Behind Daredevil 2x12: Il buio in fondo al tunnel
Abbiamo analizzato per voi il dodicesimo episodio della seconda stagione di Daredevil, serie TV Marvel/Netflix, intitolato Il buio in fondo al tunnel
Nel presente, il rapporto tra allieva e maestro è venuto meno, con Elektra determinata a uccidere Stick, colpevole a sua volta di averne ordinato l'omicidio. Nel corso del confronto tra i due, nel quale il maestro impugna una katana ed Elektra i suoi iconici sai (così come nei fumetti Marvel), è solo il provvidenziale arrivo di Daredevil a evitare il peggio, appena pochi secondi prima che i ninja de La Mano si palesino. I tre protagonisti, dunque, devono ristabilire perlomeno una tregua momentanea per non soccombere, con il conflitto che si conclude con la cattura di Stick da parte dei suoi nemici e lo split tra Matt ed Elektra.
Daredevil, grazie a un consiglio di Foggy, riesce a scoprire dove si trova il vero nascondiglio segreto de La Mano, situato nel sottosuolo newyorkese, e accessibile attraverso i tunnel dei treni, ora abbandonati.
Nel frattempo, è proprio Karen a scoprire, casualmente, l'identità del pericoloso Blacksmith. La donna, infatti, si reca presso l'abitazione del Colonnello Ray Schoover, l'ex capo di Frank Castle nei Marine. L'intenzione è quella di raccogliere dichiarazioni per realizzare un profilo post-mortem ma mentre intervista il Colonnello, l'occhio di Karen cade su una foto appesa al muro dello studio dell'ex militare: assieme a Schoover è presente un uomo di nome Gosnell, il cui cadavere era stato rinvenuto poco prima al molo, e osservato da Karen. Gosnell era un Marine agli ordini di Schoover, ed è morto come sgherro di Blacksmith. Viene così rivelato che Schoover è Blacksmith.
Fortunatamente, la donna si ribella a quello che sembra essere il suo destino, e combatte al fianco di Daredevil e Stick contro Nobu e i suoi ninja, dai quali riescono a fuggire.
Tornando al filone narrativo con protagonista Karen, fatta prigioniera da Blacksmith, scopriamo come la donna venga soccorsa da un redivivo Frank Castle. Apprendiamo finalmente la verità dietro quel folle giorno a Central Park in cui la sua famiglia perì: in realtà, l'omicidio di Castle (fallito) e quello dei suoi cari (riuscito) furono tutt'altro che casuali, ma voluti da Schoover, perché il suo ex sottoposto non si era piegato, diventando parte della sua operazione sul mercato della droga. Nonostante Karen si appelli alla pietà di Frank, l'uomo rivela di "essere già morto" e porta Blacksmith in una casetta nel mezzo del bosco, dove lo uccide. Lì scopre un vano segreto stracolmo di armi da fuoco nel quale vi è anche un giubbotto anti-proiettile in kevlar, la cui fattura va a creare una sorta di teschio nella sua parte anteriore: il simbolo del Punitore.
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