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"Era la storia che volevo raccontare": Eric Kripke risponde (per le rime) alle critiche sul finale di The Boys

Eric Kripke difende il finale di The Boys: 60 milioni di spettatori contro le critiche online. Le scelte narrative, il futuro del franchise e Vought Rising.

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Dopo cinque stagioni di violenza, satira politica e decostruzione spietata del genere supereroistico, The Boys ha chiuso i battenti il mese scorso su Prime Video. Il finale ha lasciato dietro di sé un'eco rumorosa di reazioni contrastanti, dividendo il pubblico tra chi ha apprezzato la conclusione narrativa e chi l'ha criticata aspramente sui social media. Eric Kripke, creatore e showrunner della serie, ha deciso di rompere il silenzio e rispondere direttamente alle critiche, offrendo una prospettiva che ridimensiona significativamente il peso delle voci negative online.

In un'intervista a TVLine, Kripke ha affrontato il tema con la franchezza che contraddistingue anche la sua serie. "Mi dispiace se vi ho deluso", ha esordito rivolgendosi agli spettatori insoddisfatti, "ma alla fine quella che avete visto sugli schermi ogni settimana era la storia che volevo raccontare". Una dichiarazione che rivendica la libertà creativa e l'integrità della visione autoriale, senza cedere alle pressioni dell'audience.

Kripke ha sottolineato come i social media tendano ad amplificare le voci più negative, creando una percezione distorta della reale ricezione dello show. "Abbiamo ben oltre 60 milioni di spettatori", ha rivelato, "quindi quella che online sembra una tempesta onnicomprensiva rappresenta in realtà una frazione infinitesimale di un singolo punto percentuale". Una prospettiva che ridimensiona drasticamente il rumore digitale: la stragrande maggioranza del pubblico, secondo Kripke, continua a seguire la serie con soddisfazione.

Lo showrunner ha ammesso candidamente di non essere immune dall'ossessione per il feedback del pubblico. "Non sono il tipo che dice 'Oh, non guardo mai'. Vedo tutto", ha confessato. Tuttavia, questa esposizione alle critiche non lo turba particolarmente. Anzi, la interpreta come un segnale positivo: "Il mio lavoro è rendere le persone appassionate del lavoro che produco. Se stanno discutendo, odiando e litigando, è tutta passione. State guardando, e questo va bene".

Per Kripke, l'obiettivo finale non è controllare la natura della reazione emotiva del pubblico, ma semplicemente provocarne una. Che sia positiva, negativa o ambivalente, l'importante è che esista. "Il mio compito è ottenere una reazione emotiva, non necessariamente dettare quale debba essere quella reazione emotiva". ha spiegato. Un approccio che riflette una filosofia creativa orientata all'impatto piuttosto che al consenso universale.

Il processo creativo che ha portato al finale è stato meticolosamente pianificato fin dall'inizio della pre-produzione della quinta stagione. Kripke aveva già in mente la storia che avrebbe voluto raccontare, prima ancora di iniziare a scrivere la sceneggiatura dell'episodio finale. Questo approccio ha reso la scrittura relativamente fluida, concentrando la sfida principale su un aspetto specifico: "La parte più difficile è stata strutturare la sceneggiatura in modo che, mentre ci dirigevamo verso il sancta sanctorum dello Studio Ovale, ogni personaggio avesse un momento per brillare".

Il creatore ha tenuto a garantire che tutti i protagonisti ricevessero il loro momento di gloria. "Tutti meritano un momento per essere fighi, giusto? Da Ashley al fatto che Hughie abbia un ultimo lampo di genio con la sua comprensione dell'elettronica e delle apparecchiature, fino alla bavaglio e ad Annie con The Deep, ci siamo assicurati che ogni eroe avesse il suo momento".

Dal punto di vista critico, The Boys ha mantenuto un consenso eccellente per tutta la sua durata. Su Rotten Tomatoes, le valutazioni dei critici hanno oscillato tra l'85% della prima stagione e il 98% della terza, con l'ultima stagione che ha ottenuto un rispettabile 93%. Il pubblico generalista, invece, ha mostrato una traiettoria molto diversa. Se le prime tre stagioni avevano raccolto score del 90%, 83% e 72% rispettivamente, le ultime due hanno visto un crollo drammatico al 53% e 50%.

Questo divario crescente tra critica e pubblico riflette probabilmente la natura sempre più divisiva delle tematiche affrontate dalla serie. Basata sui fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson, The Boys ha abbracciato senza timori la politica fin dall'inizio, sviluppando storyline chiaramente ispirate a eventi reali negli Stati Uniti. Questa scelta ha generato critiche da parte di alcuni segmenti politici dell'audience, particolarmente durante l'ultima stagione.

In almeno un paio di occasioni, la serie ha vissuto situazioni surreali in cui sono accaduti scandali politici reali (in particolare, la sovrapposizione fra Trump e Patriota sul loro rappresentarsi come Dio o la costruzione di una statua dorata in loro onore), il che ha rispecchiato in modo inquietante alcune trame dello show, nonostante le sceneggiature fossero state scritte e girate mesi prima. Una coincidenza che ha ulteriormente alimentato le discussioni online sulla serie.

La posizione del creatore sulla polemica finale rimane, però chiara: il mondo online non rappresenta il mondo reale, e la passione del pubblico, anche quando negativa, è comunque un segno del successo di un'opera nel generare coinvolgimento emotivo. Una lezione che potrebbe applicarsi a molte delle discussioni che animano i social media nell'era dello streaming.

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