Se vi è piaciuto La Regina degli scacchi guardate Godless. Cos’hanno in comune le due serie? Apparentemente poco niente, se non un nome: Scott Frank.

Una è infatti una storia di scacchi, uno sport sedentario, matematico e intellettuale, l’altra è un’epopea fatta di cavalli, pistole e miopia. Eppure, già mettendo in relazione queste due opere si può intravvedere un filo conduttore che lega queste due belle miniserie così distanti come pezzi di un discorso totalmente autoriale. 

Godless - la regina degli scacchi

Una storia di donne

Godless racconta di un cowboy, Roy Goode (Jack O’Connel) in fuga da Frank Griffin (un incredibile Jeff Daniels). Frank è un criminale che Roy ha tradito. Il malvivente è disposto a tutto pur di ottenere la sua vendetta.

Godless racconta poi di una città del New Messico, La Belle, che ha vissuto una devastante tragedia da cui è impossibile riprendersi e che la sta trascinando nel degrado. Tutti gli uomini sono morti quando la miniera della città è crollata. Ora le strade sono deserte, la vita è sospesa in attesa dell’inevitabile. O forse no: le donne di La Belle reagiscono, ricreano la società, imparano nuovamente a vivere, questa volta autonome. Madri e guerriere in un territorio di frontiera sempre più selvaggio.

Le donne sono al centro anche di La regina degli scacchi. Una in particolare: Beth Harmon (ma attenzione a non trascurare il rapporto “alla pari” con la madre adottiva). Orfana e genio degli scacchi, trova il suo posto e la sua vocazione grazie al suo talento… ma lo trova in un mondo esclusivo, un po’bigotto, e frequentato solo da uomini. Riuscirà a farsi spazio? Sì, e in poco tempo.

Ora, quello che rende la penna (e la mano in regia) di Scott Frank una fresca variazione di temi già visti, è proprio il suo rapporto con la figura femminile. Le serie scorrono senza avere una tesi, senza sbandierare le situazioni di difficoltà in cui le protagoniste si trovano proprio a causa del loro sesso. No, in Godless il compito di sopravvivere è equamente ripartito tra le abitanti di La Belle e Roy. La regina degli scacchi smette dalla fine della seconda puntata di essere “una donna” in uno sport da uomini. Eppure i ritratti che fa sono potentissimi, pieni di vita e di verità nei sentimenti.

Capire i momenti, e dargli risalto

Dirigere una serie non è un compito semplice, i ritmo lavorativi sono altissimi e 7-8 ore di schermo possono facilmente indurre nell’errore di dilatare eccessivamente i tempi o avere puntate sotto tono e di transizione.

Molti registi tendono quindi ad uniformare il ritmo secondo dei canoni collaudati dal pilota. Scott Frank invece ragiona da regista cinematografico. Prima di tutto non delega, ma dirige tutte le puntate. Poi lavora sul ritmo, isolando momenti nella trama e dedicando spazio, screentime ed enfasi. Usa tutto il tempo a disposizione non per allungare, ma per dare accento e colore.

Domare un cavallo in Godless diventa un’azione che può richiedere anche una decina di minuti. Una partita a scacchi può essere l’oggetto di una lunga ellissi narrativa oppure può essere messa in scena con ritmo discontinuo: tutte le mosse velocissime, persino la vittoria, ma una decisione chiave, magari nel mezzo della competizione, si dilata nel meccanismo di tensione.

Godless - la regina degli scacchi

Scott Frank è attratto maggiormente dal mondo che circonda i fatti raccontati, più che dagli avvenimenti stessi. È realistico (tanto che La regina degli scacchi sembra un biopic), ma è anche libero da cliché. Provate a prevedere le azioni e le decisioni dei protagonisti, non sono mai le più banali tra le possibilità.

Ne La regina di scacchi le bellissime scenografie combaciano o contrastano con i costumi. I personaggi sembrano immergersi nelle pareti, o emergere proprio come il nero sul bianco della scacchiera. In Godless tutto ciò che circonda le persone sembra enorme e pericoloso. I serpenti attaccano i bambini. Gli spazi aperti, come da scuola western, sono più pericolosi delle persone. La terra dà vita agli uomini, li cresce e li rimangia. È la città dove sono cresciuti i protagonisti che li forma nel fisico, negli occhi e nel carattere.

La colonna sonora

È raro trovare una colonna sonora equilibrata nelle serie tv, persino nelle miniserie.  Comporre temi e rispettive variazioni che sembrino fresche anche dopo 6-7 episodi non è affatto semplice.

Carlos Rafael Rivera, che ha musicato entrambe le serie, supera questo ostacolo variando gli strumenti musicali e utilizzando l’orchestra nel pieno delle sue potenzialità. La filosofia di base è quella di usare la musica non per accompagnare le immagini, ma per costruire i personaggi. Come mostrato in questo interessante video, il lavoro su Godless è stato radicale.

Il tema di Alice Fletcher doveva richiamare la forza che la donna ha ricavato dalle precedenti esperienze. La melodia eseguita dagli archi è salda, sicura e struggente. Il tema di Frank Griffin, il villain della serie, è equamente ripartito con Roy, la cui morale non è ancora chiara al pubblico. Man mano che i due si distanziano diventa chiaro che quelle note dal tono stanco e macabro, che si sovrappongono come pensieri, è solo di Frank.

Nella Regina degli scacchi la musica ha un sapore cinematografico. Non definisce i caratteri, concentrandosi quasi esclusivamente su Beth, ma ne definisce le emozioni, gli sbalzi intuitivi e le emozioni.

Scott Frank non è ancora un astro nascente dell’audiovisivo, forse per via dell’ingombranza delle serie televisive, spesso più grosse e di spicco del nome di chi le ha realizzate. Ma dopo due successi di fila e anni di lavoro come sceneggiatore per film come Minority Report, The Interpreter, Logan, non si può che guardare alla sua prossima produzione con grande interesse.