Il rapporto tra due sorelle che la tv non aveva mai raccontato, in questo film italiano su RaiPlay
La campagna diffamatoria che distrusse Mia Martini: la storia della leggenda della iettatura e il film con Serena Rossi che racconta la verità.
Sanremo, 1989. Una donna dalla voce inconfondibile torna sul palco dell'Ariston dopo anni di assenza forzata. Nei suoi occhi c'è la determinazione di chi ha attraversato l'inferno e ne è uscita. Mia Martini, una delle più straordinarie interpreti della musica italiana, sta per raccontare la sua storia a una giornalista. È questo il punto di partenza di "Io sono Mia" (disponibile su RauPlay), il film-tv diretto da Riccardo Donna che la Rai ha realizzato in occasione dei 25 anni dalla scomparsa della cantante calabrese, avvenuta prematuramente il 12 maggio 1995. La scelta di Serena Rossi per interpretare Mimì non è casuale. L'attrice napoletana, già apprezzata per le sue doti vocali e interpretative, si cala nei panni di una delle figure più tormentate e insieme luminose del panorama musicale italiano. Accanto a lei, un cast che ricrea l'universo affettivo e professionale della Martini: Dajana Roncione veste i panni della sorella Loredana Bertè, Maurizio Lastrico è Andrea, il grande amore della cantante, mentre Lucia Mascino interpreta Sandra, la giornalista che raccoglie le confessioni durante quella sera sanremese del 1989.
Ma la parte più dolorosa della storia è quella che riguarda la campagna diffamatoria che devastò la carriera di Mia Martini a metà degli anni Ottanta. Voci insistenti, mai confermate ma efficacissime nel loro potere distruttivo, iniziarono a circolare negli ambienti dello spettacolo: Mia portava sfortuna. Era iettatura. Una superstizione antica, radicata nella cultura italiana soprattutto meridionale, venne usata come arma per isolare professionalmente un'artista al culmine della maturità espressiva. Le conseguenze furono devastanti. I contratti si dissolsero, le porte si chiusero una dopo l'altra, i colleghi presero le distanze per paura di essere contagiati dalla presunta sfortuna. Per una donna che viveva per e di musica, fu come morire ogni giorno. Mia si ritirò dalle scene, schiacciata da un meccanismo perverso che mescolava invidia, misoginia e quella tendenza tutta italiana a costruire e poi distruggere i propri idoli.
Il film di Riccardo Donna non si limita a raccontare i fatti, ma cerca di restituire la dimensione emotiva di quegli anni bui. La solitudine, la depressione, il senso di ingiustizia di chi sa di non aver fatto nulla per meritare tanto odio. E poi la fatica immane di ricostruirsi, di trovare la forza per tornare, per dimostrare che il talento non si spegne, che una voce come quella non può essere messa a tacere. Il ritorno a Sanremo nel 1989 con "Almeno tu nell'universo" rappresentò una rivincita parziale. Il pubblico dell'Ariston la accolse con un'ovazione interminabile, come per chiedere perdono. Ma le ferite erano profonde, e sei anni dopo, Mia Martini se ne andava a soli 47 anni, in circostanze che lasciarono molti interrogativi. Antonio Gerardi interpreta Alberigo Crocetta, l'impresario che seguì la carriera della cantante.