Groenlandia l’ha fatto di nuovo.
Non appena arriviamo sul set di L’incredibile storia dell’Isola delle Rose ci rendiamo conto che è un produzione ambiziosissima. Dopo Smetto Quando Voglio, Il Primo Re e Il Campione ora Sydney Sibilia e Matteo Rovere hanno trovato un alleato in Netflix e con un budget non divulgabile. Il film è un originale Netflix prodotto con Groenlandia, e come per tutti gli originali non viene dichiarato il budget, tuttavia è stato detto che è il più alto con cui abbia mai avuto a che fare Groenlandia, quindi superiore agli 8 milioni dichiarati per Il Primo Re. E da come è stato detto l’impressione è che sia anche decisamente superiore ad 8 milioni.

La set visit comincia bene, salendo sull’aereo diretto a Malta, dove si trova il più importante set acquatico d’Europa (una piscina gigantesca e navigabile attrezzata per qualsiasi effetto e con il mare come sfondo), nella prima fila della business dell’aereo Air Malta c’è Marcello Fonte, protagonista di Dogman. Qualcuno dei giornalisti saliti sull’aereo gli chiede: “Ma che ci vai a fare a Malta?” e lui ridacchia: “Eheheh…. Toppisecret!”.

Non c’entra niente L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, a Malta si girano molti più film di quanto non crediamo: “C’è pure Terrence Malick” dirà Sibilia poi a fine giornata lavorativa “non lo vede nessuno ovviamente né si sa bene dove giri, ma c’è anche lui. Lo sappiamo perché ci frega le comparse. Qui c’è l’1% di disoccupazione, non è facile trovarne e loro li pagano anche per i giorni che non lavorano”.

 

credit: Simone Florena/Netflix

Malta è diventata praticamente un’unica città, l’espansione dei piccoli centri ha fatto sì che non ci sia più distinzione tra dove finisca uno e inizi l’altro. Come l’hinterland milanese, intorno a La Valletta è tutto un unico complesso urbano. Noi siamo a San Julian, che ha tutta l’aria di un luogo di passaggio con casino arabi, un mestissimo Tokyo auto dealer, pasticcerie italiane, edifici non terminati come in Calabria, seguiti da grandissimi hotel di lusso, kebab alla turca e un punto vendita Alice Pizza. Nulla realmente curato. All’orizzonte ovunque si guardi ci sono navi cargo piene di container.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, che dovrebbe essere pronto tra un anno, si gira per 10 settimane a Malta (poi Bologna e Roma) perché via dell’immensa piscina navigabile che si trova lì. Per arrivarci ci vogliono 40 minuti d’auto e si passa accanto a resti di altri film che hanno girato lì: galeoni spiaggiati, alberi maestri ammassati, barche e barchette e poi un fossato tutto intorno al bordo della piscina che raccoglie l’acqua che esce.

In una delle due megavasche che appartengono al complesso ci hanno girato Captain Phillips e Corsari. In quella dove sta girando Sibilia (costruita nel 1979 per Blitz Nell’Oceano) ci fu girato U-571, ha 107m di diametro e 11m di profondità. Ci vogliono 15 ore per riempirla prelevando acqua dal mare. Ad ogni modo è un’eccellenza europea resa ancora più appetibile dal conveniente clima fiscale che si respira a Malta.

La ragione per cui è indispensabile questo set è che la storia del film è quella (vera) di Giorgio Rosa e di quando nel 1968 costruì una piattaforma nelle acque internazionali al largo di Rimini, dichiarandola nazione indipendente. Diventò in fretta un ritrovo per hippie e chiunque volesse un po’ d’indipendenza, del resto l’anno era quello giusto e anche per questa ragione in un attimo divenne nota in tutto il mondo, anche se non lo era molto in Italia. Lo stato italiano infatti fu allertato della sua esistenza dall’ONU, che ne era discretamente preoccupato (non ne sapevano niente). I grattacapi venivano dal timore delle possibili conseguenze e dei possibili tentativi di imitazione. Per questo la Repubblica italiana gli fece guerra. Letteralmente. La invase e la fece saltare in aria.
In realtà sulla piattaforma c’era poco più di un bar.

