Il regista di Backrooms rompe il silenzio sulla serie che ha ispirato il suo film (e svela un progetto per il futuro)
Kane Parsons, regista di Backrooms, confessa a Sam Esmail di aver visto Mr. Robot 8 volte. La serie cult ha ispirato il film da 80 milioni che sta battendo ogni record.
Immagina di scoprire che il tuo lavoro ha ispirato il film da 80 milioni di dollari di cui parla il mondo intero. È esattamente quello che è successo a Sam Esmail, creatore della serie cult Mr. Robot, quando si è seduto per una chiacchierata con Kane Parsons, il giovane regista di Backrooms, il fenomeno cinematografico che sta infrangendo ogni record al botteghino. Quello che doveva essere un incontro tra artisti si è trasformato in una rivelazione inaspettata. Parsons non è solo un ammiratore della serie di Esmail: è un fan ossessivo che ha visto Mr. Robot per intero almeno otto volte negli ultimi cinque anni. E non solo. La serie è stata la scintilla che lo ha spinto a fare cinema, a trasformare la sua visione di Backrooms da clip virali su YouTube in un'opera cinematografica che sta ridefinendo i confini del successo indipendente.
Durante la conversazione esclusiva, Esmail è rimasto visibilmente sorpreso quando Parsons ha confessato la portata della sua devozione. "Puoi mostrarmi qualsiasi frame di qualsiasi episodio e ti dirò da quale episodio viene", ha dichiarato il giovane regista con una sincerità quasi imbarazzata. "Mi piace vivere nel mondo della serie. Il tono che si assorbe. Sembra molto in linea con il modo in cui mi piace percepire la realtà in generale", ha spiegato. Per Parsons, Mr. Robot non era solo intrattenimento: era un linguaggio visivo, un'estetica, un modo di vedere e raccontare il mondo che risuonava con la sua sensibilità creativa.
La rivelazione più sorprendente riguarda però il futuro di Backrooms. Nonostante il film abbia incassato cifre record nel weekend di apertura, Parsons vede il progetto come qualcosa di più grande, di più serializzato. "Nella mia mente, da sempre, Backrooms è una serie, un IP serializzato. E odio parlarne in questi termini, ma è così che lo considero", ha ammesso al suo interlocutore. Il film, per quanto amato dal pubblico, è solo un "piede nella porta" secondo il regista. La vera sostanza, quella che lo entusiasma davvero, richiederebbe il formato televisivo per essere esplorata adeguatamente. "Questo film è quello che mi piace, ma non arriva al... sarebbe troppo da proporre al pubblico per un primo film", ha spiegato, lasciando intendere che ci sono livelli di profondità narrativa che la pellicola non ha potuto toccare.
Quando Esmail gli ha chiesto se avrebbe mai considerato di trasformare Backrooms in una serie tv, la risposta è stata netta: "Senza dubbio è la cosa per cui sto facendo campagna da anni". Ma c'è un dilemma. Parsons vorrebbe dirigere ogni episodio, mantenendo quel controllo creativo totale che ha caratterizzato il film. Sul set di Backrooms ha lavorato con giornate da 21 ore, un ritmo insostenibile ma che considera necessario per preservare la sua visione. Esmail, veterano di questa battaglia, ha cercato di metterlo in guardia. Dirigere un'intera stagione televisiva è "dannatamente estenuante in ogni modo immaginabile: fisico, mentale, emotivo". Eppure il creatore di Mr. Robot ha fatto esattamente questo, convincendosi che non ci fosse altro modo per mantenere la consistenza di tono e linguaggio visivo della serie.
"Non capisco come si possa mantenere la coerenza di tono e linguaggio visivo quando lo fanno più registi", ha spiegato Esmail. "Letteralmente fanno riunioni sul tono in cui passi un'ora a parlare con il regista entrante. E io penso: come spieghi il tono di una storia o di una serie tv in un'ora a una persona che sta appena entrando". È proprio quella coerenza visiva ossessiva che Parsons ama di Mr. Robot. Parsons ammette candidamente di non guardare molti film. Quest'estate sta cercando di recuperare i film "considerati classici" che dovrebbe conoscere, ma la sua formazione creativa non è venuta dalla sala cinematografica tradizionale.
È venuta da YouTube. Da clip trovate per caso nel 2021. Da otto visioni complete di una serie tv che parla di hacker, paranoia e dissoluzione della realtà. Da giornate di lavoro interminabili su set improvvisati. Da un'ossessione per un mondo visivo che sentiva complementare al suo modo di percepire la realtà. La conversazione tra Esmail e Parsons è uno specchio generazionale. Esmail rappresenta il filmmaker che ha conquistato Hollywood attraverso la televisione di qualità, lottando contro i limiti del formato broadcast per creare qualcosa di cinematico. Parsons è l'artista nato su internet, che ha costruito un pubblico prima ancora di avere un film, che vede il cinema e la tv come strumenti intercambiabili al servizio della storia.
Entrambi condividono la stessa ossessione per il controllo creativo, la stessa riluttanza a diluire la loro visione attraverso compromessi industriali. E entrambi hanno capito che a volte il formato giusto non è quello che l'industria ti offre, ma quello che la storia richiede. Resta da vedere se Parsons riuscirà a convincere qualcuno a dargli carta bianca per una serie Backrooms in cui dirigere ogni episodio. Ma se c'è una lezione da imparare da questa conversazione è che le ossessioni creative, quelle autentiche, hanno un modo di manifestarsi. Che siano otto visioni di una serie tv o un film indipendente che diventa un blockbuster da record, la dedizione totale a una visione lascia il segno.