BIF&ST 2026, giorno 4: Giuseppe Tornatore o l'arte di sedurre il pubblico

Giuseppe Tornatore domina il BIF&ST 2026 tra masterclass, Nuovo Cinema Paradiso "live" e grandi eventi: dal cinema d’autore all’action horror

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Tra i registi italiani più amati e fortunati dal pubblico, Giuseppe Tornatore è uno dei protagonisti di questo BIF&ST 2026: al centro di una retrospettiva integrale che presenta tutti i suoi film, dall’esordio Il camorrista al recente Brunello, il visionario garbato.

Dal Paradiso di Tornatore all'inferno di Sokolov

E Tornatore è stato anche il dominatore della giornata di ieri: al mattino ha tenuto una partecipatissima masterclass assieme a Paolo Mereghetti sulla sua carriera, dopo la proiezione di La migliore offerta, uno dei suoi più grandi successi. In serata, a suggello del premio speciale assegnatogli dal festival, abbiamo assistito a uno di quegli eventi che da soli valgono un festival: la proiezione di Nuovo cinema Paradiso musicato dal vivo dall’orchestra del Teatro Petruzzelli, diretta dal maestro Pietro Mianiti, che ha restituito alla partitura di Ennio Morricone tutta la forza dell’esecuzione live, in una forma mai così intensa.

Di tutt’altro tenore, quasi all’opposto della barricata cinematografica, Ti uccideranno, l’altro evento della giornata, presentato in anteprima nel corso delle Notti Horror curate da Roberto De Feo: prima opera americana del russo Kirill Sokolov, è uno scatenato action orrorifico in cui Zazie Beetz deve sterminare una setta di immortali cultisti del demonio per salvare la sorella — una sorta di Kill Bill con adepti di Satana al posto degli 88 folli. Se volete saperne di più trovate la nostra recensione qui.

La giornata dei film in gara

Il concorso internazionale, denominato Meridiana, ha visto in gara due film piuttosto amati nel circuito dei festival dell’ultima annata: Happy Birthday, opera prima di Sarah Gaher premiata al Tribeca Film Festival, che racconta le vicende di una bambina tenuta illegalmente come domestica in una ricca casa egiziana, nella convinzione di offrirle una vita migliore rispetto a quella della sua famiglia, dove sarebbe costretta a pescare nel Nilo per sopravvivere. Un film che mostra una situazione complessa e inusuale, in cui affetti e bisogni materiali si confondono, ma che paga uno sguardo troppo programmatico sia sulla questione sociale sia nella resa emotiva.

Più riuscito, anche se più ostico per lo spettatore, è La terra del fuoco della regista croata Hana Jušić, storia di una donna che turba l’equilibrio della famiglia del marito, costruita con un rigore visivo e una perizia registica sorprendenti. Poche le sorprese, invece, dal concorso Per il cinema italiano: Finale: Allegro di Emanuela Piovano si fa notare più per il ritorno sulle scene di Barbara Bouchet che per il passo narrativo appesantito, mentre Gianfranco Cabiddu racconta in Su Maistu la vita e l’arte di Luigi Lai, storico maestro delle launeddas, tipico strumento sardo.

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