Netflix, Amazon Prime, Disney+ e le altre piattaforme streaming già attive o in dirittura d’arrivo, hanno un ruolo sempre più importante nella fruizione di contenuti di fiction da parte del pubblico di tutto il mondo, sia che si tratti di proposte in ambito di lungometraggi che di serie TV.

L’apripista del settore, nonché attuale leader di questo mercato, è Netflix, il colosso nato inizialmente come attività di noleggio DVD.

StreamingObserver ha pubblicato un interessante studio su come, nel corso di cinque anni, la proposta di film su Netflix si sia ristretta di ben il 40%. I dati sono chiaramente riferiti al mercato statunitense dove dai 6.494 titoli presenti nel catalogo nel mese di marzo del 2014, si è passati agli attuali 3849 del 20 novembre del 2019.

Un numero che resta comunque superiore a quello di altri mercati come i seguenti:

  • Australia – 3.480
  • Canada – 3.844
  • Germania – 2.704
  • India – 3.515
  • Giappone – 3.046
  • Messico – 2.839
  • Nuova Zelanda – 3.436
  • UK – 3.710

Chiaramente la riduzione dei film fruibili su Netflix si deve al fatto che molte compagnie concorrenti non stanno rinnovando i – talvolta costosissimi – contratti per lo sfruttamento delle varie pellicole e le variazioni numeriche del catalogo da mercato a mercato si devono al fatto che gli accordi in essere negli Stati Uniti non sono necessariamente gli stessi vigenti in altre nazioni. Una situazione che, comunque, diventerà anche più evidente mano a mano che i competitor del colosso di Los Gatos continueranno ad affilare le lame.

Proprio per questo Netflix continua ad aumentare, di anno in anno, il quantitativo di denaro da destinare alle produzioni originali seriali e filmiche. Produzioni originali in ambito di film che, al netto delle ricorrenti polemiche con gli esercenti delle sale, hanno cominciato da tempo a tenere banco anche in ottica Oscar (si pensi a Roma di Alfonso Cuaròn, o agli agguerriti The Irishman, Marriage Story e I Due Papi di questo 2019).

Una strategia che non si esaurisce con l’aumento del budget destinato alle produzioni (e il relativo continuo indebitamento), ma che si articola anche in partnership inattese, come quella con Sky/Comcast, quella con Mediaset e l’aumento dei prezzi degli abbonamenti che, come vi abbiamo spiegato in un nostro approfondimento, potrebbe proprio essere un’azione mirata a un consolidamento della propria posizione di leader di mercato: in parole povere l’aumento del prezzo di Netflix serra i ranghi e in un certo senso spinge una parte dei consumatori a fare una scelta netta, a non volersi permettere molti abbonamenti ma pochi, se non uno solo, e questo in un momento in cui Netflix ha il servizio senza dubbio migliore.