Quella fra Stephen King e lo Shining di Stanley Kubrick è una delle relazioni più burrascose dello show business che, col passare degli anni, non si è certo calmata più di tanto e di cui si torna inevitabilemente a parlare ora che Doctor Sleep è nelle sale cinematografiche.

Basti pensare che, nel 2016, durante un Q&A con Deadline lo scrittore di Bangor si esprimeva così in merito al capolavoro con Jack Nicholson:

Penso che Shining sia un bel film, con un look splendido, ma, come ho già detto in precedenza, è come una meravigliosa Cadillac senza alcun motore sotto al cofano […] Nel film il personaggio di Jack Torrance è del tutto privo di un arco narrativo. Non c’è nemmeno la parvenza di una cosa del genere. Lo vediamo all’inizio del film nell’ufficio di Ullman, il manager dell’hotel, e poi, ecco lo sai, è già del tutto folle. Tutto quello che fa è limitarsi a impazzire sempre di più. Nel libro è una persona che lotta per mantenere la sua sanità mentale e, alla fine, perde la battaglia. Per me questa è una tragedia. Nel film non avverti nulla di ciò, perché non c’è alcun effettivo cambiamento. L’altra grande differenza è nel finale. Nel mio libro l’hotel esplode. Alla fine del film di Kubrick è tutto congelato. Una differenza di non poco conto.

Questa, invece, la sua opinione sul filmmaker:

Ho incontrato Kubrick e non c’è il benché minimo dubbio sul fatto che fosse una persona intelligente. Ha dato vita a film molto importanti per me, come Il Dottor Stranamore e Orizzonti di Gloria. Ha fatto cose splendide, ma aveva comunque una mentalità molto chiusa. Nel senso che quando lo incontravi e parlavi con lui, era in grado di interagire in modo perfettamente regolare, ma ti dava l’impressione di non essere davvero lì. Era racchiuso in sé stesso.

Adesso però Doctor Sleep, la pellicola di Mike Flanagan posta a metà strada fra l’adattamento dell’omonimo romanzo e il seguito di Shining (inteso sia come film che come romanzo), sta per arrivare nelle sale americane dopo aver già esordito in svariati mercati internazionali e così Stephen King è tornato a parlare della sua complicata relazione con l’eredità di Stanley Kubrick e del suo seminale lungometraggio in una chiacchierata con EW fatta insieme al regista Mike Flanagan.

Ho letto con molta attenzione lo script di questo film. Perché, ovviamente, volevo fare un buon lavoro col sequel considerato che le persone conoscono bene il libro di Shining e non avevo intenzione di fare dei casini. Ho gradito tutti i film di Mike Flanagan, con cui ho già lavorato per Il Gioco di Gerald. Ergo, ho letto la sceneggiatura con molta, moltissima attenzione e mi sono ritrovato a pensare “Da questo momento tutto quello che ho sempre disprezzato della versione di Shining fatta da Stanley Kubrick è redento”.

Sull’opera di convincimento fatta per convincere lo scrittore ad approvare un lungometraggio che fosse in grado di “fondere” le esigenze dello scrittore e l’immaginario collettivo del pubblico, così radicato nelle sequenze e scene del film di Kubrick, Flanagan spiega:

Gli ho spiegato “Senti, sono un tuo fan fin da ragazzino, sei il mio eroe, ma mentre leggevo Doctor Sleep tutte le immagini che si palesavano nella mia testa erano quelle di Kubrick”. Shining è letteralmente onnipresente, si è impresso a fuoco nell’immaginario collettivo delle persone che amano il cinema in una maniera che pochissime pellicole possono vantare. Non c’è un altro modo di raccontare questa storia. Se qualcuno mi dice “Overlook Hotel” vedo qualcosa. Qualcosa che alberga nella mia testa per via di Stanley Kubrick e non posso fare finta di niente. Era riluttante e per questo gli ho detto “Lascia che ti spieghi come mi voglio approcciare alla storia”. E gli ho descritto una scena all’interno dell’Overlook puntualizzando “Cercherò di essere il più fedele possibile al resto della storia, ma l’epilogo, al posto di svolgersi sul terreno che ospitava l’Overlook, sarà ambientato nei suoi spazi”. Ci ha pensato un po’ su e poi mi ha ricontattato per dirmi “Ok, vai avanti”.

