Il 17 dicembre del 2003 usciva, negli Stati Uniti, Il Signore degli Anelli – il Ritorno del Re. Poche (in realtà tantissime, per i fan) settimane dopo, il 22 gennaio 2004, la pellicola conclusiva della trilogia di Peter Jackson uscì nei cinema italiani.

Ognuno di noi ha dei ricordi della prima volta in cui vide quel film: chi, da appassionato, andò all’estero non riuscendo ad aspettare gennaio, e chi invece fu costretto ad aspettare e partecipò alla maratona organizzata da Medusa. Vi raccontiamo dove eravamo e cosa stavamo facendo noi in quei giorni, voi raccontateci la vostra esperienza nei commenti!

ANDREA FRANCESCO BERNI

Dicembre 2003. Avevo 19 anni, lavoravo in un call center per pagarmi l’università (proprio da quel call center avevo visto, a settembre, l’incredibile e attesissimo full trailer del Ritorno del Re), e anche per questo motivo non riuscii a organizzarmi per andare all’estero a vedere il film nonostante non stessi più nella pelle. Costretto ad aspettare gennaio, passai il mese di dicembre a seguire l’andamento al box-office della pellicola di Peter Jackson, cercando di spoilerarmi il meno possibile e pubblicando notizie e aggiornamenti sul forum di Caltanet dedicato alla saga e che frequentava, tra gli altri, anche un certo Francesco Alò. Quando finalmente arrivò il 22 gennaio, Il Ritorno del Re si avvivava a diventare uno dei maggiori incassi di sempre negli Stati Uniti e nel mondo, e aveva vinto già diversi premi della critica dando il via a una stagione dei premi che poi l’avrebbe incoronato agli Oscar. Mi organizzai con alcune amiche per partecipare alla maratona organizzata da Medusa a Cerro Maggiore (Milano): per l’occasione io e mio fratello realizzammo due cotte di maglia (utilizzando degli anelli ricavati da alcuni tubi rigidi da irrigazione), dei mantelli e degli elmi in cartapesta e ci vestimmo da Rohirrim. Passammo la giornata in sala, rivedendo i primi due episodi in versione estesa (li sapevamo letteralmente a memoria, avendoli visti prima una decina di volte ciascuno al cinema e poi innumerevoli volte l’extended edition in dvd) e poi, freschi come se fossimo appena entrati al cinema, toccò all’anteprima del Ritorno del Re. Ricordo l’emozione fortissima, un’emozione durata oltre tre ore, e la commozione di quel (lunghissimo) epilogo che non rappresentava solo la fine della trilogia di Peter Jackson, ma anche la fine del lunghissimo viaggio di un gruppo di persone che si erano conosciute su un forum e che pochi mesi più tardi, a settembre, avrebbero contribuito ad aprire il sito di cinema su cui vi trovate ora…

lotr rotk

Provided without comment.

FRANCESCO ALÒ

Ho dei ricordi particolari di quel periodo e di quella visione perché ero giovane (28 anni) e andai a Londra con un amico dell’epoca che aveva contribuito fortemente con i suoi saggi a una pubblicazione online sul Signore Degli Anelli che mi aveva portato una certa fortuna a partire dal fatto che la mia strada si incrociò con quella di Andrea Francesco Berni. Ero quindi un giovane critico cinematografico che vedeva la sua grande passione (Il Signore Degli Anelli) arrivare a massima realizzazione cinematografica dopo che per quasi tutta la mia vita di tolkieniano, come altri tolkieniani, avevo perso le speranze di vedere il capolavoro di J.R.R. Tolkien al cinema.

Quella gita dicembrina a Londra per la proiezione al cinema (andavo alle proiezioni stampa da poco in Italia, figurarsi se avrei potuto all’epoca vivere quell’esperienza come junket) de Il Ritorno Del Re vedeva me e Alessandro Moroni (si chiamava così l’amico tolkieniano in codice Verdefoglia) più rilassati di come eravamo i dicembre precedenti quando andammo a vedere La Compagnia Dell’Anello e Le Due Torri (in Italia uscivano a gennaio). Perché? Perché sapevamo che ormai la strada era in discesa visti i risultati eccellenti raggiunti da Peter Jackson con i capitoli precedenti. Ho un’ottima memoria (questa cosa, invecchiando, non è il massimo devo confessare) e quindi ricordo benissimo l’emozione dei titoli di coda con i disegni di Alan Lee dei personaggi protagonisti della Trilogia. Ci sentivamo anche noi alla fine di un viaggio e come Sam volevamo dire: “Sono tornato”.

Avevo vissuto tutta quella Trilogia come un appassionato felice e un giovane critico entusiasta e idealista e quella era la fine del percorso. Ho dei ricordi bellissimi di quei momenti e di quel periodo della mia vita.

Ero conscio che si era cambiata la Storia del Cinema e mi sentivo orgoglioso di aver vissuto quegli anni con l’entusiasmo del fan e lo zelo del giovane professionista voglioso di fare bene.
Quando leggo il fervore degli utenti di BadTaste.it circa film e nuove saghe, mi ricordo di come ero io in quegli anni quando Il Ritorno Del Re di Peter Jackson dimostrò al mondo intero quanto Tolkien potesse diventare grande cinema popolare.

