Cosa non torna nel rapimento Moro secondo Marco Bellocchio, in questa serie italiana su Netflix
La serie di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni racconta i 55 giorni del sequestro Moro. La miniserie premiata a Cannes che ha segnato la storia italiana.
C'è un momento nella storia di un paese in cui tutto cambia. Un punto di non ritorno che divide il prima dal dopo, che traccia una linea di sangue sulla cronologia degli eventi. Per l'Italia, quel momento ha un indirizzo preciso: via Fani, Roma, 16 marzo 1978, ore 9 del mattino. Cinque uomini della scorta sterminati, un presidente della Democrazia Cristiana fatto sparire nel nulla. Cinquantacinque giorni di prigionia scanditi da lettere strazianti e comunicati delle Brigate Rosse. Poi via Caetani, esattamente a metà strada tra la sede della DC e quella del Partito Comunista. Un cadavere nel bagagliaio di una Renault 4 rossa. La fine di Aldo Moro, ma anche la fine di un'epoca. Marco Bellocchio torna su quel capitolo maledetto con Esterno notte, una miniserie in tre puntate andata in onda su Rai1 e ora disponibile su Netflix.
È una mossa che fa tremare i palazzi del potere, non solo a Roma ma anche oltre oceano. La Guerra Fredda è ancora caldissima nel 1978, e l'idea che l'Italia possa scivolare nell'orbita sovietica terrorizza Washington. Ma Moro è convinto che sia l'unico modo per stabilizzare il paese, per drenare il consenso ai gruppi eversivi, per far uscire il PCI dalla conventio ad excludendum che lo tiene fuori dalle stanze dei bottoni dalla nascita della Repubblica. Il 16 marzo 1978, giorno dell'insediamento del IV governo Andreotti, proprio mentre si prepara a incassare il voto di fiducia che suggella il suo progetto politico, Moro cade nell'agguato di via Fani. Un'esecuzione militare perfetta: i brigatisti travestiti da piloti dell'Alitalia bloccano la strada, aprono il fuoco, sterminano la scorta in pochi secondi. Moro viene caricato su un'auto e fatto sparire. Destinazione: un covo in via Montalcini prima, poi via Gradoli. Luoghi che la Digos sfiorerà, arrivando a un passo dalla liberazione senza riuscire a sfondare le porte giuste.
Fabrizio Gifuni presta il volto e il corpo a Aldo Moro in una performance che è stata definita straordinaria dalla critica internazionale. Non è facile interpretare un uomo che gli italiani hanno visto morire in diretta, di cui hanno letto le lettere disperate dalla prigionia, le suppliche ai compagni di partito perché lo salvassero. Gifuni sceglie la via della misura, della sottrazione. Il suo Moro non è un eroe ma un uomo che scopre sulla propria pelle cosa significhi essere considerato sacrificabile, una pedina da immolare sull'altare della ragion di Stato. Accanto a lui, un cast straordinario. La narrazione di Bellocchio non segue un percorso lineare ma si snoda attraverso tre blocchi tematici. Il primo episodio è dedicato ad Aldo Moro, ai suoi ultimi giorni di libertà e ai primi di prigionia. Il secondo mette al centro Francesco Cossiga e il disperato tentativo dello Stato di ritrovare il prigioniero, tra piste false, occasioni mancate e depistaggi.