Alessandro Borghi a Venezia 83 su Vannacci: "È il Corona della politica"
Alessandro Borghi definisce Vannacci "il Corona della politica" alla conferenza di Nessun dolore di Amelio a Venezia 2026. Cinema e attualità politica si scontrano.
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 ha regalato uno di quei momenti che raramente si dimenticano. Alessandro Borghi, protagonista di Nessun dolore, il nuovo film di Gianni Amelio presentato fuori concorso, ha lasciato la sala stampa senza parole con una dichiarazione divisiva: "Vannacci è il Corona della politica". Un paragone che ha immediatamente acceso il dibattito, trasformando la conferenza stampa del film in un terreno di scontro tra cinema e attualità politica.
Nessun dolore arriverà nelle sale il 24 settembre e si inserisce in quel filone di cinema civile che Amelio ha sempre coltivato con rigore e sguardo profondo. Al centro della storia c'è Davide, un libraio romano interpretato da Borghi, che gestisce una bancarella di libri usati all'ombra delle mura del Vaticano. Davide non vende solo libri: li regala, convinto che "i libri dovrebbero camminare con le proprie gambe". La sua cliente più affezionata è una professoressa, interpretata da Valeria Golino, che gli porta volumi che non ha più spazio di conservare.
Borghi ha raccontato il processo creativo con Amelio usando toni che oscillano tra l'ammirazione e il timore reverenziale. Per l'attore, il regista di Lamerica e Il ladro di bambini rappresenta una figura unica nel panorama italiano: "È l'unico che mi fa fare tutto quello che vuole. Sei l'unico che ascolto sul set, io sono un cavallo pazzo che improvvisa mentre con te c'è la bellezza di doversi appellare al rigore. È una sfida continua a non cercare soluzioni facili, a lavorare scomodi per non sentirsi mai sicuri perché se qualcosa è semplice vuol dire che stai sbagliando. E allora sento la tua voce 'Ale…' e so che arriva la cazziata. Io, che sono emotivamente disordinato, ne ho bisogno".
La conferenza si è così trasformata in un momento di cortocircuito tra arte e realtà, tra il racconto di una storia di finzione e il commento su una realtà politica che si fa sempre più incandescente. Amelio, maestro di un cinema che non predica ma osserva, ha lasciato parlare i suoi attori, confermando ancora una volta che il cinema può essere uno spazio di riflessione collettiva, un luogo in cui le contraddizioni del presente emergono senza filtri.
Nessun dolore si preannuncia come uno dei film italiani più attesi della stagione, non solo per la regia di Amelio e la prova di Borghi, ma anche per la capacità di mettere in scena un tema scottante senza cedere alla retorica. La storia di Davide è la storia di un uomo che tenta di colmare con il proprio corpo, la propria casa, il proprio spazio vitale, un vuoto istituzionale. E che, nel farlo, scopre i limiti della propria generosità e la fragilità di un sistema che scarica sui singoli responsabilità che dovrebbero essere collettive.