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Christopher Nolan spiega perché non rivela il significato dei finali dei suoi film: c'entra suo fratello

Durante la promozione di Odissea, Christopher Nolan ha raccontato perché non svela mai il significato dei finali di Inception, Memento e degli altri suoi film, ricordando un consiglio decisivo del fratello.

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Christopher Nolan sa perfettamente se la trottola cade o continua a girare. Conosce la verità su ogni finale ambiguo dei suoi film, da Inception a The Dark Knight Rises, passando per The Prestige. Ma non lo dirà mai, e adesso con l'uscita di Odissea nelle sale, il regista premio Oscar ha finalmente spiegato perché mantiene questo silenzio così frustrante per milioni di fan in tutto il mondo.

La risposta affonda le radici in un momento preciso della sua carriera, un episodio che ha cambiato per sempre il suo approccio al cinema e al rapporto con il pubblico. È successo a Venezia, durante il festival del cinema, subito dopo la prima mondiale di Memento, il thriller psicologico con Guy Pearce che nel 2000 lo fece conoscere al grande pubblico internazionale.

Durante la conferenza stampa che seguì la proiezione, i giornalisti bombardarono Nolan di domande sull'ambiguità del finale.ed regista, alla sua prima vera esperienza con l'attenzione mediatica su larga scala, rispose con onestà:

"È pensato per essere lasciato all'interpretazione del pubblico. Ma io credo che significhi questo, questo e questo". - Christopher Nolan

Aveva appena fatto l'errore più grande che potesse fare. Suo fratello Jonathan Nolan, che aveva scritto il racconto breve da cui il film era tratto, lo prese da parte immediatamente dopo. Le sue parole furono cristalline e spietate:

"Nessuno ha sentito la prima parte, quella in cui dicevi che è lasciato all'interpretazione. Hanno sentito solo quello che pensi tu. La tua interpretazione batte tutto il resto. Non puoi più farlo". - Christopher Nolan

La trottola di Inception, fonte: Warner Bros.

Christopher capì che aveva ragione. E da quel giorno non l'ha più fatto. Questa rivelazione arriva in un'intervista al Daily Show, dove Nolan ha discusso non solo del suo approccio registico ma anche del nuovo colossale progetto che sta dominando il box office. Odissea rappresenta un'espansione significativa della sua filmografia: un adattamento dell'epopea omerica con un cast stellare che include Zendaya, Tom Holland, Lupita Nyong'o e Jon Bernthal, molti dei quali lavorano con lui per la prima volta.

Ma torniamo ai finali. Nolan ha chiarito che per lui l'ambiguità non è confusione o mancanza di direzione. Al contrario, è una tecnica precisa che richiede una preparazione meticolosa.

"Devono esserci ambiguità, domande, livelli su cui le cose possono funzionare. Io devo conoscere la risposta. Devo sapere cosa credo sia la risposta. Altrimenti le ambiguità non saranno produttive. Ci sarà una sorta di non-risposta, invece di..." - Christopher Nolan

L'esempio principe rimane ovviamente Inception, il film del 2010 che gli valse otto nomination agli Oscar. La scena finale, con la trottola di Leonardo DiCaprio che gira e gira mentre la macchina da presa indugia, salvo poi staccare sul nero proprio quando sembra iniziare a vacillare, è diventata uno dei momenti più discussi della storia del cinema recente. Cobb è tornato davvero dai suoi figli o è ancora intrappolato nel mondo dei sogni? Nolan lo sa. Ma rifiuta categoricamente di dirlo.

Memento, fonte: Newmarket Films

La stessa filosofia ha pervaso The Prestige, dove l'identità finale e il destino dei personaggi interpretati da Christian Bale e Hugh Jackman restano avvolti nel mistero. E anche The Dark Knight Rises, con Michael Caine che vede Bruce Wayne al tavolino di un caffè: è realtà o il sogno di Alfred che finalmente si avvera? Memento, il film che ha dato origine a questa strategia, presentava un finale particolarmente crudele. Leonard, il protagonista affetto da amnesia anterograda, scopre di aver ucciso lui stesso sua moglie con un'overdose di insulina.

Ma grazie alla sua condizione, può scegliere di dimenticare questa verità e continuare la sua caccia all'assassino della moglie, in un loop infinito che distruggerà altre vite innocenti. Un finale devastante che lascia lo spettatore con una domanda etica bruciante. Anche Oppenheimer, il suo ultimo lavoro prima di Odissea e quello che gli è valso il primo Oscar come miglior regista nel 2024, contiene elementi di ambiguità, sebbene inquadrati diversamente trattandosi di un biopic.

Odissea, fonte: Universal Pictures

Il confine tra la realtà storica e l'interpretazione artistica, tra ciò che Oppenheimer sapeva davvero e ciò che temeva, resta volutamente sfumato. La filosofia di Nolan è chiara: non vuole mai definire l'esperienza per il pubblico. Vuole che ogni spettatore porti con sé la propria interpretazione, che il film continui a vivere nelle discussioni, nei dibattiti, nelle teorie che proliferano online. È un modo per rendere il cinema più partecipativo, più memorabile, semplicemente più vivo.

Certo, può essere frustrante. Generazioni di cinefili continueranno a litigare sulla trottola, su Alfred, su Leonard. Ma forse è proprio questo il punto. Nolan ha capito, grazie a quel momento a Venezia con suo fratello, che il potere del cinema non sta nelle risposte ma nelle domande che continua a porre, molto tempo dopo che le luci in sala si sono riaccese. Una filosofia che sembra riflettersi anche in Odissea: non a caso, nelle ultime ore è emerso che il regista ha scelto di eliminare una delle sequenze più celebri del poema omerico, una decisione che sta già dividendo fan e studiosi e alimentando il dibattito.

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