Qualche giorno fa, sulle pagine di BadTv, vi abbiamo parlato di come, dal 2010 a rinaliggi, le serie TV su Netflix siano sostanzialmente triplicati a fronte del calo della proposta di contenuti cinematografici: i numeri raccolti da Business Insider testimoniano, infatti, come l’azienda nel 2010 includesse nel proprio listino 530 serie tv e ben 6755 film.

Oggi, nel 2018, il numero di show televisivi è praticamente triplicato, arrivando a 1569 titoli, mentre i film sono scesi a 4010. il responsabile dei contenuti Ted Sarandos è stato piuttosto limpido nel chiarire l’intenzione, da parte di Netflix, di assecondare i gusti del pubblico in termini di prodotti; nel 2016, dichiarò infatti che “non importa come, ma finiremo per avere solo un terzo del nostro catalogo dedicato ai film.”

Detto ciò, il colosso di Los Gatos resta sempre ben deciso a proseguire lungo un percorso fatto di ingenti investimenti per la produzione di contenuti originali in grado di aumentare la quota di sottoscrittori.

Il CFO David Wells ha spiegato che, nel 2018, la compagnia investirà ben 8 miliardi di dollari nella produzione di 700 fra film e serie tv, di cui 80 prodotti al di fuori degli Stati Uniti (citiamo i già noti casi dell’italiana Suburra e della tedesca Dark). Secondo Wells la strategia di Netflix deve restare quella del “continuare ad aggiungere contenuti, perché sta funzionando e ci sta facendo crescere”.

In termini di livelli di spesa e di “provenienza dei contenuti” il dirigente ha articolato così le direttive seguite dalla company:

Non puoi tratteggiare una linea magica che ti permette di capire esattamente dove posizionarti in materia di efficienza […] Ma da queste parti non seguiamo una religione precisa in merito alla provenienza dei contenuti. La produzione di contenuti Netflix verrà incrementata, ma al pubblico non interessa la provenienza [produttiva, ndr.] di queste storie e a noi interessa avere i contenuti migliori. E non dobbiamo necessariamente essere noi a farli.

Netflix ha chiuso il 2017 con 117.6 milioni di abbonati in tutto il mondo (su circa 700 milioni di utilizzatori della banda larga worldwide Cina esclusa), fattore che ha portato Wells a osservare che:

Netflix ha più non-abbonati che abbonati e per noi si tratta di un’opportunità.

L’executive ha anche toccato il tema caldissimo delle spese di marketing. Il mese scorso, nell’assemblea degli investitori, la compagnia aveva comunicato di voler sostanzialmente duplicare gli investimenti promozionali portandoli dagli 1.3 miliardi del 2017 ai 2 miliardi del 2018.

Wells sottolinea:

Pensavamo che fosse giusto spendere ogni dollaro in più nella produzione di contenuti, ma vogliamo aumentare il budget destinato al marketing perché si tratta di un settore che diventa un effettivo moltiplicatore della spesa fatta per i contenuti.

E, restando in zona “big money”, accordi come quello fatto fra Netflix e Ryan Murphy saranno l’eccezione e non la prassi.

Un paio di settimane fa Ryan Murphy e la sua casa produttrice Ryan Murphy Productions hanno siglato con Netflix un accordo quinquennale da 300 milioni di dollari che li condurrà a produrre nuove serie tv e lungometraggi in esclusiva per la piattaforma streaming. Le indiscrezioni sulla cifra sono state rivelate dal New York Times e provengono da due fonti anonime che avrebbero una conoscenza più approfondita dell’accordo. Ciò lo rende uno dei più grandi e costosi mai siglati da un produttore televisivo.

Trovate tutti i dettagli dell’accordo sulle pagine di BadTv.