I momenti finali del romanzo prendono piede sul “tetto del mondo” dove anni prima era eretta la struttura, mentre l’epilogo del film di Doctor Sleep riadattano il finale del romanzo originale di Shining, con Danny Torrance che diventa una specie di “figura surrogato” del padre e incendia l’albergo così come avviene nella pagina scritta, morendo fra le fiamme, cosa che non constatiamo nell’opera scritta di King dove Danny Torrance sopravvive insieme ad Abra e Billy.

Dopo aver esercitato i suoi diritti di approvazione, Stephen si mette da parte in maniera intenzionale perché il suo modo di pensare è “il libro è il libro, il film è il film e deve essere tuo, non voglio interferire”. Ma non è semplice vivere con la consapevolezza che poi lui il film lo vedrà. E che non tende a essere una persona “timida”, restia a condividere il suo parere. Anche se non è una presenza che incombe materialmente sopra le tue spalle per controllarti mentre lavori, il pensiero c’è e, da fan, non so se sarei sopravvissuto se la sua reazione fosse stata come quella avuta per Shining.

Mike Flanagan continua raccontando di come poi abbia “portato” il film a Bangor per uno screening privato in compagnia di Stephen King, dell’ansia provata durante tutta la durata della proiezione e di come lo scrittore, alla fine, gli abbia appoggiato una mano sulla spalla complimentandosi con lui con un confortante “Hai fatto un ottimo lavoro”.

King aggiunge:

Non voglio addentrarmi nella questione di quanto sia o meno grande il film di Kubrick e di quelli che sono i miei sentimenti a riguardo. Tutto quello che voglio dire è che Mike ha preso il mio materiale e ha creato una storia sensazionale e le persone che lo vedranno lo ameranno come me. E lo faranno proprio perché è riuscito a prendere il mio romanzo, Doctor Sleep, e a saldarlo in qualche maniera senza soluzione di continuità con lo Shining di Stanley Kubrick. Quindi sì, l’ho apprezzato parecchio.

Stephen King’s Doctor Sleep, il regista Mike Flanagan incontra lo scrittore di Bangor in una featurette

Questa la sinossi:

Ancora irrimediabilmente segnato dal trauma che ha vissuto da bambino all’Overlook, Dan Torrance ha combattuto per trovare una parvenza di pace. Ma questa tregua va in frantumi quando incontra Abra, un’adolescente coraggiosa con un potente dono extrasensoriale, noto come la “luccicanza”. Riconoscendo istintivamente che Dan condivide il suo potere, Abra lo contatta, invocando disperatamente il suo aiuto contro la spietata Rose the Hat e i suoi seguaci, i membri del ‘True Knot’, che si nutrono della Luccicanza degli innocenti alla ricerca della loro immortalità. Formando un’improbabile alleanza, Dan e Abra si impegnano in una brutale lotta tra la vita e la morte contro Rose the Hat. L’innocenza di Abra e l’intrepida consapevolezza della sua Luccicanza costringono Dan a invocare i suoi stessi poteri come mai prima d’ora – affrontando immediatamente le sue paure e risvegliando i suoi fantasmi del passato.

“Doctor Sleep” è interpretato da Ewan McGregor nel ruolo di Dan Torrance, da Rebecca Ferguson In quello di Rose the Hat, e da Kyliegh Curran, al suo debutto in un lungometraggio, nel ruolo di Abra. Il cast principale include anche Carl Lumbly, Zahn McClarnon, Emily Alyn Lind, Bruce Greenwood, Jocelin Donahue, Alex Essoe e Cliff Curtis.

Trevor Macy e Jon Berg sono i produttori del film, mentre Roy Lee, Scott Lumpkin, Akiva Goldsman e Kevin McCormick ne sono i produttori esecutivi.

Il team creativo di Flanagan che ha lavorato dietro le quinte è composto dal direttore della fotografia Michael Fimognari (“The Haunting of Hill House”), dagli scenografi Maher Ahmad (“Duri si diventa”) ed Elizabeth Boller (“Terrore del silenzio”), e dalla costumista Terry Anderson (“Nella tana dei lupi”). La colonna sonora è opera dei The Newton Brothers (“The Haunting of Hill House”).