La piega queer di Bridgerton è davvero così assurda?
Qualsiasi siano le ragioni per cui la piega queer di Bridgerton proprio non vi piace, non potrete usare la scusa dell'inaccuratezza storica
Abbiamo accettato un duca nero, una viscontessa indiana, la pansessualità di Benedict e tifato per una storia queer per Eloise, ma quando gli autori di Bridgerton - alla fine della 3^ stagione - hanno introdotto il personaggio di Michaela Sterling (Masali Baduza), da cui la neo sposina Francesca (Hannah Dodd) rimane chiaramente folgorata, una fetta di pubblico non l'ha presa benissimo.
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Eppure non si può negare che i segnali ci fossero tutti.
Fin dalla prima stagione, Bridgerton ha messo all'ultimo posto delle proprie priorità l'accuratezza storica, anche se persino questa affermazione potrebbe essere messa in parte in discussione, da dettagli più piccoli come la colonna sonora, fino a cambiamenti più palesi come il colore della pelle o la sessualità di alcuni dei protagonisti, è stato evidente come l'intento della showrunner, Jess Brownell, fosse quello di raccontare una versione rivisitata della storia o una che non viene normalmente raccontata, scelte che hanno imposto di affrontare alcuni cambiamenti radicali rispetto ai libri a cui lo show si ispira.
L'omosessualità nell'era Regency
Meno comprensibili, invece, sono le lamentele di coloro che dovessero asserire che un romanzo queer nell'era Regency, cioè il periodo della storia britannica che va all'incirca dal 1795 al 1837, sia inaccurato.
Reggetevi forte: non lo è.
Da quello giuridico, l'omosessualità in sé per sé non era considerata illegale in Inghilterra e gli aristocratici, in maniera particolare, potevano discutere apertamente delle propria sessualità, ad essere illegale era invece la sodomia. Per essere giudicati colpevoli di questo reato, di cui potevano essere accusati anche una moglie ed un marito, considerato come per sodomia si intendesse "il sesso anale, il sesso orale e la bestialità", dovevano però esser presentati ad una Corte ben due testimoni in grado di dimostrare sia la penetrazione che l'eiaculazione e la pena, se processati e condannati, era la gogna, la prigione e, in casi estremi, anche la morte. La sodomia restò infatti un reato capitale nel paese fino al 1861, anno nel quale venne depenalizzato.
Con queste premesse, storicamente, le accuse di sodomia finirono però per essere spesso usate come forma di ricatto nei confronti di personaggi di spicco della società che venivano considerati scomodi, grazie alla facilità con cui si poteva comprare la parola dei testimoni richiesti per una condanna.
Considerato che per vivere liberamente nell'era della Reggenza, gli omosessuali rischiavano letteralmente la vita non sorprende il proliferare di case di quelle che vennero chiamate "case Molly", in cui gli uomini si incontravano anche per intrattenere rapporti sessuali, abitazioni in cui spesso, però, la polizia faceva irruzione per arrestarne gli ospiti paganti.
Le signore nell'era della Reggenza erano infatti fisicamente affettuose con le loro amiche, si abbracciavano, si baciavano, dormivano nello stesso letto, scambiavano dichiarazioni d'affetto plateali e mostravano apertamente gelosia per i mariti delle loro amiche, senza che ciò fosse considerato sconveniente, il che dava loro maggiore libertà di quella che era concessa agli uomini, tanto che - spesso - le relazioni saffiche venivano semplicemente scambiate per affettuose amicizie, per non parlare del fatto che l'atto sessuale tra due donne non era penalmente perseguito come lo era invece la sodomia.
Il problema per le donne, quindi, non era tanto la possibilità di avere una relazione omosessuale, ma di potersi mantenere senza la stabilità finanziaria assicurata da un marito, tanto che la maggior parte delle lesbiche sceglieva comunque di sposarsi, intrattenendo le proprie relazioni in segreto.
Con qualche eccezione.
Un'altra famosa lesbica dell'epoca fu invece Anne Lister, che fu anche ospite della tenuta di Plas Newydd per qualche tempo, una donna che riuscì ad assicurarsi una posizione tra la nobiltà terriera, grazie ad un'eredità che la rese proprietaria di una tenuta nello Yorkshire, chiamata Shibden Hall, grazie alla quale non dovette mai sposarsi per sopravvivere. La Lister è oggi soprattutto nota come autrice di un diario segreto, scritto in codice, alle cui pagine affidò la propria storia.
Francesca Bridgerton, John Stirling e Michaela Sterling
Con queste premesse è facile immaginare perché sia stata scelta proprio Francesca (e non Eloise, come in molti si aspettavano) per rappresentare una storia queer in Bridgerton.
Se la loro storia avverrà nel rispetto della relazione tra Francesca Bridgerton e John Stirling, con l'aggiunta della curiosità di vedere come reagirà la famiglia di Francesca alla notizia, ciò che potrebbe venire fuori da questo particolare capitolo dedicato alla famiglia Bridgerton potrebbe finire per stupire molte persone. E proprio per questa ragione è evidente come non potesse esserci occasione migliore di questo libro per portare sul piccolo schermo un'epica storia d'amore queer in costume.
La prima parte della terza stagione di Bridgerton (episodi 304-304) è disponibile su Netflix da giovedì 16 maggio e la seconda parte (episodi 305-308) da giovedì 13 giugno 2024.