione di hub dove ottenere la quest della settimana parlando con un “personaggio-non-giocabile”, tanto per usare un linguaggio da videogiochi.

Quel che funziona allora è il modo in cui la scrittura riempie di personalità non solo questi primi momenti ma tutto l’episodio. Non è solo l’ottenimento della missione, ma i piccoli dettagli che l’accompagnano, il fatto che Peli abbia una posa alla Han Solo e stia giocando a Sabacc (che è il gioco con cui Han aveva vinto il Falcon). L’episodio ha una scrittura semplice e lineare, e come al solito si tratta di parentesi che ne racchiudono altre più piccole, ma è anche vero che nulla di quel che succederà nel corso dell’episodio è prevedibile. C’è un imprevisto a cui ne segue un altro a cui ne segue un altro ancora.

C’è meraviglia, esplorazione, passione in questa “fantascienza esotica” che recupera i ragni giganti Krykna, derivati da concept di Ralph McQuarrie e già apparsi in Rebels. Da un lato anche The Mandalorian fa suo l’archetipo del ragno gigante (davvero ricorrente nel fantasy, da Tolkien a Martin, dalla Rowling a Miéville), ma ha comunque uno sguardo personale. Qui ad esempio si gioca su una scala di grandezze – è bello il momento in cui il ragno gigante si schianta sulla Razor – e l’apertura delle uova potrebbe ricordare Alien. In tutto questo, sprazzi della Nuova Repubblica che si sta rimettendo in piedi, e un Bambino/Baby Yoda in versione Mordicchio davvero irresistibile.