SPENSER CONFIDENTIAL È SU NETFLIX DA OGGI 6 MARZO

Sono più di 10 anni che con alterne fortune e con diverse angolature Peter Berg fa cinema di guerra contemporaneo. Cinema di guerra in versione blockbuster (Battleship), cinema di guerra strettamente inteso (Lone Survivor), cinema di guerra sul posto di lavoro (Deepwater: Inferno sull’oceano), cinema di guerra urbano (Boston – caccia all’uomo) e cinema di guerra con spionaggio (Red Zone – 22 Miglia Di Fuoco).

Con Spenser Confidential gira pagina. O quasi. Il film da oggi su Netflix non è più cinema di guerra mascherato ma c’è pur sempre il suo Mark Wahlberg, stavolta non più eroe del sistema, non più poliziotto o soldato ma ex detenuto in un film d’azione stranamente vecchio stampo, scanzonato e duro, fatto di pugni da prendere prima ancora che da dare (ma anche quelli non mancano), storia di fedeltà a certi ideali e di una banda che si forma per un obiettivo. Si ride come ai suoi esordi (il grandissimo Cose Molto Cattive) e c’è una gran voglia di fare cinema solido di una volta.

Abbiamo sentito Berg al telefono per parlare di questo ultimo film e di Netflix.

Non avevi mai fatto un film così, sembravi incanalato in tutto un altro percorso e ora invece Spenser Confidential è quasi un film di un genere che non si fa più, un’action comedy anni ‘90…

Dopo tanti film drammatici su eventi veri con Mark [Wahlberg, chi altri? ndr] ci siamo voluti divertire con qualcosa di fresco che racconti gli anni che viviamo, qualcosa old school e fuori moda in forma di commedia. Spero davvero che il pubblico lo trovi un cambio di passo rinfrescante.

Non pensi che sia un film fuori dal suo tempo?

Hey, se funziona bene, se no è un peccato. Ma credo ci sia ancora un grande pubblico per le action comedy, gente che vuole perdersi 2 ore in una storia divertente. Vedremo che succede.
Pensavo al tono di Arma Letale o Trappola di Cristallo, film difficilissimi da realizzare, perché camminare sulla linea tra azione e commedia e fare bene entrambi vuol dire centrare perfettamente il tono e sapere sempre quanto spingere sull’uno e quanto sull’altro.

Cosa deve avere un film d’azione per funzionare?

Deve esserci un bilanciamento davvero buono tra credibilità e plausibilità. Ho prodotto Hell Or High Water ed è stata un’esperienza seria davvero seria, Taylor Sheridan ha fatto un gran lavoro toccando qualcosa di molto molto reale.
Pensa che per questo film ho riguardato Forza Maggiore.

 

Il film scandinavo di Ostlund che era stato a Cannes??

Sì quello. Per me quello è come un film d’azione, molto psicologico e emozionante. È azione psicologica. Ecco questo è quel che cerco in un film d’azione: una connessione emotiva.

Come mai Netflix?

Sono loro ad essere venuti da noi, volevano essere coinvolti. Penso che Netflix sia come gli studios: fa qualsiasi tipo di film dalla fantascienza, al dramma fino all’azione. Certo sto ancora cercando di farmi una ragione del fatto che verrà visto in tv e sugli iPad, ma è la realtà che viviamo, un film così è difficile farlo oggi per i cinema.

È strano anche perché le commedie beneficiano molto della visione di massa…

Eh sì perché quando uno inizia a ridere anche gli altri iniziano e mi chiedo come funzionerà invece su Netflix. Abbiamo fatto qualche proiezione nelle sale e so che è andato bene ma sono curioso di vedere come lo prenderà la gente da sola a casa.

Questo tipo di film d’azione oggi sono stati soppiantati dai film di supereroi. Ci sono film di supereroi che vedi più vicini a te?

Mi piace Guardiani della Galassia e mi è piaciuto Joker, ecco se dovessi esplorare il genere andrei da quelle parti.

Il tuo protagonista invece è un vigilante, un ex-carcerato che si fa giustizia da solo. È la tua idea di supereroe?

Non lo so, forse. Non ho mai considerato me stesso uno che potrebbe fare un film Marvel o DC. Li rispetto eh, sia chiaro, ma non è roba per me e quindi mentirei se dicessi che è la mia versione di un supereroe. Del resto un film su un supereroe l’ho fatto, Hancock, ma era un supereroe alcolista.

Beh Spenser Confidential, a giudicare dal finale, è pensato in serie…

Guarda cosa accade su Netflix, serie come Narcos (che adoro) hanno un successo immenso perché fanno 10 episodi a stagione ed esplorano i personaggi in modi in cui un film non può fare per motivi di tempo. Non abbiamo proprio il minutaggio per sviluppare personaggi o linee narrative in quella maniera. Allora un modo per aggirare questo limite è provare a fare film come Spenser Confidential come fossero franchise, tornare sui medesimi personaggi. Netflix non ha franchise al momento e la mia speranza è che Spenser vada bene e possa farne altri.

 

 

È il tuo quinto film con Mark Wahlberg. Cosa trovi in lui che non trovi negli altri attori?

Mark e io andiamo davvero d’accordo. Il mio prossimo film non sarà con lui e la considero una prima rottura. Siamo stati insieme prima per il successo e poi per il divertimento, siamo come fratelli. Ora passo ad altro ma di certo nel futuro vorrò tornare a lavorare con lui.

Per una buona parte della vostra filmografia Mark Wahlberg ha rappresentato le istituzioni (esercito, polizia) o persone che fanno il loro lavoro. Qui le istituzioni sono corrotte e lui invece fa il loro lavoro continuando a lamentarsi che nonostante quel che provi e dimostri non è mai abbastanza per incastrare i cattivi. È cambiato qualcosa del modo in cui guardi la società?

No, però ho un grande rispetto per chi riporta un crimine, per i vigili del fuoco, i poliziotti, chi lavora negli ospedali… Insomma per chiunque decida di fare quella vita e quei sacrifici. Tuttavia so che alcuni di loro non sono perfetti e come in ogni industria ci sono le mele marce. Per questo non sono contrario all’idea di Spenser. Non credo che i poliziotti siano tutti santi.

Ma l’idea di un cittadino che si fa giustizia da solo non ti spaventa?

No, mi piace l’idea che esista uno Spenser, specialmente in America dove non riusciamo a concordare su cosa sia giusto e cosa sbagliato rimanendo alla fine ognuno per sé. Mi piace l’idea di uno che segue un suo codice morale e ci mette anche l’azione dentro, se poi questo deve prevedere il fatto di dover fare un citizen arrest [pratica legale in alcuni stati d’America che prevede che i comuni cittadini in certe condizioni possano arrestare un criminale in flagranza di reato ndr] e allora che lo faccia! In pochi hanno il coraggio di ergersi per quello in cui credono o sono interessate ad aiutare chi ne ha bisogno.

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