“Sono un impostore.” Le parole di James Fitzjames (Tobias Menzies) risuonano nel gelido deserto in cui si muove assieme a Francis Crozier (Jared Harris), confessione beffarda alle orecchie del pubblico che, nell’episodio precedente di The Terror, ha assistito agli infami inganni perpetrati dal vero impostore Cornelius Hickey (Adam Nagaitis).

Con Attacco all’accampamento, ottavo e terzultimo episodio, la serie prodotta da Ridley Scott diviene scenario di una tragica carneficina operata da Tuunbaq, accorso a seguito degli efferati delitti di Hickey ai danni di una famiglia indigena e dei propri stessi compagni Irving e Parr. Ironico assalto, poiché la belva decide d’attaccare l’accampamento inglese mentre – a seguito delle approfondite indagini condotte da Crozier e Fitzjames – Hickey smascherato attende d’essere impiccato su una forca di fortuna allestita dalla ciurma.

Il calafato e il suo complice Tozer (David Walmsley) vengono quindi risparmiati – almeno per ora – dalla misteriosa creatura, che miete vittime innocenti per tutto il campo. Tuunbaq pone però fine alle strazianti sofferenze di Collins (Trystan Gravelle), ormai in balia di un irreversibile delirio psicotico acuito dalle sostanze trafugate dall’infermeria di John Bridgens (John Lynch). Mentre s’aggira nel campo devastato e immerso in una nebbia lattiginosa, l’uomo trova una morte terrificante tra le fauci della bestia, distorcendo il proprio volto come sotto l’effetto di un oscuro sortilegio.

Ancora una volta, The Terror si dimostra maestra nel raggiungere e mantenere l’equilibrio tra azione e stasi, alternando eventi grondanti sangue e tradimento a momenti di straordinaria delicatezza psicologica: al toccante dialogo tra Fitzjames e Crozier, la cui germogliante amicizia temiamo possa essere presto interrotta dal fato avverso, fa eco il malinconico congedo del dottor Goodsir (Paul Ready) da Silence (Nive Nielsen), messa ancora una volta in pericolo dalle calcolate menzogne di Hickey.

The Terror

Se Primo colpo vincente, ragazzi ha rappresentato il dominio attoriale di Jared Harris, Attacco all’accampamento offre a Tobias Menzies la possibilità di colpire al cuore lo spettatore attraverso la composta autocommiserazione di Fitzjames. Afflitto dai sintomi dell’avvelenamento da piombo, il prestante comandante si spoglia finalmente dei luccicanti orpelli dell’aneddotica da salotto per mostrarsi, dinnanzi allo sguardo spassionato di Crozier, in tutta la sua umana debolezza.

“Tutte quelle storie che lei ha interpretato come atti di coraggio sono solo vanità. È sempre stato così. E ora siamo alla fine della vanità.” In questa frase di Fitzjames è racchiuso uno dei significati più profondi di The Terror, accostabile per molti versi all’iconografia tradizionale della vanitas, simboleggiata da un teschio circondato di oggetti mondani. Ecco quindi i titoli, le raccomandazioni, gli avanzamenti di carriera di Fitzjames crollare miseramente come un castello di carte al primo soffio di vento.

Di fronte alla supremazia mortifera della natura, ogni atto di frivola ostentazione diviene ridicolo: come asserito da Crozier, l’unica cosa che può consolare l’uomo, schiacciato nella sua microscopica impotenza, è la fratellanza. Sulla scia di queste parole s’inseriscono il già citato scambio tra Silence e Goodsir e un castigato incontro tra Bridgens ed Henry Peglar (Kevin Guthrie), a metà strada tra una visita medica e una silente dichiarazione d’affetto.

Non era facile inserire il romanticismo in una serie come The Terror, ma la raffinata scrittura di un episodio come questo esalta l’efficacia di un sapiente lavoro di sottrazione. In un mondo aspro e selvaggio che manifesta la propria violenza superando di continuo i propri eccessi, l’afflato amoroso – o amicale, o fraterno – mette una timida sordina, conquistando in tal modo il muto fragore di una bomba inesplosa.

The Terror