È disponibile su Amazon Prime Video Il colpevole – The Guilty, diretto da Gustav Möller. Sotto l’apparenza di un buon (buonissimo) film concettuale, si annida una delle sperimentazioni più volte tentate dal cinema: la visione sinestetica.

Un termine complesso che, in realtà, non lo è.

Da decenni infatti il cinema sii sta interrogando sull’atto della visione e la presunta passività dello spettatore. Alex DeLarge costretto alla cura Ludovico in Arancia Meccanica non è altro che la visione di Kubrick sul tema. Ma anche film come Strange Days, in cui tramite “visore” si possono rivivere i ricordi altrui, o Holy Motors dove viene mostrato un pubblico anestetizzato di fronte allo schermo, entrano a far parte di questo dibattito. L’elenco di voci nella discussione è vasto quasi come il cinema stesso.

Vivian Sobchack, una delle più grandi teoriche di cinema, nei suoi studi di fenomenologia del film ha dimostrato una figura di spettatore che reagisce alle immagini in maniera sinestetica. La studiosa ricorda la sua esperienza durante la visione di Lezioni di piano: guardava le immagini sbiadite e confuse del primo piano delle dita di Ada McGrath e, senza sapere che fosse rappresentato sullo schermo le sue dita hanno reagito all’immagine.

Una percezione attraverso una sinestesia.

Si può vedere una torta e sentirne il gusto? Come mai quando qualcuno si ferisce alla gamba anche noi sentiamo un lieve fastidio ai nostri arti? Un tipo di visione incarnata, dovuta in parte alla presenza di neuroni specchio e al coinvolgimento emotivo, che non verrà trattata in questo articolo. Basti sapere che sì, possiamo vedere un’altezza e provare le vertigini anche se non siamo fisicamente lì.

Il colpevole The Guilty

Vedere con le orecchie

Torniamo a Il colpevole – The Guilty. La trama è un’high concept efficace: un poliziotto deve lavorare in un centralino. Ha commesso un’azione che verrà messa a processo a breve. Per via del suo carattere brusco fatica a smistare le chiamate senza intervenire in prima persona. Quando arriva la chiamata di una donna, rapita da un uomo, Asger Holm, il protagonista, guiderà le ricerche dalla sua postazione, cercando di salvare la donna e svelando una spirale di atroce orrore.

Apparentemente si tratta di film ambientato tutto in una stanza. Come molto spesso se ne sono visti. The Guilty si svolge invece su due piani ben distinti: il centralino, dove noi osserviamo il dialogo della polizia, e l’esterno dove si svolge l’azione. Azione che non viene mai mostrata, ma solo raccontata. La forza della regia di Gustav Möller sta nel perseguire il suo obiettivo non solo attraverso i dialoghi, ma con le immagini. Nonostante il cuore del film sia tutto nelle indicazioni date dal protagonista alla vittima, scelte che delineano il carattere e, alla fine, il suo cambiamento, la portata emotiva è tutta delle inquadrature.

Un film sinestetico, molto più del Locke di Steven Knight ambientato tutto in una macchina. Möller fa sua la lezione sull’orrore Fincher che, nella scena della lussuria di Seven, dimostrava come la violenza indicibile, se suggerita, sia infinitamente più potente di quella rivelata. 

Il colpevole The Guilty

Sentire con gli occhi

Attraverso l’ascolto The Guilty ci porta in un altro luogo. I silenzi sono un efficace piano sonoro. I disegni tracciati dai rumori configurano spazi e luoghi ben precisi ma che si costruiscono nella fantasia di chi ascolta in maniera sempre un po’diversa sulla base del nostro vissuto.

La prima inquadratura del film è un primo piano all’orecchio del protagonista, coperto da una cuffia con microfono. L’ambiente è sereno, freddo, ma luminoso. Una pallina nella mano di Asger comunica fretta e tensione. Man mano che la vicenda entra nel vivo i piani si fanno sempre più ravvicinati sul volto. L’ambiente è più scuro, fino al drammatico rosso dei momenti finali. Mentre la tensione cresce si abbassano le persiane. Non servono distrazioni al poliziotto (ma anche a chi sta fruendo la vicenda). Il suono prende man mano il sopravvento sul visivo. Le immagini commentano,  attraverso gli occhi di un’altra persona, i sentimenti di orrore o di sollievo della sala. Asger, il protagonista, in fondo non è altro che uno spettatore quasi impotente a sua volta.

Il colpevole – The Guilty è un film semplice per trama, ma complesso per l’esecuzione. Un gioco sensoriale che ribalta le prospettive e riafferma con forza un’idea di cinema composta. Un’affermazione filosofica di un continuo scambio tra i sensi, di una partecipazione dello spettatore contro la passività della fruizione. Gustav Möller mostra che possiamo vedere con le orecchie e sentire con gli occhi. Ci regala la complessità del nostro ruolo di “gente che guarda” e,  facendo ciò, riafferma la potenza del cinema come medium caldo, coinvolgente, collettivo.

Avete visto Il colpevole – The Guilty? avete fatto altre volte esperienza di film totalmente sensoriali? Quali sono? Fatecelo sapere nei commenti