Polemica a Venezia 2026: I fratelli D'Innocenzo tolgono la firma da La Città dei Vivi "Hanno cambiato la sceneggiatura"
I fratelli D'Innocenzo ritirano la firma da La città dei vivi, film su Luca Varani. Sceneggiatura modificata senza consenso. Polemica a Venezia 2026.
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si trova al centro di una polemica inaspettata che riguarda La città dei vivi, il film diretto da Edoardo Gabbriellini presentato nella sezione Orizzonti. Proprio nel giorno del debutto sulla laguna, Fabio e Damiano D'Innocenzo hanno diffuso un comunicato per spiegare perché i loro nomi non compaiano tra gli sceneggiatori dell'opera, nonostante abbiano lavorato alla stesura del copione.
Una spiegazione che però non ha convinto i diretti interessati. I D'Innocenzo hanno replicato con fermezza, precisando che la decisione di ritirare la firma non ha nulla a che vedere con una questione di tono narrativo o di visione artistica divergente. "Abbiamo ritirato la firma per le modifiche apportate senza il nostro coinvolgimento, né il nostro consenso", hanno dichiarato, spostando il focus della questione su un piano più concreto: quello del rispetto professionale e della tutela dell'integrità autoriale.
La città dei vivi si basa sull'omonimo romanzo-inchiesta di Nicola Lagioia, pubblicato da Einaudi nel 2020, dedicato all'omicidio di Luca Varani. Il ventitreenne fu torturato e ucciso a Roma nel marzo 2016 da Manuel Foffo e Marco Prato, due ragazzi di buona famiglia che dopo tre giorni chiusi in casa tra alcol e cocaina decisero di coinvolgere una terza persona in un delitto atroce, di rara efferatezza, senza un movente apparente e senza spiegazione razionale.
"L'intenzione era raccontare la vita di Luca, prima che diventasse un fatto di cronaca, un titolo sui giornali, prima di tutta la speculazione e proiezioni. Raccontiamo un ragazzo che vive una stagione della vita dove possono capitare degli inciampi, che possono portare a un avvenimento così inspiegabile. Non c'è nessuna preparazione, rispondendo a un messaggio Luca è finito in quella casa. Inspiegabile ma vero". - Edoardo Gabbriellini
Nicola Lagioia, che firma il soggetto del film, ha espresso piena adesione al risultato finale. "Per me è stato come leggere il capitolo mancante del libro", ha dichiarato lo scrittore, evidentemente soddisfatto della trasposizione cinematografica della sua inchiesta.
La polemica sulla sceneggiatura, tuttavia, getta un'ombra su un progetto che altrimenti sarebbe stato accolto con unanime consenso critico. La questione solleva interrogativi più ampi sul rispetto del lavoro degli sceneggiatori nel processo produttivo cinematografico italiano, dove non è raro che le fasi di sviluppo e produzione vedano modifiche sostanziali ai testi originali, non sempre concordate con chi li ha scritti.