House of Cards: Beau Willimon parla delle sue fonti di ispirazione e commenta la mancata censura cinese
Lo showrunner di House of Cards, Beau Willimon, ha parlato delle fonti di ispirazione per lo show e dell'inaspettata mancata censura cinese
L'autore ha scherzato:
“Che diavolo ha fatto Kim Jong Un nell'ultimo mese? C'è qualcosa di torbido lì”,
“Non sarebbe grandioso vedere Frank Underwood e Kim Jong Un interpretare la canzone "I'm So Lonely?"...perché sarebbe fot----mente fantastico!”.
Lo showrunner ha raccontato che ha sempre scritto, anche quando lavorava nella politica perché rappresentava una fuga dal mondo reale e dal far parte della dimensione bizzarra delle campagne politiche che ha ispirato la serie e film come Le idi di marzo. Beau ha chiarito:
“La politica è teatro, è un business in cui la percezione è la realtà...e alla fine stai cercando di comunicare con le persone. E in molti modi, fare arte è un atto molto politico. Una buona parte del mio lavoro è rappresentato dal tentativo di gestire le persone, di collaborare con loro e di ottenere da loro il meglio...In definitiva quello è l'obiettivo della politica”.
Willimon ha ricordato l'opinione di Bill Clinton nei confronti di House of Cards, imitandolo nel citare la sua opinione nei confronti della serie:
“Il novantanove per cento di quello show è accurato; l'uno per cento è che non si potrebbe mai far passare una legge sull'educazione così velocemente!”.
Uno degli aspetti di House of Cards di cui è maggiormente orgoglioso è invece la presenza di un personaggio femminile alla pari con Frank: quello di Claire, interpretato da Robin Wright.
Beau, dopo aver lavorato per realtà come Netflix e Media Rights Capital, non è sicuro di voler ritornare a collaborare per i network tradizionali perché non possono concedere la stessa libertà e mantengono un maggior controllo.
Willimon ha rivelato che lui e il suo team non sono ossessionati dai dati di ascolto ma pongono particolare attenzione al rischio creativo. Lo showrunner si è inoltre dichiarato felice del fatto che House of Cards abbia superato la rigida censura del governo cinese e sia diventato un successo, anche grazie ai commenti dell'ambasciatore Cui Tiankai che ha spiegato come la serie incarni le caratteristiche e la corruzione che sono attualmente presenti nelle politiche americane. Willimon ha poi concluso raccontando come temessero che in Cina, dove gli ascolti hanno sfiorato i 30 milioni di visualizzazioni legali, sarebbero stati compiuti dei tagli e ha confessato che forse Tiankai stesse parlando della prima stagione:
“Pensano che mostri come l'America sia corrotta come ogni altra parte del mondo, ma non ne sono certo. Andrò in Cina alla fine di dicembre, quindi vedremo quello che accadrà”.