Il labirinto del fauno torna a Cannes, ma la confessione di Guillermo del Toro spiazza e fa riflettere
Guillermo del Toro è tornato sulla Croisette con Il labirinto del fauno, così da celebrare il restauro in 4K del capolavoro che nel 2006 conquistò il Festival di Cannes con ben 22 minuti di standing ovation.
Vent'anni dopo il trionfo che ha cambiato per sempre la percezione del fantasy cinematografico, Guillermo del Toro è tornato sulla Croisette con Il labirinto del fauno. Non per presentare un nuovo progetto, ma per celebrare il restauro in 4K del capolavoro che nel 2006 conquistò il Festival di Cannes con un record ancora imbattuto: 22 minuti di standing ovation. Eppure, dietro quella gloria c'era un inferno produttivo che il regista messicano ha finalmente raccontato senza filtri.
Il paradosso è stridente quanto affascinante. Come può un film che ha incassato 83 milioni di dollari in tutto il mondo, che ha conquistato tre Oscar su sei nomination e che è considerato uno dei capolavori del cinema contemporaneo, essere stato un incubo per il suo creatore? La risposta sta nelle pieghe di una produzione maledetta fin dall'inizio.
Durante la pre-produzione, nessuno voleva finanziare il progetto, con la visione di del Toro era troppo audace, troppo oscura, troppo rischiosa. Quando finalmente la produzione prese il via, tutto ciò che poteva andare storto andò storto. Del Toro ha promesso di raccontare i dettagli a chi lo incontra sulla Croisette, ma ha preferito non dilungarsi pubblicamente sui disastri che hanno costellato le riprese. Il regista ha ricordato di essere arrivato a Cannes "appena in tempo" con la copia del film, un dettaglio che lascia intendere una corsa contro il tempo fino all'ultimo secondo.
Il ritorno de Il labirinto del fauno a Cannes, questa volta nella sezione Cannes Classics, porta con sé un restauro in 4K supervisionato personalmente da del Toro in ogni fase, partendo dal negativo originale in 35mm. Il risultato è un'opera che non ha perso un grammo della sua capacità di incantare, di inquietare, di commuovere.
"Ma sento e penso, come la piccola Ofelia ne Il labirinto del fauno, che se riusciamo a lasciare un segno, se possiamo mettere la nostra fede contro la nostra fede e la nostra forza contro la nostra forza, c'è speranza", ha continuato del Toro. "E l'ultima cosa che possiamo fare è cedere a una delle due forze: possiamo cedere all'amore o possiamo cedere alla paura. Mai, mai, mai cedere alla paura".