Abbiamo pubblicato i film più attesi del 2017 da parte della redazione di BadTaste, ma ci sembrava meritassero una classifica a parte i film che attendiamo di più tra quelli che ci aspettiamo di vedere nel circuito dei festival. Un po’ perché si tratta di un settore di produzione dove l’uscita non è mai veramente chiara fino a che non avviene (non come per gli studios che fissano una data anni prima), un po’ perché sono campionati e attese molto diverse.

Nondimeno esistono una serie di progetti tra l’esaltante e il preoccupante che sono contesi tra i maggiori festival. Autori stabiliti, noti e immortali ma anche i film di chi, uno o due anni fa, ha impressionato con esordi folgoranti e deve dimostrare di non essere una one hit wonder, graditi ritorni di registi che mancavano da anni e l’annuale film di Woody Allen che non è in classifica perché gioca in un campionato tutto suo. Ogni anno.

Questi quindi sono i 15 film che probabilmente faranno il loro esordio in uno dei grandi festival di quest’anno e che aspettiamo con acquolina in bocca. Sotto invece trovate una serie di menzioni speciali, film che comunque vedremo quest’anno e molto probabilmente in un festival, ma che suscitano emozioni contrastanti, se non proprio puro terrore.

  1. Le Poirier Sauvage di Nuri Bilge Ceylan
    Fresco di palma d’oro arriva l’autore turco di Iklimer e C’Era Una Volta in Anatolia che, dopo Un Racconto d’Inverno, ora si è dato ad una storia di nuovo nelle corde del suo cinema rarefattissimo: uno scrittore che non riesce a farsi pubblicare è distrutto dai debiti di suo padre. Per molti è una sinossi insufficiente per lui basta e avanza.
  2. Chosun di Lee Chang Dong
    Sono 7 anni che non si vede un film di questo cineasta immenso, da Poetry (ma Oasis è il capolavoro quello che lo rese famoso). Chosun è un thriller su una donna la cui vita è intrecciata a due uomini, uno ricco e uno povero. Sarebbe la prima volta per lui con una trama così dinamica.
  3. Wicked Games di Ulrich Seidl
    Torna al cinema di finzione Ulrich Seidl e lo fa con una storia di cui si sa pochissimo: due fratelli a cui torna a far visita il passato. Fine. La trilogia dei ciccioni e del paradiso era stato l’ultimo exploit finzionale ma i due documentari che sono seguiti (In the Basement e Safari) sono stati la vera svolta della sua carriera.
  4. Pinocchio di Matteo Garrone
    Già inserito nella classifica dei più attesi in generale, è il primo dei nostri film sicuramente prenotato da un grande festival (se ci vuole andare). Le riprese iniziano in primavera, Geppetto lo fa Servillo ed è il progetto definitivo per un cineasta ossessionato dalle favole ma amante di un’estetica dura e realista. A occhio e croce sarà pronto per Dicembre.
  5. Wonderstruck di Todd Haynes
    Ci sono due linee temporali, due piani di narrazione (come in Velvet Goldmine), ed entrambe seguono storie di formazione di ragazzi tratte dal libro omonimo di Brian Selznick. Pare che una delle due, quella che si svolge nel passato (1927 anno dell’introduzione del sonoro nel cinema) sia tutta muta. Se ci aggiungete che Selznick è anche autore del libro cinematograficissimo da cui è stato tratto Hugo Cabret tutto torna.
  6. The Shape of Water di Guillermo del Toro
    Se Dio vuole Del Toro è tornato al cinema che aveva impressionato tutti, a storie in costume che fingono di avere al centro eventi fantastici ma in realtà il vero racconto lo fanno con lo sfondo in cui si muovono i mostri esistiti veramente. Almeno così pare, visto che stavolta si parla di Guerra Fredda e di una love story fantasy con Sally Hawkins, Michael Shannon e Richard Jenkins.