La piattaforma in costruzione nella piscina a Malta. credit: Simone Florena/Netflix

Ecco quella piattaforma di 400mq Netflix l’ha costruita in scala 1:1 “solo un po’ modificata e aggiustata per ragioni di scenaprecisa Sibilia. E l’hanno fatto in una vasca che ha quasi 270 dei suoi 360° di vista coperta da blue screen e i restanti 90° li dà sul mare. Una vasca attrezzata (tra le molte cose) con ventole da un metro e mezzo di diametro per fare vento e schizzi, cannoni spara acqua per “la scena del naufragio” e stantuffi in ferro e pompano nell’acqua come pistoni con forte clangore per creare le onde a piacimento.
È evidentemente un set come non siamo abituati per un film pensato per il mondo anche se è una storia italiana girata in italiano con attori italiani. Ma del resto è il motto di Netflix, prodotti locali con appeal mondiale. E l’Isola delle Rose fu una questione mondiale, la prima piattaforma-stato che costrinse il mondo a rivedere le sue regole per evitare il ripetersi dell’esperimento.

Quando arriviamo ci sono 4-5 motoscafi anni ‘60 e per l’appunto la piattaforma. Stanno già girando e dei due piani della piattaforma il primo e più grande è pieno di ragazzi, comparse in costume che ballano ma senza musica, mentre il secondo, più piccolo, ospita accanto alla bandiera triangolare della Repubblica delle Rose, la troupe e i due attori: Elio Germano (che interpreta Giorgio Rosa) e Matilda De Angelis. Ci vuole poco perché spunti anche Sibilia, pantaloncini cargo mimetici, felpa gialla su maglietta rossa e occhiale da sole, la sua divisa da set. Volto arrossato come un pescatore. Sono settimane che gira qui.

Sembra la tipica scena semplice da set visit, un dialogo tra i due da girarsi prima con un piano su di lei, poi con il controcampo su di lui e infine con il classico piano a due in cui entrambi sono inquadrati. Si capisce che lei è la prima volta che sale sulla piattaforma da come lui le spieghi e magnifichi cosa accade lì, il fatto che hanno acqua potabile loro e una lingua ufficiale, l’esperanto. Tuttavia è scettica: “Non lo so, io qui vedo gente che balla, che beve, c’è una barista carina… Mi pare una discoteca con un nome in esperanto”.
Sembra venire bene quasi subito ma la rifanno e la seconda è un po’ peggio. Sibilia aggiusta un po’ i tempi, sposta una battuta e aggiunge qualche gesto. Viene un po’ meglio ma ancora non ci siamo. Meglio che lei se ne vada prima che Elio dica la sua ultima battuta. Ecco, sì, viene decisamente meglio.

Sydney Sibilia e Matteo Rovere. credit: Duccio Giordano/Netflix

Intanto scende Matteo Rovere, socio di Sydney Sibilia in Groenlandia, quindi produttore. Ci racconta un po’ la storia strana di Giorgio Rosa, tutto quello di cui fu accusato (dicevano che ci fossero testate nucleari cinesi sulla piattaforma), che fu considerato a lungo un uomo di estrema destra e come invece la sua sia la storia di qualcuno che voleva compiere un gesto ingegneristico, affascinato dall’impresa di costruire una piattaforma tenuta in superficie da lunghi pali che affondavano 40mt in profondità. E la costruì da solo, assieme ad un’altra persona e basta! Una vera impresa fatta di tecniche e sistemi inventati da sé. Praticamente un nerd delle costruzione, uno dei protagonisti di Smetto Quando Voglio senza il problema del lavoro ma con una passione malata per costruirsi tutto da sé.
Rovere poi ci mostra sul suo cellulare un video fatto mentre girano “la scena della tempesta” ed è effettivamente qualcosa di impressionante per grandezza, proporzioni, riuscita e resa.

Intanto tocca al piano su Germano. Stessa scena solo inquadrando lui. E la recita molto meglio di prima. Tuttavia qualcosa non va. Ci vorranno tantissimi aggiustamenti e sarà ripetuta circa una 20ina di volte, insistendo sulle sfumature di un passaggio in particolare del loro scambio: “Devi essere più stupito del fatto che lei non capisca che cosa straordinaria sia!” dice Sydney Sibilia. Poi un’altra. E ancora: “Lui non la capisce perché ha una mentalità scientifica”, “Mentre le descrivi la piattaforma ad un certo punto annoiati tu stesso delle tue parole”. Per darsi una mano Germano di volta in volta amplia le battute, ripete due volte una frase per dargli più enfasi o aggiunge qualche inciso per accompagnare meglio alcune espressioni. Ma non va e sembra che invece che migliorare la scena venga sempre un po’ peggio.

