Doug Chiang: ecco come Star Wars è stato creato guardando ad alte culture oltre a quella americana
Doug Chiang racconta la sua esperienza di persona asioamericana e come la differenza culturale sia fondamentale nella creazione di Star Wars
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In occasione dell’Asian Pacific American Heritage Month, il mese dedicato al riconoscimento dei contributi e l'influenza degli americani asiatici e delle isole del Pacifico nella storia e nella cultura degli Stati Uniti, il sito StarWars.com ha variato la normale programmazione. Ha proposto una lunga conversazione molto “calda” e che vi invitiamo a leggere per intero tra due persone asioamericane: Jenn Fujikawa un’autrice del sito e Doug Chiang. Quest’ultimo è un nome poco noto ai più, ma è una delle tante persone "nascoste" che hanno dato un contributo inestimabile al successo della saga.
La famiglia di Doug Chiang si trasferì in America da Taiwan quando aveva cinque anni. Fu una decisione particolarmente sentita dal padre che voleva garantire migliori condizioni di vita e soprattutto la possibilità di andare al college al figlio. Ricorda che durante i primi giorni all’asilo si sentiva circondato da “alieni”, persone che parlavano una lingua sconosciuta e avevano volti diversi. Una sensazione che lo accompagnò per parte della giovinezza, con le difficoltà dell’adolescenza e il bullismo. Il punto di svolta della sua vita fu la scoperta del cinema. Un’attività strana agli occhi della sua famiglia. A fondamento della passione ci fu la visione di Star Wars e Il viaggio fantastico di Sinbad. Due opere che gli diedero la spinta giusta per costruire i propri mondi di fantasia attraverso i disegni.
Con i primi premi vinti ai festival anche la sua comunità iniziò a riconoscere (e comprendere) il suo lavoro. Con il supporto dei genitori si buttò anima e corpo, fino ad incrociare la strada intrapresa da George Lucas.
Ricordo quando ho iniziato a lavorare su Star Wars con George Lucas nel 1995. Una delle più grandi lezioni che ho imparato da lui è stata di studiare la storia, studiare le culture, per progettare un futuro diverso. Non me l’aspettavo. A quell’epoca la mia unica esperienza con Star Wars era aver visto la trilogia originale e aver guardato le immagini dei libri secondo l’estetica del design. Quando ho iniziato a lavorare con George la mia prima intenzione era di ripetere esattamente questo, ma lui fu il primo a dire: “no, proveremo qualcosa di nuovo. Guardiamo verso culture diverse. Studiamo la storia e le altre culture per creare progetti originali”. Mi ha aperto gli occhi. Perché ha incoraggiato me e gli altri artisti a studiare la cultura giapponese e cinese per trovare modelli di design che potevamo incorporare.
George Lucas deve molto del successo di Star Wars alla sua capacità (e cinefilia) di rielaborare le suggestioni di artisti più disparati. Il cinema di Akira Kurosawa ad esempio è un ingrediente fondamentale, mischiato con le immagini western tipicamente americane, un po’ di storia medievale europea e di religiosità asiatica. Star Wars è un melting-pot narrativo che sopravvive e conquista ancora oggi. Perché riesce ad accogliere tutta la ricchezza che viene da una realtà fatta di infinite sfumature affascinanti, ma che spesso sono percepite come “lontane lontane”.
Fonte: Star Wars