  7. Mother di Darren Aronofsky
    Non è chiaro se sia un film di violenza o uno di intrusione psicologica (conoscendo il tipo più la seconda direi), di certo in questo film con Javier Bardem e Jennifer Lawrence c’è una giovane coppia che riceve una visita che non avrebbe voluto ricevere.
    Aronofosky deve riprendersi da Noah, e questo sembra il soggetto giusto.
  8. The Florida Project di Sean Baker
    Dopo Tangerine l’asticella è altissima. Su questo film su una bambina di 6 anni che passa un’estate di divertimento a Disney World mentre i genitori vivono terribili difficoltà, poggiano molte delle aspettative e valutazioni sulla consistenza di un talento che è apparso subito purissimo.
  9. Brawl in Cell Block 99 di S. Craig Zahler
    Chi ha visto Bone Tomahawk si è chiesto chi sia la persona che l’ha diretto. Un amante del genere o un regista d’autore? Cosa ha in testa Zahler? Cosa gli piace? Qual è veramente il suo stile? Questo film di prigione e botte (lo dice il titolo) in cui un ex pugile finisce in un carcere violentissima (pare la trama di Undisputed) con Vince Vaughn, Don Johnson e Udo Kier, ha il cast giustissimo per non dare risposte ma suscitare ancora più domande.
  10. Molly’s Game di Aaron Sorkin
    L’aveva detto e l’ha fatto, il più grande sceneggiatore di Hollywood esordisce alla regia con la storia di una ex pattinatrice diventata imprenditrice del poker, la quale è anche ricercata dall’FBI. Impossibile capire davvero di cosa parli ma pochi come Sorkin godono di fiducia. Ci sono Jessica Chastain, Idris Elba e Kevin Costner.
  11. Based on a True Story di Roman Polanski
    Torna Roman Polanski e per di più con un thriller! Era dal bellissimo L’Uomo Nell’Ombra che non capitava. Qui poi la trama non è nemmeno troppo lontana da quel film, Eva Green è infatti una scrittrice che si fa coinvolgere da un ammiratore segreto in non si sa cosa. La chicca è che il film è scritto da Olivier Assayas.
  12. The Death Of John F. Donovan di Xavier Dolan
    Anche questo stava nella classifica generale dei più attesi. C’è poco da dire. È il primo film americano di Dolan, ci sono star, bambini e una specie di campagna di odio. Forse. Ma basta e avanza così.
  13. Mektoub is Mektoub di Abdellatif Kechiche
    Impossibile fare seguito a quel capolavoro di La Vita d’Adele con qualcosa all’altezza. A giudicare dalla trama ora siamo in quel campo che orbita intorno all’autobiografico. La storia è quella di uno sceneggiatore che vive male il suo ritorno nel paesino sul mediterraneo da cui è originario. Anche solo qualcosa dalle parti di Venere Nera o Cous Cous andrebbe più che bene.
  14. The Sisters Brothers di Jacques Audiard
    Primo film americano per il più interessante cineasta di Francia. Nessun suo connazionale è mai riuscito davvero a fare film di valore oltreoceano (forse Aja, ma la sua stella appare già appannata), lui ci prova con una storia perfetta per le sue corde: John C. Reilly e Joaquin Phoenix sono due fratelli assassini sulle tracce di un cercatore d’oro nel deserto dell’Oregon nel 1850.
  15. Okja di Bong Joon-ho
    Dopo Snowpiercer Bong Joon-ho sembra aver dimostrato di poter fare film anche fuori dalla Corea del Sud. Certo non è arrivato alle vette di perfezione di The Host o Memories of Murder, quella sofisticazione nella costruzione del racconto e delle inquadrature non l’ha più trovata, ma c’era di che essere felici lo stesso. Ora Jake Gyllenhaal, Paul Dano e Tilda Swinton sono presi nella storia di una donna (coreana) che vuole impedire ad una multinazionale di rapire il suo migliore amico, una bestia gigante chiamata Okja.

