Cannes 2026: Arthur Harari firma una lettera contro Bolloré, Canal Plus reagisce duramente
Il Festival di Cannes 2026 ha regalato una controversia che va ben oltre la competizione per la Palma d'Oro, con un noto regista francese al centro della scena.
A Cannes, dove il glamour si mescola alla politica culturale e gli applausi possono durare dieci minuti o trasformarsi in fischi, il Festival 2026 ha regalato una controversia che va ben oltre la competizione per la Palma d'Oro. Al centro della tempesta c'è Arthur Harari, regista francese in gara con The Unknown, un thriller fantascientifico tratto dalla sua stessa graphic novel che vede protagonisti Léa Seydoux e August Diehl in un gioco di scambio di corpi e identità. Ma non è il film a far parlare, o almeno non solo quello.
Le parole di Harari dal palco di Cannes non lasciano spazio a fraintendimenti. "Posso solo ribadire quello che ho detto. Mi sembra che dobbiamo chiamare le cose con il loro nome quando esistono. Stavo parlando di una realtà che si impone a noi. Siamo in un momento che, mi sembra, deve essere nominato", ha dichiarato il regista con tono solenne. Il riferimento è esplicito: tra un anno la Francia andrà al voto per le presidenziali, e secondo i sondaggi il Rassemblement National, partito di estrema destra guidato da Marine Le Pen e Jordan Bardella, è in testa. Emmanuel Macron non potrà ricandidarsi dopo due mandati, e il paese si trova stretto tra crisi economica, tagli alla spesa pubblica e tensioni sull'immigrazione.
Harari ha spiegato che la sua firma non era diretta ai team creativi di Canal Plus, di cui riconosce pubblicamente il valore e l'impegno per la diversità. "I team di Canal Plus, la direzione, la politica editoriale a favore della diversità hanno più del mio rispetto. È nel loro DNA, proprio come l'esistenza del CNC, il Centro Nazionale per il Cinema e l'Immagine in Movimento, ora direttamente minacciato dai sostenitori del Rassemblement National, che dicono apertamente di voler smantellare il CNC. Cosa succederà se non iniziamo a riflettere su questo oggi?", ha detto con tono di allerta.
E il prezzo è arrivato, duro e immediato. Due giorni prima della conferenza stampa di Harari, Maxime Saada, amministratore delegato di Canal Plus, aveva annunciato pubblicamente che il gruppo non avrebbe più lavorato con i circa 600 firmatari della lettera. Una mossa che ha scosso l'intero settore cinematografico francese e sollevato interrogativi sull'indipendenza editoriale di Canal Plus rispetto al suo azionista di maggioranza.
Ora il mondo del cinema francese si divide. Ci sono registi, attori, produttori che appoggiano Harari e i firmatari. Altri che preferiscono il silenzio, temendo ritorsioni. E c'è Canal Plus, stretta tra il suo ruolo storico di mecenate della settima arte e la fedeltà al proprio azionista. La domanda che rimbalza nei corridoi del Palais des Festivals è semplice quanto angosciante: si può ancora fare cinema libero quando chi paga il conto ha un'agenda politica precisa?