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Ellen Burstyn stupisce con una confessione a Venezia 83 sulla sua carriera: “Pensavo di smettere a 40 anni”

Ellen Burstyn racconta a Venezia 83 di aver pensato che la sua carriera sarebbe finita a 40 anni: oggi ne ha 93 e continua a recitare.

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Quando aveva poco più di trent'anni, Ellen Burstyn guardava al proprio futuro a Hollywood ed era convinta di sapere già come sarebbe andata a finire: raggiunti i 40 anni, per lei probabilmente non ci sarebbe stato più spazio. Oggi di anni ne ha 93, continua a recitare e a Venezia 83 ha appena ricevuto il Leone d'Oro alla carriera. È proprio partendo da questo incredibile cortocircuito tra ciò che immaginava da giovane e ciò che è realmente accaduto che la leggendaria protagonista de L'esorcista ha riflettuto sulla propria carriera durante la Mostra del Cinema di Venezia.

Burstyn si trova al Lido anche per presentare Place to Be, il nuovo film di Kornél Mundruczó nel quale recita accanto a Taika Waititi, Pamela Anderson e Murray Bartlett. Durante l'incontro con la stampa le è stato chiesto cosa significhi per un'attrice continuare a ricevere ruoli importanti anche dopo i 90 anni, soprattutto pensando a quanto fosse diverso il cinema quando lei aveva iniziato. La risposta è partita proprio da un ricordo personale.

La risposta è partita proprio da un ricordo personale. Burstyn ha ammesso che, quando era ancora poco più che trentenne, non avrebbe mai immaginato di poter continuare a recitare così a lungo:

“Ricordo che quando avevo forse trent’anni e pensavo a quanto sarebbe durata la mia carriera, ero sicura che a 40 anni sarebbe finita. Non pensavo che sarebbe andata avanti molto più a lungo. Il fatto che io abbia 93 anni e stia ancora lavorando è una specie di miracolo che, in qualche modo, sono riuscita ad attirare nella mia vita, e ne sono completamente stupita. Allo stesso tempo sono profondamente grata a tutte le donne che hanno lavorato per cambiare la coscienza del mondo nei confronti delle donne e che, con il loro lavoro, hanno reso possibile per noi continuare ad avere vite più lunghe come artiste.” - Ellen Burstyn

Una frase che racconta molto più della straordinaria longevità professionale di Burstyn. Quando iniziò a lavorare, Hollywood offriva alle donne possibilità profondamente diverse rispetto a quelle degli uomini e il problema non riguardava soltanto ciò che accadeva davanti alla macchina da presa. Pochi giorni prima, ricevendo il Leone d'Oro alla carriera, Burstyn aveva ricordato con ironia che quando aveva cominciato a recitare “150 anni fa” sui set praticamente non esistevano donne dietro la macchina da presa. Le troupe erano quasi interamente maschili e, se una donna si trovava sul set, nella maggior parte dei casi era un'attrice.

Secondo Burstyn, quella realtà ha iniziato lentamente a cambiare anche grazie al movimento femminista e al lavoro di donne come Gloria Steinem, scomparsa pochi giorni prima dell'inizio della Mostra. Oggi, ha osservato, le donne occupano ruoli che un tempo sarebbero sembrati impensabili e sono ormai integrate in quasi tutti i reparti delle produzioni cinematografiche, anche se la piena parità non è stata ancora raggiunta. La stessa Burstyn considera la propria carriera una conseguenza di quella trasformazione. Se a trent'anni pensava che Hollywood l'avrebbe messa da parte una volta raggiunti i 40, oggi può guardare indietro a oltre 150 interpretazioni tra cinema e televisione, un Oscar, un Tony, due Emmy e ora anche un Leone d'Oro alla carriera.

E in quella rivoluzione l'attrice ha avuto anche un ruolo diretto. Dopo il successo de L'esorcista, Warner Bros. voleva realizzare un altro film con lei e iniziò a sottoporle diverse sceneggiature. Burstyn rimase però delusa: i personaggi femminili che trovava sulle pagine non assomigliavano alle donne che conosceva nella vita reale. Erano ancora figure costruite prevalentemente attorno agli uomini: mentre i mariti uscivano a “salvare il mondo”, loro restavano a casa ad aspettarli. Burstyn decise allora che voleva interpretare una donna capace di affrontare la propria vita e trovò il progetto che sarebbe diventato Alice non abita più qui.

Ellen Burstyn ne l'Esorcista, fonte: Warner Bros.

Per dirigerlo scelse un regista ancora lontanissimo dalla fama che avrebbe raggiunto negli anni successivi: Martin Scorsese. Il film uscì nel 1974 e le consegnò l'Oscar come migliore attrice protagonista. Ma per Burstyn il suo significato andò oltre il premio: ancora oggi ritiene che quella storia abbia contribuito a cambiare il modo in cui le donne venivano rappresentate sul grande schermo. A Venezia 83 la sua carriera ha trovato un'altra curiosa chiusura del cerchio.

Oltre a Place to Be, Burstyn ha infatti presentato Flesh Impact, cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal nel quale interpreta una versione immaginaria di Marilyn Monroe arrivata a 100 anni. Dakota Johnson interpreta invece Monroe da giovane. Un ruolo particolarmente suggestivo per un'attrice che, quando era agli inizi, aveva incrociato realmente Marilyn Monroe e ne era rimasta affascinata. Anni dopo avrebbe persino condiviso con lei lo stesso massaggiatore, Ralph Roberts, che le raccontava spesso aneddoti sulla donna nascosta dietro il personaggio pubblico.

Ellen Burstyn continua quindi a fare esattamente ciò che a trent'anni pensava che Hollywood non le avrebbe più permesso di fare dopo i 40: recitare, scegliere personaggi complessi e persino essere protagonista di nuove storie. A 93 anni non sembra intenzionata a stabilire una nuova data per fermarsi. Oggi sceglie i progetti con una regola molto più semplice: se una sceneggiatura riesce a farla ridere va bene, se riesce a farla piangere va bene, e se riesce a fare entrambe le cose è ancora meglio. Anche a costo di sopportare un infortunio, come nel caso de l'Esorcista.

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