Natale è ormai passato e, insieme ai lauti banchetti, abbiamo avuto occasione di divorare (di nuovo) quell’ottima serie che risponde al nome di Hawkeye. Come potete leggere nella nostra recensione di ogni singolo episodio, l’avventura natalizia di Clint Barton e di Kate Bishop ci ha lasciato emozioni molto positive. La serie ideata da Jonathan Igla, nonostante qualche scivolone in fase di sceneggiatura sul finale, appare fresca, divertente e in grado di regalare al pubblico una chimica stupenda tra i due protagonisti.

C’è un dettaglio in particolare, però, che ci ha lasciato con l’amaro in bocca: l’utilizzo del personaggio di Kingpin. 

Sono passate ormai tre settimane da quando il Wilson Fisk interpretato da Vincent D’Onofrio ha fatto il suo ingresso nel Marvel Cinematic Universe. Un’ingresso che ha estasiato molti utenti, dato che l’attore aveva già interpretato (magistralmente) il villain della Casa delle Idee nel serial televisivo dedicato a Daredevil. 

Vi starete chiedendo perché non siamo rimasti soddisfatti dell’utilizzo di Kingpin in Hawkeye. Per darvi la nostra, personale, risposta, facciamo prima una digressione sul background del personaggio in questione.

Nei fumetti, Wilson Fisk è un uomo che ha avuto un’infanzia difficile: cresciuto in povertà, da piccolo è stato vittima di bullismo per il suo peso. Deciso a dimostrare a tutti il proprio valore, il ragazzino decise di allenarsi duramente in differenti tipi di lotta, tramutando il grasso del proprio corpo in puro muscolo. Questo gli ha permesso, nel tempo, di diventare un combattente eccezionale, in grado di rivaleggiare anche con eroi dotati di superpoteri. Abile manipolatore e persona estremamente intelligente, Fisk si specializza quindi nelle scienze politiche e diventa presto a capo di una banda criminale.

Da li ha inizio la scalata al successo, che lo porterà a divenire persino sindaco di New York, dimostrando un innato carisma e una maniacale determinazione nel raggiungere i propri obiettivi. Sono molti i supereroi ad aver rischiato la vita combattendo contro Kingpin. Supereroi come Spider-Man, Daredevil, il Punitore e, ovviamente, anche Occhio di Falco. Nonostante i diversi toni delle varie storie, un elemento rimane però comune: con lui non si scherza. Wilson Fisk deve fare paura, sia psicologicamente che fisicamente. La sua stazza deve incutere timore nello spettatore, creando anche un contrasto con il suo design. Se siamo abituati allo stereotipo che “grande e grosso” significa anche “stupido”, Kingpin ci dimostra che questo non vale assolutamente nel suo caso.

Hawkeye KingpinTorniamo a noi.

Per tutta la serie di Hawkeye ci viene detto quanto “il boss” sia pericoloso, violento e temibile. Un’affermazione che quando scopriamo essere rivolta verso Kingpin diventa ancora più reale. L’inizio dell’ultima puntata ci conferma esattamente quanto riportato pochi paragrafi qui sopra: Wilson Fisk è un uomo temibile e potente. Una bomba pronta a esplodere, in grado di distruggere la vita di chiunque decida non assecondare i suoi piani. Vincent D’Onofrio, da questo punto di vista, fa un lavoro sublime: battito dell’occhio, timbro vocale imponente (ma elegante), movenze lente, ma decise. La regia valorizza il personaggio con inquadrature leggermente dal basso, per evidenziare l’imponenza del criminale. Insomma: tutto funziona alla grande.

E poi arriva la seconda metà della puntata.

Wilson Fisk, completamente a caso, decide di agire in prima persona. Una scelta già di per sé molto discutibile, dato che la sua specialità è muoversi nell’ombra per evitare di essere incriminato in qualsiasi modo. Dopo aver divelto una portiera a mani nude, Kingpin si scontra con Kate Bishop, in una lotta che sbaglia qualsiasi cosa si possa sbagliare: la regia è scialba, incapace di valorizzare la reale potenza dei colpi di Fisk. Ogni azione, inoltre, causa nel villain un’evidente fatica, rendendolo più umano di quanto si possa desiderare; caratteristica in netto contrasto con la sua nuova capacità di subire pesanti danni senza battere ciglio (viene colpito da una freccia in pieno petto e non sembra accusare minimamente il colpo). 

A questo si aggiunge anche una scarsa cura nei dialoghi, che non riescono a rendere Fisk spaventoso nemmeno per un secondo. Il tocco di grazia finale è la sconfitta del colosso da parte di Kate, che lo mette KO attraverso l’esplosione delle proprie frecce truccate. Fuggito dalla “scena del crimine” prima che arrivi la polizia, troviamo poi Kingpin in un vicolo, ansimante, ferito e in fuga. Esattamente come nei fumetti, Maya Lopez (Echo) decide quindi di sparargli in testa, vendicando la morte del padre. Ovviamente il Signore del Crimine non sarà morto davvero, ma questo lo scopriremo nelle prossime produzioni del MCU.

 

Hawkeye KingpinIl risultato qual è? Un nemico intelligente, forte e in grado di rivaleggiare con i pesi massimi della Marvel, decide di scendere in campo di persona per poi venir sconfitto in meno di 60 minuti di show. Il pubblico che non ha visto la serie TV dedicata al Diavolo Custode può davvero affermare di aver visto un buon villain? È ovvio che Hawkeye non è e non vuole essere Daredevil. Di conseguenza non possiamo ambire al medesimo livello di violenza (psicologica o fisica), ma davvero possiamo ritenerci soddisfatti della scrittura di questo Kingpin? Ha senso che Fisk si getti nel caos della battaglia, senza alcuna guardia del corpo, per poi finire a terra nel giro di uno scontro a dir poco scialbo?

Ma facciamoci anche la domanda più importante di tutte: abbiamo avuto paura di Wilson Fisk nella seconda metà di questo ultimo episodio? E, di conseguenza: lo riteniamo un nemico pericoloso per i supereroi del MCU?

La risposta, a nostro parere, è un grande “no”. Dove nei fumetti (e nella serie dedicata a Daredevil) troviamo un personaggio contrario agli stereotipi, in grado di mescolare sapienza e potenza, in Hawkeye possiamo assistere alla sua massima banalizzazione: un bestione grande e grosso che picchia a testa bassa, agendo in modo incosciente e ben lontano dal grande Signore del Crimine che dovrebbe essere. Speriamo, a questo punto, che il ritorno di Fisk venga valorizzato maggiormente, dando spessore a un villain tanto carismatico.

Prima di lasciarvi sfogare nei commenti (fateci sapere se anche voi la pensate come noi o meno), permetteteci un ultimo consiglio: recuperate Daredevil: Rinascita. Scritta da Frank Miller e disegnata da David Mazzucchelli: questa miniserie a fumetti in sette episodi vi permette di capire le reali potenzialità di questo avversario. Se volete approfondire ulteriormente il personaggio, Daredevil: Amore e Guerra (Miller e Sienkiewicz) si focalizza proprio su Kingpin, dimostrando a tutti come scrivere un cattivo umano e, allo stesso tempo, dannatamente disumano.