Il penultimo capitolo di questa stagione di The Mandalorian, “The Believer” (Il Credente, curiosamente tradotto sui nostri schermi con “Il Vendicatore”) ci porta dietro le linee nemiche per un’occhiata più ravvicinata allo stato dell’Impero dopo la battaglia di Endor, e soprattutto sottopone il protagonista a prove più dure del solito, sia a livello di combattimento che a livello morale. Andiamo a scoprire dettagli e curiosità che si nascondono dietro l’infiltrazione di Din Djarin e Mayfeld nella stazione mineraria di Morak.

Cominciamo con l’ISB, che viene menzionato nei preparativi di recupero delle coordinate: sigla che sta per Imperial Security Bureau, Ufficio di Sicurezza Imperiale, ed è essenzialmente per l’Impero è la C.I.A., o più brutalmente parlando, la Gestapo del Terzo Reich: organizzazione di sorveglianza e di sicurezza che tiene d’occhio sia le attività sospette dei civili che potenziali comportamenti scorretti all’interno dei ranghi militari dell’Impero stesso. Dall’organizzazione provengono varie figure “di spicco” della gerarchia Imperiale, come l’Agente Kallus di Star Wars Rebels, il direttore Krennic di Rogue One e lo stesso Moff Gideon, l’arcinemico del nostro Mandaloriano.

I trasporti Imperiali Jaggernaut carichi di rhydonium (un’altra sostanza che ha problemi di stabilità proprio come il coassio al centro dell’operazione di Solo: A Star Wars Story) sono una variante del turbo tank HCVw A9 visto in The Clone Wars, ma anche dei carri armati che abbiamo visto usare dagli Imperiali nella città occupata di Jedhah in Rogue One. Lo stesso rhydonium ha già fatto la sua comparsa in Star Wars Rebels.

Ad accogliere con esultanza l’arrivo dell’unico Juggernaut sopravvissuto vediamo vari tipi di assaltatori in aggiunta a quelli tradizionali: spiccano soprattutto gli shoretroopers, o assaltatori costieri, anch’essi già visti nei combattimenti sulle spiagge di Scarif, sempre in Rogue One.

Ma è l’inaspettata “chiacchierata” con l’ufficiale Imperiale Valin Hess che emergono i riferimenti più succosi e si toccano le corde più sensibili dei due infiltrati. Parliamo innanzitutto dell’ufficiale stesso, che porta avanti la tradizione di arruolare gli attori dei villain più temuti delle altre serie televisive. Dopo il “fumo nero” di LOST nel terzo episodio ora tocca nientemeno che al Re della Notte de Il Trono di Spade, interpretato da Richard Brake, l’attore che ora dà il volto a Hess. Mayfeld tenta di fornire a Mando un background plausibile citando Taanab, teatro di una celebre battaglia che non abbiamo mai visto, ma che è bastata a conferire a Lando Calrissian il ruolo di generale nell’Alleanza Ribelle (“qualcuno deve aver raccontato loro della mia piccola manovra alla battaglia di Taanab”, spiegherà Lando all’amico Han ne Il Ritorno dello Jedi).

The Mandalorian Concept art

Quella che fa sussultare i lettori di romanzi e fumetti e i videogiocatori è indubbiamente la citazione di Hess dell’Operazione Cenere, un piano che l’Impero attua negli anni successivi a Endor e orchestrato dall’Imperatore stesso come piano di riserva nel caso della sua (presunta) morte e della caduta del regime Imperiale. Sinistro e complicato come solo i piani dei Sith sanno essere, l’Operazione Cenere richiedeva che le forze Imperiali restanti prendessero di mira gli avamposti meno stabili e le forze più compromesse dell’Impero stesso. Gli assalti dell’operazione suscitarono l’indignazione di non pochi fedeli servitori Imperiali, come il Mayfeld di questo episodio, ma anche di altre figure in precedenza fedeli alla causa: introdotta per la prima volta nella miniserie a fumetti L’Impero a Pezzi, dove vediamo i misteriosi droidi sentinella dotati del volto olografico di Palpatine impartire gli ordini dell’operazione ai vari ufficiali di comando, l’Operazione Cenere viene poi sviluppata nei videogames della serie Battlefront, dove indurrà alla diserzione l’asso Imperiale Iden Versio.

Con i riflettori puntati su Darin e Mayfeld, restano un po’ in sottofondo gli altri membri della squadra, ma Boba Fett trova il tempo di entusiasmarci con un richiamo più che diretto all’Episodio II cinematografico, quando si sbarazza rapidamente dei caccia TIE che lo inseguito sganciando le stesse cariche sismiche usate dal padre Jango per seminare Obi-Wan Kenobi durante il celebre inseguimento cinematografico dello Slave I.

L’ultima scena pone le basi dello scontro finale tra Mando e Gideon della prossima settimana con un eloquente messaggio inviato dal Mandaloriano al Moff Imperiale, in cui Din ritorce contro l’ufficiale le stesse parole con cui quest’ultimo si era presentato a reclamare Grogu nel finale della stagione precedente. Forse poco saggio bruciarsi il fattore sorpresa in questo modo, ma sicuramente un modo di grande effetto per chiudere l’episodio e prepararci al finale di stagione!