FILM

Hollywood corre verso l'IA, ma Steven Spielberg non ha dubbi: c'è una cosa che non potrà mai sostituire

L'IA potrà effettivamente sostituire gli artisti nella produzione dei film? A questa domanda ha deciso di rispondere direttamente Steven Spielberg con una risposta netta e precisa.

Condividi

Durante una recente apparizione nel podcast "IMO" condotto da Michelle Obama e Craig Robinson, Steven Spielberg ha preso una posizione netta sul ruolo dell'intelligenza artificiale nel cinema, tracciando un confine chiaro tra ciò che considera un uso accettabile della tecnologia e quello che invece rappresenta la proverbiale linea rossa da non oltrepassare.

Il maestro dietro capolavori come Jaws, E.T. e Schindler's List non ha dubbi: l'AI può essere uno strumento utile in ambito medico, dove può contribuire a trovare soluzioni a problemi complessi, ma non deve mai sostituire il processo creativo umano nel mondo del cinema. La preoccupazione del regista premio Oscar non riguarda quindi la tecnologia in sé, ma il rischio che questa prenda il posto delle persone nei momenti cruciali della creazione artistica.

"Dove non amo l'AI è quando prende una posizione o quando c'è una sedia vuota al tavolo degli sceneggiatori", ha dichiarato Spielberg con una certa fermezza. Il riferimento è diretto: l'intelligenza artificiale non deve sedere al posto di chi scrive, pensa e immagina le storie. Per il regista, questo non è solo un problema pratico ma filosofico. "Non sono disposto a sostituire, perché non credo veramente nella senzienza. Non credo ci sia alcun sostituto per l'anima", ha aggiunto.

Steven Spielberg, fonte: YouTube

La sua visione è chiara e precisa: nessun algoritmo, per quanto sofisticato, potrà mai replicare ciò che rende umana la creatività:

"Un computer che pensa di sentire più di quanto sentiamo noi è un anatema rispetto al modo in cui sono stato cresciuto e a come praticherò il mio mestiere di produttore e regista in futuro" - Steven Spielberg

Detto questo, Spielberg non è totalmente critico nei confronti dell'AI, visto che riconosce che l'intelligenza artificiale possa "risparmiarci molto lavoro di routine" svolgendo compiti come la ricerca di location per le riprese. È un aiuto pratico, un'assistenza tecnica che può velocizzare processi logistici. Ma il confine è netto: l'Intelligenza Artificiale può supportare, mai decidere.

"Non ditemi come scrivere i dialoghi per questo personaggio. Non ditemi dove deve andare la macchina da presa. E non ditemi nemmeno come dovrebbe essere il set, a meno che l'AI non sia semplicemente uno strumento nella grande cassetta degli attrezzi dello scenografo. È lì che traccio la linea." - Steven Spielberg

La posizione di Spielberg arriva in un momento cruciale, visto che l'industria cinematografica sta attraversando una trasformazione tecnologica senza precedenti, con l'AI che promette di rivoluzionare tutto, dalla pre-produzione agli effetti speciali fino al montaggio. Ma la domanda resta: a quale prezzo? Cosa perdiamo quando deleghiamo la creatività a un algoritmo?

Steven Spielberg, fonte: YouTube

Per Spielberg la risposta è chiara: perdiamo l'essenza stessa di ciò che rende il cinema un'arte. L'imprevedibilità dell'intuizione umana, l'errore umano che dà quel qualcosa in più all'opera di turno, il colpo di genio che nasce da un'emozione, da un ricordo, da un'esperienza vissuta. Elementi che nessun sistema, per quanto avanzato, può replicare perché non appartengono al regno della logica computazionale ma a quello dell'esperienza cosciente.

La sfida per Hollywood, e per l'industria culturale nel suo complesso, sarà trovare un equilibrio. Proprio in tal senso sarà interessante vedere come verrà accolta la nuova serie animata di Amazon, creata sfruttando i sistemi AI.

Continua a leggere su BadTaste