MENZIONI SPECIALI

  1. Redoubtable di Michel Hazanavicius
    Dopo il successo di The Artist, The Search ha mooolto ridimensionato le aspettative su questo cineasta su cui è più che lecito nutrire dubbi. La trama del nuovo film non aiuta. Anzi! È praticamente Jean-Luc Godard interpretato da Louis Garrel al tempo in cui girava La Cinese. Un intreccio vero e proprio potrebbe tranquillamente non esserci.
    Lo stesso Godard (non il massimo dell’affidabile, va detto) l’ha bollato come “stupidissimo”.
  2. Movie n.1 di Josephine Decker
    I festival sono innamorati della Realtà Virtuale e non è difficile ipotizzare che questo film che contiene al suo interno una parte in RV (impossibile sapere come si fruirà del tutto) troverà un posto da qualche parte e qualcuno dovrà anche vederlo. Si potrebbe essere anche interessati se la storia non fosse così velleitaria e banale già nella sinossi: una regista teatrale inserisce parte dell’intimità della sua star nello spettacolo che sta creando, ma gli eventi fuori dal palco ne vengono contaminati e non si capisce chi diriga chi.
    A peggiorare le aspettative nel cast c’è Miranda July.
  3. Strolling Invader di Kyoshi Kurosawa
    Prolifico e grazie al cielo attivo su tanti fronti, Kurosawa merita sempre attenzione ma la trama di Strolling Invader, sembra proprio di quelle in cui riesce meno. Racconta infatti di un marito scomparso che ritorna e annuncia alla moglie l’arrivo degli alieni.
  4. Outrage: Final Chapter di Takeshi Kitano
    Allora: a Kitano si vorrà bene per sempre, senza discussioni. Questo non significa però che si ami ogni suo film a prescindere. Specie da quando a suo stesso dire ha finito le idee. E si è visto. Da dopo Zatoichi è stato difficile trovare qualcosa di accettabile nella sua filmografia, il fatto che continui sui temi di Outrage e Outrage Beyond non fa sperare nulla di buono.
  5. Happy End di Michael Haneke
    Haneke che fa Haneke. Non si scappa nemmeno ad un luogo comune in questo film e nemmeno ad uno dei suoi attori già usati. Tutto profuma di usato sicuro ahimè. Ci sono infatti Isabelle Huppert e Jean Louis Trintignan, parte di una famiglia borghese europea che agita i suoi problemi sullo sfondo della crisi dei rifugiati. Il titolo suona come una botta di autoironia, ma probabilmente non lo è.
  6. The Killing of The Sacred Deer di Yorgos Lanthimos
    Se Lanthimos c’è o ci fa ancora non si è capito. Autore di sinossi e spunti fantastici spesso i suoi film (Dogtooth, Alps, The Lobster) non somigliano a quel che si penserebbe. Dotato di umorismo duro e potente, sembra non volerlo usare mai davvero. Ora, alla seconda produzione internazionale, mette Colin Farrell e Nicole Kidman (e Alicia Silverstone!!) nella storia di un chirurgo che prende sotto la sua ala un ragazzo sinistro. Il rischio vaccata è grossissimo.
  7. Song to Song di Terrence Malick
    Solito cast pazzesco (Ryan Gosling, Cate Blanchet, Natalie Portman, Michael Fassbender, Christian Bale, Rooney Mara, Benicio Del Toro) che non è chiaro se vedremo effettivamente nel montaggio finale, se avranno tutti delle battute o se il film se ne dimenticherà.
    Checchè se ne dica Malick ha fondato un’estetica nuova e contagiosa di cui nessuno può più fare a meno, nemmeno lui stesso. Tree of Life è il film più saccheggiato in assoluto dell’era moderna, il lavoro fatto da questo regista con Lubetzki ha influenzato quasi ogni sogno, ricordo o proiezione mentale che vediamo sullo schermo. Però ha il difetto di non riuscire ad abbandonarla. Il titolo del nuovo film e il direttore della fotografia (sempre Lubetzki) fanno pensare che anche stavolta non siamo lontani. La sinossi parla solo di una storia d’amore moderna nella scena musicale di Austin.
  8. Suspiria di Luca Guadagnino
    Cosa avrà fatto Guadagnino con questo remake che non è un remake? Il cinema di questo autore italiano è pazzesco e sempre spiazzante, ora prende un horror e sembra che gli abbia levato tutto tranne il rapporto madre-figlia, compresi il gore e la paura. Di fatto un altro film (che è bene) ma ispirato alle componenti più sottovalutate di quello di Argento (che non si sa a cosa porterà). Tutti sono pronti a lanciare insulti, chi non è prevenuto è solo spaventato.
  9. The Beguiled di Sofia Coppola
    È il remake di La Notte Brava Del Soldato Jonathan di Don Siegel, film straordinario la cui trama sembra perfetta per Sofia Coppola, basta ribaltarla. Durante la guerra di secessione un soldato ferito è ricoverato in un istituto di sole ragazze. Lui è bellissimo, loro giovani, desiderose e piene di ormoni in circolazione non vedono un uomo da troppo. La lotta e le invidie faranno succedere di tutto. L’originale era un film di veri uomini (il protagonista era Eastwood) con un lato sentimentale femminile durissimo e per questo dotato di un approccio inedito per il genere, ora con Kirsten Dunst, Elle Fanning e Nicole Kidman a desiderare Colin Farrell si prospetta l’inverso. Può essere un disastro come un’idea geniale.
  10. Film su Dick Cheney di Adam McKay
    Un titolo definitivo ancora non c’è ma le riprese dovrebbero partire in primavera. In tempo per essere pronto per la stagione dei premi.
    La transizione di McKay da (bravo) autore di commedie a (per il momento pessimo) autore di film di dura presa di posizione politica è passata dalla bufala di La Grande Scommessa e ora a quanto pare ci tocca un film, probabilmente parzialissimo e manicheo, sul passaggio di Cheney da imprenditore a vice presidente degli Stati Uniti.