Abusi, decessi e un'industria ancora attiva, in questa agghiacciante serie Netflix (da una storia vera)
Wayward su Netflix nasconde una storia vera agghiacciante: la serie di Mae Martin con Toni Collette denuncia gli abusi reali nei programmi per adolescenti problematici.
A prima vista, Wayward sembra il classico thriller crime: adolescenti che scompaiono, un'investigazione che si dipana, segreti che emergono strato dopo strato. Ma scavando appena sotto la superficie, emerge qualcosa di decisamente più inquietante. Toni Collette non si limita a interpretare un personaggio intimidatorio: la vediamo fare cose inspiegabili con veleno di rospo mentre la piccola cittadina di Tall Pines ribolle di comportamenti settari. Eppure, per quanto bizzarra, sinistra e leggermente fuori di testa possa sembrare la trama delle otto puntate, questa rappresenta solo la punta dell'iceberg rispetto alle terrificanti tragedie reali che l'hanno ispirata.
L'accademia Hawthorne di Wayward è sicuramente speciale. Ha Collette che fa la sua migliore imitazione di Charles Manson nei panni di una preside tirannica con problemi materni irrisolti, consulenti disadattati lobotomizzati per poter meglio torturare i loro studenti e strane restrizioni dietetiche che coinvolgono cibi marroni. È ridicolo, è esagerato, e la parte più spaventosa è quanto sembri preso in prestito dalla realtà.
Questi tipi di programmi esistono davvero, e le loro fedine penali sono terrificanti. Trinity Teen Solutions, un "centro di trattamento residenziale" del Wyoming, ha recentemente pagato un accordo multimilionario dopo che ex studenti hanno descritto di essere stati costretti a lavori estenuanti e punizioni mascherate da terapia. Nello Utah, almeno sette adolescenti sono morti in strutture di trattamento dal 2021, alcuni per malattie prevenibili, altri mentre erano sotto osservazione per pensieri suicidi. Tutte tragedie che illuminano quanto facilmente i ragazzi vulnerabili possano scivolare attraverso le crepe una volta entrati in queste istituzioni.
Martin non ha inventato l'accademia Hawthorne dal nulla. Ha attinto dalla propria adolescenza e dall'esperienza di un'amica in un vero programma per "adolescenti problematici". "Ero un'adolescente ribelle nei primi anni 2000, e la mia migliore amica Nicole è stata mandata in uno di questi istituti per 'adolescenti problematici' quando aveva 16 anni", ha raccontato. "Quando è tornata e ha condiviso le sue storie, sono diventata abbastanza ossessionata dall'industria".
Quella storia personale conferisce alla serie il suo realismo inquietante, radicando la paranoia surreale per strappare ancora più brividi. Lo si percepisce nei dettagli: il modo in cui l'autorità si deforma lentamente in abuso, come la fiducia viene trasformata in arma, come uno spazio presumibilmente sicuro diventa una propria forma di prigione. E la serie conosce anche la sua storia.