Squid Game è stato un inaspettato successo per Netflix. La serie coreana, e quindi non in lingua inglese, ha debuttato il 17 settembre sulla piattaforma battendo record su record contro ogni pronostico. Potenzialmente potrebbe diventare la serie originale più vista. Certo, Squid Game non inventa nulla. Anzi, ribadisce i confini del genere survival game, fatto di giochi perversi, ad eliminazione, in cui ad uno ad uno i concorrenti vengono eliminati in maniera brutale.

Vi abbiamo già parlato delle influenze di Squid Game, da Il signore delle mosche di William Golding, che ha configurato i temi e le possibilità narrative di questo tipo di storie, ad As the Gods Will di Takashi Miike. Quest’ultimo viene più volte citato direttamente, e ha generato anche alcune accuse di plagio, date le similitudini non solo nella trama ma anche le citazioni dirette nelle inquadrature.

 

Omaggi a parte, vi proponiamo un piccolo percorso cinematografico (e seriale) da intraprendere dopo la visione di Squid Game. Altre opere in cui la gente si ammazza e, facendolo, si diverte un mondo (beh, forse questa parte no). Però noi che guardiamo proviamo quel gusto perverso della corsa al massacro che attacca i personaggi ai propri istinti di sopravvivenza. Per questo i survival game sono come ciliegie: uno attira l’altro.

 

Battle Royale

Squid Game battle Royale

La prima parte della lista deve per forza andare sui titoli necessari. Battle Royale è uno di quelli “mai più senza”. Nel 2000 il regista Kinji Fukasaku adatta il romanzo di Koushun Takami, poi diventato anche un manga di successo. Il governo costringe gli studenti di una classe a lottare all’ultimo sangue per il proprio diritto a vivere. Battle Royale sconvolse il dibattito pubblico per la sua violenza e per l’arguta critica sociale che proponeva. Fece scuola, da lì in poi pochi supereranno la cattiveria di questa storia, ma l’immaginario è stato declinato più volte per diversi target.

 

Hunger Games

Parlando di Battle Royale per un target più giovane non si può non citare Hunger Games. La dinamica è più vicina a quella immaginata da Takami, ma il concetto di gioco come livella democratica per tutti è rielaborata da Squid Game. Incredibile come la saga cinematografica, nonostante i primi due film siano pressoché identici, abbia gradualmente perso tutta la potenza del gioco, diventando una comunque riuscita, riflessione sui media e la propaganda.

 

The Maze Runner

L’Hunger Games alternativo e più antipatichetto, iniziato bene ma diventato rapidamente l’esempio concreto di come l’azione young adult abbia le gambe corte quando si espande in una saga. Il gioco qui è un labirinto e riuscire a superarlo significa arrivare alla verità. I giocatori devono allearsi per sopravvivere all’ambiente ostile. Ci sono degli scienziati dietro, e un’apocalisse, e una grande confusione in mezzo a un po’ di divertimento.

 

Escape Room

The Maze Runner solo che con tante escape room. Come in Squid Game ci sono soldi in palio (molti meno, a dire il vero) e le vittime sono costantemente osservate. Leggero come una piuma, ma anche talvolta divertente, Escape Room ha un seguito che sta girando proprio ora nei cinema.

 

3%

3% quarta stagione recensione

Totalmente territorio Netflix, la serie parte con una prima stagione accattivante e si perde allungando il brodo fino a farlo uscire dal piatto. La serie brasiliana non riesce a valorizzare appieno il suo brillante spunto di partenza, ma offre comunque un piacevole intrattenimento. Siamo nel futuro, la civiltà è divisa tra un “oltre” progredito e ricco, abitato solo dal 3% della popolazione, e il resto che vive la devastazione della povertà. Al compimento dei 20 anni i giovani sono sottoposti a un lungo processo per decidere chi sia degno di appartenere all’élite.

 

The Hunt

The Hunt è stato il film più discusso del 2020 che nessuno ha però mai visto, come recita la tagline della locandina. Delle persone si svegliano in un’immensa tenuta. Sono prede di caccia dei ricchi, c’entrano le fake news e i repubblicani contro i democratici. Ci sono parecchi ribaltamenti di prospettiva nel film ma non serve: il trailer fece arrabbiare Trump e la vicinanza con la strage di Dayton e di El Paso ne posticiparono l’uscita al marzo 2020, in pieno inizio di pandemia.

 

Funny Games

Lontani da Squid Game, ma vicini come interpretazione del “gioco” come delirio di violenza. Due giovani prendono in ostaggio una famiglia. Li torturano senza apparente motivo. “Scommettiamo che voi in dodici ore sarete tutti e tre morti?”, ma lo spirito è ben diverso dal torture porn. Anzi, Michael Haneke fa una riflessione sull’atto della visione e dello shock per immagini che ha del geniale. Il remake del 2007, con lo stesso titolo e attori diversi, è praticamente identico. Rifatto dallo stesso regista inquadratura per inquadratura. 

 

Jumanji

Il primo Jumanji è così inquietante che Squid Game sembra roba per ragazzini. C’è della perversione sadica nelle dinamiche del gioco: praticamente una trappola da cui è impossibile uscire. Il rischio è reale, non c’è nessun complotto dietro, solo magia tribale che fa incontrare mondi e trasporta in un’altra dimensione. Survival game per eccellenza. 

 

Gantz

Gantz è una sfera nera che seleziona dei combattenti. Persone morte la cui coscienza è stata trasferita in copie dei loro corpi. Il loro scopo è quello di uccidere degli alieni, la ricompensa sono punti che, accumulati, danno delle ricompense attraenti come tornare alla propria vita.

 

Finché morte non ci separi

Giochi in famiglia. Chi non ama nascondino? È un passatempo divertente, per lo meno fino a quando non diventa una sadica tradizione di famiglia. Come quella dei Le Domas, che invitano la sposa del figlio a giocare, salvo poi cercare in ogni modo di ucciderla. Robe tra parenti, dirà alla fine Samara Weaving nei panni di Grace Le Domas. Per una volta nessuna metafora della società in questo gioco perverso, ma solo affari di famiglia conditi al sangue.