Forse non è la solita scena da set visit, ma qualcosa di più importante e complesso nell’economia del film. Ci passeranno letteralmente tutto il pomeriggio, lavorando di volta in volta su ognuna delle molte frasi di quel dialogo.

Sydney Sibilia sulla piattaforma

Elio Germano fa sfoggio di un bel bolognese catturato stando un mese a Bologna a frequentare (e registrare) persone anziane parlare alla trattoria del Sole. Lì lo si poteva trovare per quei 30 giorni, lì ha maturato questo bolognese che ora padroneggia (perché poi tra ciak e ciak parla invece il suo solito romano).

La cosa incredibile però è che in questa inquadratura in cui Matilda De Angelis è di spalle, a furia di ripetere è la sua di parte che sembra venire sempre meglio. In più Elio ad un certo punto deve anche spostarsi, invece di guardare lei deve stare più a favore di camera. È innaturale (perché è come se parlasse a qualcuno che sta accanto a lei) ed è un altro dettaglio che rende tutto più complicato.
È sceso il sole, sono arrivate le nuvole e loro sono vestiti da estate. Essendo inquadrati dalla cinta in sù qualcuno gli porta dei teli con cui coprire almeno le gambe fuori campo e stare più caldi. Il buio incalza e manca ancora il piano a due ma non importa.

Il dettaglio curioso è che Elio Germano nei vari ciak non fa proprio quello che Sydney gli chiede “Ed è per questo che sono contento di lavorare con lui” spiegherà poi il regista “Negli altri film capitava spesso che il protagonista un po’ mi imitasse per aggiustare le battute assecondando le indicazioni. Elio invece per niente!” dice soddisfatto.
Ad un certo punto senza nemmeno fermarsi fanno tre volte la scena di fila. Non interrompono nemmeno per un inciampo su una parola di Germano. Sembra sempre più carica l’interpretazione ma in effetti ad un certo punto l’intenzione che Sydney aveva chiesto viene centrata e proprio nel punto e sulla frase che aveva chiesto. È l’ultima.

credit: Simone Florena/Netflix

Ormai le comparse sono state ritirate, non stanno più a far finta di ballare nel silenzio, non sono inquadrate di sfondo e non servono. Scese dalla piattaforma stanno a bordo vasca. Saranno una ventina almeno tutti seduti a guardare in silenzio con i teli sulle spalle e ciabatte. Sembrano naufraghi salvati dalla guardia costiera.
Sempre Matteo Rovere ci spiega che questa è la scena in cui Giorgio Rosa e quella che poi sarà sua moglie sono in assoluto più distanti. Il momento in cui sembra che non possa esserci nulla tra di loro. E ci precisa anche che nonostante l’esborso incredibile per costruire questo set che ha davvero pochi precedenti per il cinema italiano, solo una piccola parte del film si svolge sulla piattaforma. Molto si svolge a Bologna e a Roma dove il presidente del consiglio Giovanni Leone (Luca Zingaretti) e il ministro dell’interno Franco Restivo (Fabrizio Bentivoglio) oltre ad Oscar Luigi Scalfaro ai trasporti, devono gestire la questione che si innesta in un vuoto giuridico.

Sono ormai le 18 inoltrate e tocca al piano a due. Ma viene girato solo l’inizio della scena, non tutta, quella in cui parla il solo Elio Germano, perché è tutta una sua battuta la prima parte dell’interazione tra i due, arrivati ad un certo punto Sydney interrompe. È evidente che già sa come la monterà, cioè che si partirà con il piano a due per poi passare al campo controcampo e a questo punto, pensando a come ha insistito su certe battute è anche chiaro che sa già su quali vorrà quella inquadratura particolare. Non per questo il piano a due si risolve in un paio di ciak, anche qui c’è un buon avanti e indietro.

Alla fine qualcuno urlerà: “Ci siamo!! Fine giornata!!!”. Ed Elio Germano si accenderà una sigaretta. Meritata.

Quanto attendete L’incredibile storia dell’Isola delle Rose? Ditecelo nei commenti o sul forum!

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