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Bill Skarsgård senza trucco da Pennywise: la sua performance migliore è nascosta su Netflix

Clark su Netflix: la mini-serie su Clark Olofsson, il gangster svedese dietro la sindrome di Stoccolma. 6 episodi imperdibili con Bill Skarsgård.

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Nel vasto catalogo di Netflix, dove migliaia di titoli compaiono e scompaiono con la velocità di un algoritmo impazzito, esistono gemme che meritano una seconda possibilità. Clark è una di queste: una mini-serie in sei episodi che dal 2022 aspetta silenziosa di essere scoperta, mentre il pubblico scorre distratto verso produzioni più pubblicizzate. Eppure, chi l'ha vista parla di un capolavoro cinematografico, di un'esperienza da divorare in un weekend. E non esagera.

La serie racconta la vita di Clark Olofsson, il gangster svedese più celebre della storia scandinava, un personaggio talmente affascinante e controverso da aver dato inconsapevolmente il nome a uno dei fenomeni psicologici più studiati al mondo: la sindrome di Stoccolma. Il termine venne coniato proprio durante una delle sue rapine più audaci, quando nel 1973 tentò di svaligiare la Kreditbanken, la banca più grande di Stoccolma. Durante il sequestro, alcuni degli ostaggi svilupparono un'incredibile empatia verso di lui, arrivando persino a difenderlo dalle forze dell'ordine. Era questo il potere di Clark: trasformare vittime in complici, nemici in ammiratori, un'intera nazione in spettatrice affascinata delle sue gesta criminali.

Clark Olofsson non fu un comune criminale. Fu un ladro seriale, trafficante di droga, evaso da prigioni di massima sicurezza più volte di quanto si possa immaginare. Ma fu anche un uomo capace di sposarsi dietro le sbarre di Kumla, uno dei penitenziari più blindati della Svezia, unendosi in matrimonio con Marijke Demuynck, una cittadina belga. La sua vita fu un susseguirsi di colpi audaci, relazioni complicate e fughe impossibili, il tutto condito da un carisma che trasformò un criminale in una celebrity nazionale. Quando morì lo scorso anno all'età di 78 anni, dopo un periodo di malattia, lasciò dietro di sé sei figli e una leggenda che la Svezia non dimenticherà mai.

La serie Netflix non si limita a raccontare i fatti. Li trasforma in cinema puro, con un ritmo serrato che ricorda il miglior Tarantino e l'energia visiva di Edgar Wright. Il montaggio è frenetico, dinamico, quasi febbrile. Le scene si susseguono con tagli rapidi che non concedono un secondo di respiro, mentre la colonna sonora curata da Mikael Åkerfeldt degli Opeth avvolge tutto in un'atmosfera prog-rock che oscilla tra il surreale e l'ipnotico. Non è una biografia noiosa, è uno spettacolo.

Al centro di tutto c'è Bill Skarsgård, l'attore svedese che il mondo conosce soprattutto per aver interpretato Pennywise, il clown terrificante di It (l'attore ha anticipato il futuro del personaggio nelle prossime stagioni). Qui Skarsgård si libera del trucco grottesco e si immerge totalmente nel personaggio di Clark, regalando una performance che molti critici hanno definito la migliore della sua carriera. È carismatico, buffo, volatile, odioso, magnetico. Riesce a farci ridere in un momento e a disgustarci subito dopo. Il Radio Times gli ha dedicato quattro stelle, scrivendo che è impossibile distogliere lo sguardo da lui per tutte le sei ore di visione. Un tour de force recitativo che da solo vale l'iscrizione a Netflix.

Quello che colpisce è il tono. Clark non è una celebrazione del crimine, ma nemmeno una condanna moralista. È uno sguardo ironico, quasi affettuoso, su un uomo moralmente discutibile ma innegabilmente affascinante. La serie gioca con il concetto stesso di antieroe, chiedendosi fino a che punto possiamo empatizzare con chi infrange ogni regola. E la risposta, come dimostra la storia vera, è: molto più di quanto vorremmo ammettere.

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