FILM

Aimee Lou Wood nella miniserie britannica su RaiPlay in cui il cinema diventa una via di fuga dalla vita

La miniserie britannica con Aimee Lou Wood su amicizia, cinema e salute mentale. Due amici, 198 venerdì in un garage e un addio che cambia tutto.

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C'è un garage trasformato in sala cinematografica artigianale. Ci sono due venticinquenni che ogni venerdì sera, da otto anni, si ritrovano per vedere un film, travestirsi da personaggi e recitarne le battute. C'è un rituale che ha attraversato 198 settimane consecutive. E poi c'è una notizia che rischia di spezzare tutto. Film Club, miniserie britannica in sei episodi su RaiPlay, racconta questa storia con una leggerezza apparente che nasconde profondità insospettabili. Evie e Noa sono amici da sempre. Almeno, questo è quello che si ripetono. Ogni venerdì alle 19 in punto si chiudono nel garage di casa di lei per celebrare la loro ossessione condivisa: il cinema. Non un cinema qualunque, ma quello delle pellicole cult, dei classici da citare a memoria, delle scene da ricreare con costumi fatti in casa. A volte organizzano serate a tema, invitano altre persone, si travestono da personaggi del Mago di Oz o da creature aliene, preparano quiz cinematografici. Una vita che sembra divertente, spensierata, quasi invidiabile.

Ma sotto la superficie scorre una corrente di fragilità che la serie esplora con delicatezza chirurgica. Sei mesi prima dell'inizio della storia, Evie ha avuto un crollo. Non il classico momento di stanchezza o stress da ufficio: un blackout psicofisico completo. Davanti alle colleghe che le portavano una torta per il compleanno, le gambe hanno smesso di sorreggerla, la mente si è svuotata, persino la strada di casa è diventata un mistero indecifrable. L'evento l'ha scossa talmente tanto da spingerla a lasciare il lavoro, abbandonare il suo appartamento e tornare a vivere con la famiglia. Da allora non è più uscita di casa. Zero. Nemmeno per una passeggiata, una commissione, un caffè al bar. Le sue giornate scorrono tra la preparazione di costumi e scenografie per i film del venerdì, qualche commissione affidata a Callum, il ragazzino del quartiere che puntualmente le fa la cresta sul resto, e le ore condivise con Noa.

Ed è proprio Noa a far detonare l'equilibrio precario di questa esistenza sospesa. L'annuncio arriva come un fulmine: si trasferirà a Bristol per un nuovo lavoro in uno studio legale specializzato in diritto di famiglia, esattamente il ramo che ha sempre sognato di praticare. Evie reagisce con apparente gioia, ma qualcosa dentro di lei si incrina. I sentimenti tra loro due, qualunque essi siano, faticano a trovare le parole giuste. Sono intrappolati in quella zona grigia dove l'amicizia potrebbe essere qualcos'altro, ma nessuno dei due ha mai avuto il coraggio di verificarlo.

La serie nasce dalla penna e dall'interpretazione di Aimee Lou Wood, già vista in Sex Education e The White Lotus 3, in collaborazione con Ralph Davis, suo compagno di corso alla scuola di recitazione. I due hanno scritto insieme questa storia partendo da una sensazione condivisa: quella di trovarsi in quel limbo esistenziale in cui ti senti ancora adolescente pur essendo tecnicamente adulto. Un territorio emotivo che conosceranno bene molti italiani tra i venti e i trent'anni, stretti tra aspettative sociali, precarietà lavorativa e una maturità che tarda a definirsi. La regia di Catherine Morshead bilancia con intelligenza i toni surreali e il nonsense britannico con momenti di autentica profondità emotiva. Film Club ammicca al mondo di Fleabag senza mai raggiungerne la caustica brillantezza, ma trova una sua voce originale nel modo in cui usa il cinema come metafora della vita non vissuta. Evie e Noa non guardano semplicemente film: li abitano, si nascondono dentro, li usano come scudo contro una realtà che fa troppo male per essere affrontata direttamente.

Film Club si muove tra commedia e racconto sentimentale con sei episodi che esplorano l'amicizia, l'amore non detto, la salute mentale, la paura di crescere. Temi frequenti nelle serie Young Adult, certo, ma qui trattati con una maturità narrativa che evita le scorciatoie del melodramma facile. Il garage trasformato in cinema diventa metafora perfetta: uno spazio chiuso, sicuro, dove la vita vera rimane fuori e si può esistere solo attraverso le storie degli altri. La sceneggiatura, firmata dallo stesso duo Wood-Davis, gioca con riferimenti cinefili che i veri appassionati apprezzeranno senza mai diventare oscura per chi non conosce ogni singola citazione. I film che Evie e Noa guardano diventano specchi deformanti della loro relazione, modi obliqui di dirsi cose che a voce sarebbero troppo spaventose. È cinema sul cinema, ma anche cinema sulla vita che accade mentre guardi il cinema.

Per chi ama le serie che sanno bilanciare leggerezza e profondità, per chi ha mai usato il cinema come rifugio, per chi sa cosa significa avere un amico così vicino da non riuscire a vederlo davvero, Film Club offre 198 minuti che valgono la pena. Perché a volte, per capire la propria storia, bisogna smettere di guardare quelle degli altri. Anche se fa paura. Anche se significa lasciare andare il garage, spegnere il proiettore, e uscire finalmente alla luce del giorno.

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