The Nevers: la recensione dei primi quattro episodi

Gli ultimi anni di cinema e tv ci hanno insegnato che, per ogni gruppo di esseri straordinari, o anche solo fuori dall’ordinario, esiste da qualche parte un luogo sicuro. Sono posti che hanno al tempo stesso i connotati di una scuola e di un rifugio, perché la loro finalità è sia insegnare che proteggere. E gli speciali non esistono mai di per sé, ma sempre come proiezione razionalizzata di un gruppo sociale disagiato. Perseguitati perché diversi. The Nevers abbraccia come più non potrebbe questo tipo di storia, e si inserisce senza troppo clamore in un filone già battuto di vicende simili. I primi quattro episodi della serie HBO, da noi trasmessa su Sky, non lasciano intravedere lampi di originalità particolari.

La storia è ambientata in una Londra vittoriana in cui delle donne iniziano a manifestare facoltà straordinarie, destando sospetti e paure. C’è chi offrirà loro un rifugio e un tetto sicuro mentre il resto del mondo avrà paura di loro e reagirà con rabbia. Amalia True (Laura Donnelly), dotata del potere della premonizione, e l’inventrice Penance Adair (Ann Skelly) accolgono queste donne e cercano di restituire a tutte loro un posto in cui vivere. Tuttavia all’interno di questo stesso gruppo di persone dotate di poteri ci sono delle frange più radicali, che reagiscono con violenza e rischiano di dare ragione a quanti hanno paura.

Nella confusione di generi di oggi non c’è alcuna differenza tra streghe e mutanti (vedi WandaVision) e anche per la scrittura di The Nevers sono praticamente la medesima cosa. La serie creata da Joss Whedon – che ha lasciato il progetto lo scorso novembre – lavora per accumulazione, ma quasi mai per caratterizzazione (di personaggi o ambientazione). Già da anni il sottogenere stregonesco è un veicolo che serve a parlare di femminismo, in una totale sovrapposizione di temi di emancipazione dalle strutture – e storture – della società. E questo sarà tanto più evidente in The Nevers con una sottotrama incentrata proprio su una relazione sconvolta dai poteri di lei e dalla relazione scomposta di lui.

Queste sono donne che conosciamo già. Sono le streghe arruolate di Motherland – Fort Salem, gli orfani di Miss Peregrine, i mutanti di Xavier, le assassine di Hannah. In totale e rigida contrapposizione con i vertici della società londinese, cattivi della vicenda, uomini bianchi dall’indole malvagia e consapevoli di esserlo. Su tutto cade, anche grazie al personaggio di Penance Adair, una patina steampunk tuttavia usata più come sfondo occasionale che come vero elemento di caratterizzazione.