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Identità e misteri nella nuova serie italiana su Rai play che racconta l'adolescenza senza filtri

La serie teen italiana su RaiPlay con Gaja Masciale. Amore, mistero e adolescenza in 8 episodi dal romanzo di Enrico Galiano.

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L'adolescenza è un periodo di scoperta, ribellione e contraddizioni. Un'età in cui tutto sembra amplificato: le emozioni bruciano più forte, le delusioni pesano di più, e ogni scelta può sembrare definitiva. È proprio in questo territorio emotivo che si muove "Eppure cadiamo felici", la nuova serie italiana in otto episodi da 25 minuti disponibile in esclusiva su RaiPlay. Liberamente ispirata al bestseller di Enrico Galiano, la serie è diretta da Matteo Oleotto e prodotta da Publispei in collaborazione con Rai Fiction. Il titolo stesso è una dichiarazione di intenti: cadere, sbagliare, perdersi, ma farlo con la consapevolezza che anche nella caduta c'è una forma di felicità, di autenticità. Un ossimoro che racchiude perfettamente lo spirito contraddittorio dell'età che racconta.

La protagonista è Gioia Spada, interpretata da Gaja Masciale, una sedicenne costretta a traslocare per l'ennesima volta. Destinazione: Gorizia, un paesino che rappresenta l'ennesimo ricominciare da zero per una ragazza che non ha mai avuto la possibilità di mettere radici. Ad accompagnarla c'è la madre Sabrina, giovane e bellissima (Giorgia Wurth), che ha deciso di riavvicinarsi a Claudia (Paola Sambo), la nonna con cui non ha rapporti da anni. Claudia non è una nonna qualunque: ex frontwoman di una band grunge, rappresenta un pezzo di storia familiare sepolto che ora torna a galla. Per Gioia, l'ennesimo cambio di scuola non è una semplice scocciatura logistica. È una condanna sociale per chi, come lei, è solitaria, senza amici e senza social. In un'epoca in cui l'identità digitale vale quanto quella reale, la sua assenza dai network è una forma di invisibilità. Ma Gioia ha un suo modo di vedere il mondo, filtrato attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica.

La sua ossessione è fotografare le persone di spalle, perché secondo la sua visione cinica ma profondamente romantica, il mondo "di spalle" appare migliore di quello che è realmente. Nel nuovo liceo, Gioia si trova catapultata in una dinamica sociale già consolidata. C'è Sara (Margherita Morchio), che diventa sua amica. C'è Ludovica Benni (Linda Pani), che la prende immediatamente di mira con quella crudeltà sottile tipica delle gerarchie adolescenziali. E poi c'è Andrea (Enea Barozzi), il bello della scuola, DJ con un seguito social consistente e tutto lo sfacciato carisma di chi è abituato a ottenere ciò che vuole. Tra i professori spicca Bove, interpretato da Matteo Branciamore. Scapestrato, ribelle, incasinato: non è il classico insegnante che predica ordine e disciplina. È proprio per questo che riesce a capire Gioia, a vedere oltre la sua corazza di cinismo e solitudine. In un mondo di adulti che sembrano aver dimenticato cosa significhi essere adolescenti, Bove rappresenta un ponte, qualcuno che non ha ancora tradito completamente quella parte di sé.

Ma il vero cuore pulsante della serie, il suo mistero centrale, ha un nome: Lo. Interpretato da Costantino Seghi (nei crediti indicato anche come Constantine Shinghiritis), Lo è il ragazzo che Gioia incontra di notte, in luoghi dove nessuno può vederli. Vive per strada insieme a un anziano senzatetto. Ha commesso qualcosa di terribile nel passato. E potrebbe farlo di nuovo. Nonostante l'interesse esplicito di Andrea, Gioia ha occhi solo per questo ragazzo avvolto nell'ombra e nel mistero. Chi è davvero Lo? Cosa ha fatto? E perché Gioia è così irresistibilmente attratta da lui, nonostante tutti i segnali di pericolo? La serie costruisce il suo arco narrativo intorno a queste domande, promettendo che la verità, quando arriverà, travolgerà tutto come un fiume in piena.

"Eppure cadiamo felici" si inserisce in un filone di serialità teen italiana che negli ultimi anni ha cercato di raccontare l'adolescenza con maggiore autenticità, superando gli stereotipi e affrontando temi complessi. La scelta di collocare la storia in una città di confine come Gorizia non è casuale: è un luogo che porta con sé il peso della storia, delle divisioni, dei passaggi. Un perfetto specchio metaforico per l'adolescenza stessa, età di confine per eccellenza. Gli otto episodi promettono di dipanare gradualmente il mistero centrale, quello legato a Lo e al suo passato, ma anche di esplorare le molteplici sfaccettature dell'essere adolescenti oggi. Il rapporto con l'immagine, con i social media, con l'appartenenza o la scelta di restare ai margini. La difficoltà di costruire relazioni autentiche in un'epoca in cui tutto sembra performativo. Il peso delle aspettative familiari e sociali.

La promessa della serie è che quando la verità emergerà, nulla sarà più come prima. Una promessa classica del thriller, ma qui caricata di tutto il peso emotivo dell'adolescenza, quando ogni rivelazione può sembrare la fine del mondo o l'inizio di tutto. "Eppure cadiamo felici" scommette sulla capacità del pubblico di lasciarsi coinvolgere in una storia che non ha paura di essere emotiva, intensa, a tratti dolorosa. Perché in fondo, come suggerisce il titolo, è proprio nella caduta che a volte si trova la felicità più autentica.

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