Il Falsario, la sconvolgente storia vera che ha ispirato il film più visto su Netflix
Dal talento artistico alla criminalità, passando per il caso Moro e i grandi enigmi degli Anni di Piombo: il film di Stefano Lodovichi ricostruisce la parabola di Antonio Chichiarelli, uno degli uomini più controversi della storia italiana.
È tra i film italiani più visti su Netflix: Il Falsario, diretto da Stefano Lodovichi è anche una storia vera. Dietro il protagonista interpretato da Pietro Castellitto si nasconde infatti una figura realmente esistita: Antonio Chichiarelli, artista dal talento straordinario, falsario d'eccezione e uomo finito al centro di alcuni dei capitoli più oscuri della storia italiana. Il lungometraggio non si limita a raccontare la carriera criminale di un abile contraffattore di opere d'arte, ma costruisce un affresco della Roma degli Anni di Piombo, quando terrorismo, criminalità organizzata, servizi segreti deviati e politica sembravano intrecciarsi in un mosaico ancora oggi ricco di interrogativi. È proprio questo legame con fatti realmente accaduti a rendere il film particolarmente affascinante.
Trasferitosi a Roma negli anni Settanta, Chichiarelli iniziò a frequentare ambienti criminali sempre più importanti. Dopo alcuni arresti per reati comuni, entrò in contatto con uomini destinati a diventare figure di primo piano della Banda della Magliana, una delle organizzazioni criminali più potenti della Capitale. Fu proprio questo intreccio tra talento artistico e criminalità a renderlo un personaggio unico nella cronaca italiana.
L'aspetto più inquietante della vicenda riguarda il possibile coinvolgimento di Chichiarelli nel rapimento di Aldo Moro. Durante i 55 giorni del sequestro, le Brigate Rosse diffusero diversi comunicati destinati a orientare l'opinione pubblica. Tra questi comparve il celebre falso "Comunicato numero 7", nel quale si annunciava la morte dello statista e si indicava il Lago della Duchessa come luogo dove cercarne il corpo. Quel documento risultò poi essere un clamoroso depistaggio. Secondo le ricostruzioni storiche più accreditate, sarebbe stato proprio Antonio Chichiarelli a realizzarlo grazie alla sua incredibile capacità di imitare perfettamente documenti e dattiloscritti. Ancora oggi, però, rimane uno dei tanti interrogativi irrisolti della vicenda: chi commissionò realmente quel falso? Per quale motivo? E soprattutto, quali interessi si celavano dietro quell'operazione?
Il film mostra così una Roma elegante e decadente allo stesso tempo, nella quale gallerie d'arte, locali esclusivi e ambienti dell'alta società convivono con traffici illeciti, terrorismo e violenza. Questa doppia anima rappresenta uno degli elementi più riusciti della pellicola. La storia segue Antonio "Tony" Chichiarelli, giovane pittore trasferitosi a Roma insieme agli amici d'infanzia don Vittorio e Fabio. Grazie al suo straordinario talento nella copia dei dipinti, Tony viene scoperto dalla gallerista Donata, che lo introduce nel mercato delle opere contraffatte. Ben presto, però, le sue capacità attirano l'interesse della criminalità organizzata, che lo coinvolge in incarichi sempre più rischiosi.
Mentre il suo amico Fabio si avvicina alla lotta armata delle Brigate Rosse e don Vittorio intraprende la carriera ecclesiastica, Tony si ritrova al centro di una rete di relazioni che comprende mafia, Banda della Magliana e oscuri rappresentanti dei servizi segreti. L'artista diventa così protagonista di una spirale di tradimenti, depistaggi, ricatti e omicidi, fino a comprendere che uscire da quel sistema potrebbe essere impossibile. A guidare il cast è Pietro Castellitto, con un'interpretazione intensa e carismatica. Accanto a lui troviamo: Giulia Michelini, nel ruolo di Donata, gallerista che riconosce il talento di Tony e ne cambia il destino; Edoardo Pesce, volto ormai consolidato del cinema italiano, perfetto per interpretare le figure legate alla criminalità romana; Claudio Santamaria, che dà vita a uno dei personaggi più enigmatici della storia.