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Da Trastevere ad Aosta: Marco Giallini nella serie italiana sul vicequestore più rude della tv

Tutto sul vicequestore interpretato da Marco Giallini. Cast, trama, regia di Michele Soavi e i segreti della serie tratta dai romanzi di Manzini.

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C'è un nuovo vicequestore pronto a conquistare il cuore degli italiani, e non somiglia per niente a quelli che siamo abituati a vedere in tv. Niente panorami mozzafiato della Sicilia, nessun commissario con problemi sentimentali risolti davanti a un piatto di pasta. Rocco Schiavone è diverso. Burbero, cinico, allergico al freddo e con un rapporto quotidiano con il fantasma della moglie defunta. Benvenuti ad Aosta, dove la neve non è romantica e la giustizia ha il sapore amaro della punizione. Tratto dai romanzi di Antonio Manzini, già attore e sceneggiatore noto per lavori come "Tutta colpa di Freud", Rocco Schiavone è disponibile in streaming su RaiPlay. Sei episodi, diretti da Michele Soavi, maestro del cinema horror italiano (ricordate "Dellamorte Dellamore" e "La chiesa"?), per raccontare un personaggio che nasce letteralmente dalla strada, da Trastevere, e finisce sepolto tra le montagne valdostane contro ogni sua volontà.

La storia di Schiavone è quella di un uomo che ha scelto la strada giusta quando tutti i suoi amici d'infanzia imboccavano quella sbagliata. Si laurea in giurisprudenza, entra in polizia, dedica la vita alla lotta contro il crimine. Ma l'onestà, nel suo caso, ha un prezzo salato: dopo aver ridotto in fin di vita il figlio di un politico influente, uno stupratore seriale che meritava ben più di qualche costola rotta, Rocco viene spedito ad Aosta. Non una promozione, ma un esilio camuffato da trasferimento. Per un romano nato e cresciuto sotto il sole di Trastevere, le Alpi sono peggio del carcere. Eppure è proprio in questo contesto ostile, circondato da un freddo che detesta visceralmente, che Schiavone diventa interessante. Perché dietro la corazza di cinismo e i metodi poco ortodossi si nasconde un uomo spezzato dal dolore. La morte della moglie Marina lo ha svuotato, lasciandolo con un vuoto che riempie conversando quotidianamente con il suo ricordo.

Queste conversazioni, lungi dall'essere un espediente narrativo stucchevole, sono il cuore pulsante del personaggio, quello che lo rende umano, fragile, vero. Marco Giallini, volto amato del cinema e della televisione italiana, presta il suo talento a questo vicequestore fuori dagli schemi. Chi meglio di lui poteva incarnare quella romanità irriverente, quel cinismo mascherato da battute taglienti, quella capacità di essere detestabile e adorabile nello stesso istante? Giallini è Rocco Schiavone, e non serve molto altro per convincere gli spettatori a sintonizzarsi. Ma intorno al protagonista ruota un cast di tutto rispetto. Claudia Vismara interpreta Caterina Rispoli, mentre Ernesto D'Argenio, già visto in "Squadra Antimafia" e nel film "Le confessioni", veste i panni di Italo Pierron. Isabella Ragonese, attrice di rara intensità, dà volto e corpo a Marina, la moglie scomparsa che continua a vivere nei dialoghi immaginari con Rocco.

Francesca Cavallin è Nora Tardioli, Francesco Acquaroli interpreta Sebastiano Carucci, mentre Mirko Frezza porta sullo schermo l'agente Furio. Un equilibrio perfetto tra volti noti e giovani talenti emergenti. Rocco Schiavone non è solo una serie poliziesca. È il ritratto di un uomo che combatte quotidianamente con i suoi demoni, con un passato che non vuole lasciarlo andare e con un presente che lo costringe a fare i conti con tutto ciò che odia. È la storia di come la giustizia vera, quella che sentiamo nelle viscere, spesso non corrisponda alla legge scritta nei codici. È il racconto di una solitudine scelta e subita allo stesso tempo, dove l'unica compagnia è il ricordo di chi non c'è più.

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