The Terminal stasera in TV, le curiosità: il finale mai visto, la storia vera del rifugiato politico, l’aeroporto “segreto”
In "The Terminal" ogni gesto è importante e trasforma un aeroporto in un universo sospeso
Nonostante siano passati più di 20 anni dalla sua uscita, The Terminal, diretto da Steven Spielberg e interpretato da Tom Hanks continua a suscitare un fascino particolare sia perché racconta la fragilità di un uomo, sia per la leggerezza con cui si raccontano situazioni complesse, come le conseguenze pratiche di un colpo di Stato. Le leggi che l’uomo ha creato sulla Terra a volte fanno scaturire situazioni bizzarre che aprono mondi incredibili. E’ anche questo il motivo per cui la pellicola ritorna periodicamente nella programmazione televisiva.
Una storia sospesa: la realtà dietro la finzione
Il personaggio di Viktor Navorski, interpretato da Tom Hanks, cittadino dell’ immaginaria Krakozhia, si ispira ad un fatto realmente accaduto: la vicenda del rifugiato politico Mehran Karimi Nasseri — l’uomo che visse dal 1988 al 2006 nel terminal di Parigi Charles de Gaulle. Nato nel 1945 a Masjed-e Soleyman, in Iran, da padre iraniano e – secondo quanto sostenuto successivamente – da una madre scozzese, Nasseri lasciò il Paese nel 1973 per studiare nel Regno Unito. Da quel momento, la sua biografia inizia a intrecciarsi con dichiarazioni controverse e ricostruzioni difficili da verificare.
Quello che è certo è che dopo un periodo trascorso in Francia e una condanna per ingresso irregolare nel 1985, il suo destino cambiò definitivamente nel 1988, quando fu ritrovato al Terminal 1 dell’aeroporto francese mentre tentava di imbarcarsi ancora una volta per l’Inghilterra. Da quel momento smise di lasciare l’aeroporto. Continuò così a vivere nel terminal fino al 2006, quando un’intossicazione alimentare lo costrinse al ricovero e successivamente al trasferimento in una struttura di accoglienza gestita da Emmaüs France. Negli ultimi anni di vita, Nasseri tornò a gravitare attorno all’aeroporto dove aveva passato quasi due decenni. È lì che, poche settimane dopo il suo ultimo rientro, è morto nel 2022 in seguito a un infarto
Le curiosità del film
Per interpretare Viktor, Tom Hanks si è affidato a una serie di riferimenti personali, ispirandosi al comportamento e all’accento del suocero di origine bulgara e il risultato è un personaggio che comunica più con gli sguardi che con le parole. La lingua inventata che parla, un miscuglio di bulgaro e russo non suona mai come una caricatura, ma come un codice identitario che protegge Viktor dalla totale perdita di sé.
Al suo fianco, Catherine Zeta-Jones interpreta Amelia, hostess dalla bellezza mozzafiato e dalla vita sentimentale complicata. Il loro rapporto, fatto di equivoci e attese, non risponde propriamente ai canoni della commedia romantica: il regista evita il sentimentalismo facile e lascia che il legame tra i due maturi in modo imperfetto, proprio perché imperfette sono le loro vite. Stanley Tucci invece nei panni del rigido commissario Frank Dixon, rappresenta la faccia più rigida e ottusa della burocrazia: un antagonista non crudele, ma intrappolato nelle regole tanto quanto Viktor è intrappolato nel terminal.
Ancora più affascinante è la storia del set. Spielberg cercò a lungo un aeroporto reale che potesse ospitare una produzione di mesi, ma nessuno era disponibile. Decise allora di costruire un terminal completo dentro un enorme hangar in California: negozi, punti di ristorazione, gate, pavimentazioni, schermi luminosi. Tutto era perfettamente funzionante, tanto che alcuni membri della troupe raccontarono di essersi dimenticati, per un attimo, di trovarsi su un set. L’appuntamento è stasera su Iris alle 21:14.