ANDREA BEDESCHI

Erano anni in cui ci si guardava ancora bene dal far uscire film di particolare richiamo nello stesso periodo dei cinepanettoni. Ora, a meno che non si sia un Checco Zalone “in agguato”, i film delle feste hanno un diverso destino e, anzi, c’è anche chi decide di aspettare la magica quindicina di dicembre per distribuire titoli che, altrove, hanno magari esordito a novembre.

Le cose cambiano.

Ma oggi – nel 2003 – ero in attesa, con rassegnazione, che arrivasse gennaio.

Stare qua a ripetere l’ovvio, a ribadire la grandezza di questo terzo appuntamento con una Trilogia che resterà per sempre nella storia, con quella di Lo Hobbit parcheggiata nei secoli dei secoli nel posto dei “vorrei ma non posso”, necessiterebbe di più spazio di quello che ci è permesso in questo amarcord collettivo.

Mi limiterò solo a ricordare che, dopo i celebri “finali multipli” che tanto spiazzavano chi non aveva letto il libro e una volta arrivati i ritratti degli splendidi titoli di coda, accompagnati da Annie Lennox e la sua Into the West, cominciava a formarsi nella mia testa l’idea di essere stato testimone di un viaggio epocale, irripetibile dal punto di vista produttivo, artistico, cinematografico. Mi sentivo colmo di gratitudine per tutti quelli che avevano deciso di impiegare tempo, energie, denaro per dare vita al mondo di Tolkien sul grande schermo.

Ricordo benissimo di aver pianto.

E ricordo benissimo che, al riaccendersi della luce nella sala, io e l’amica con cui ero andato a vedere la prima volta il film (avevo la tradizione di vedere ogni film della saga tre volte al cinema, con questa mia amica, col gruppo dei miei amici più stretti e con mia madre) ci siamo guardati, dapprima in silenzio, per poi dirci “Che brutto dover tornare a sentire la gente che parla dei fatti suoi nel grigiore anconetano adesso. Come posso affrontare la vita di tutti i giorni adesso che Il Ritorno del Re ha portato a termine il viaggio del Signore degli Anelli?”.

A quindici anni di distanza devo ancora trovare una valida risposta…

MIRKO D’ALESSIO

Avevo 11 anni appena compiuti quando vidi “Le Due Torri”, accucciato sul divano accanto ai miei genitori, e ricordo ancora l’effetto che mi fece vedere Gollum per la prima volta. Non riuscivo a tollerarne la visione perché non mi capacitavo di come fosse possibile che una creatura simile potesse realmente esistere (cosa di cui ero convinto). Ne ero attratto, ma mi faceva paura, motivo per cui presto decisi di abbandonarmi alle braccia di Morfeo, rimandando a data da destinarsi la mia avventura con la Compagnia.

Quando tornai ad avvicinarmi alla saga, nell’estate prima del liceo, fu amore a prima vista. Per il mondo la Trilogia dell’Anello si era già conclusa da un po’, ma per me era appena cominciata. Con “Il Ritorno del Re” questo amore divenne una vera e propria ossessione che mi portò – prima – a divorare ore e ore di contenuti speciali sulla realizzazione dei film e – poi – a scoprire Tolkien e più approfonditamente tutto il suo mondo.

Quello che ricordo di 15 anni fa, insomma, è praticamente niente. Quello che vorrei ricordare è quel “Per Frodo” sussurrato nel buio di una sala cinematografica.

MATTEO TOSINI

Nel 2004, non avendo ancora letto i romanzi di Tolkien, non sapevo cosa sarebbe successo nel mastodontico Ritorno del Re. Nei primi anni 2000 il termine “spoiler” non era stato ancora sdoganato e nessuno faceva troppo caso alle eventuali “anticipazioni fatali” di film e serie tv, compreso me. Per questo, preso da una voglia irrefrenabile di sapere cosa sarebbe successo nel film di Peter Jackson, mi feci raccontare più e più volte l’intera storia da una compagna di classe che era riuscita a vedere il kolossal in Inghilterra quasi un mese prima del suo arrivo nelle nostre sale.

Nonostante ciò, quando andai finalmente in sala nel gennaio del 2004, rimasi completamente sconvolto e ammaliato da quello che stavo vedendo sul grande schermo, sensazioni ed emozioni che provo tuttora rivedendo questa pietra miliare del cinema fantasy che più di qualsiasi altra cosa mi ha fatto innamorare della settima arte. Il viaggio era finito, ma per me probabilmente era solo all’inizio.

GABRIELE NIOLA

In uno slancio di pura follia il 21 gennaio del 2004, con 24 ore di anticipo sull’uscita italiana del film, Medusa in collaborazione con l’Auditorium di Roma organizzò una maratona di tutti i film di Il Signore Degli Anelli (in edizione estesa) che si sarebbe conclusa con l’anteprima di Il Ritorno del Re. Con le pause per mangiare tutto, l’evento durò circa 12 ore per una platea di 2.500 persone davanti ad uno schermo di 14 metri montato per l’occasione nella sala Santa Cecilia (la più grande).

2.500 persone vuol dire che c’era chiunque. C’erano appassionati di cinema incuriositi dalla maratona, gente che ha abbandonato, cosplayer, adulti, ragazzi e me.

Chiaramente dopo la proiezione dei primi due episodi in versione integrale, le ovazioni, gli applausi e la tensione della fine della saga, il finale fu una bomba, la maniera migliore per guardare un film.

Da quel giorno Il Ritorno del Re non l’ho più guardato. Non ce n’è più stato bisogno.

 

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