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In tendenza su Prime Video, il teen drama (diventato comfort show per gli italiani) con Nina Dobrev

Questa è diventata la serie comfort preferita dagli italiani. Scopri perché milioni di fan riguardano compulsivamente questo show horror romantico.

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Ognuno ha la sua serie rifugio. Quella a cui torna quando la giornata è stata troppo lunga, quando il mondo fuori sembra incomprensibile, quando hai bisogno di rifugiarti in qualcosa di familiare e rassicurante. Per molti sono le sitcom classiche come Friends o The Office, per altri le atmosfere avvolgenti di Una mamma per amica o New Girl. Ma chi avrebbe mai immaginato che una serie piena di vampiri assetati di sangue, morti violente e creature soprannaturali potesse diventare il comfort show per eccellenza degli italiani? Eppure è esattamente quello che è successo a The Vampire Diaries, in tendenza su Prime Video.

The Vampire Diaries è arrivata sui nostri schermi in un momento perfetto, cavalcando l'onda della mania per i vampiri scatenata da Twilight e True Blood. Era il 2009 quando la rete CW lanciò questa serie creata da Kevin Williamson, già dietro al successo di Scream, e Julie Plec, dai romanzi di L.J. Smith. La premessa era classica ma efficace: Elena Gilbert, interpretata da Nina Dobrev, è una normale adolescente della cittadina di Mystic Falls la cui vita viene sconvolta prima dalla morte dei genitori in un incidente d'auto, poi dall'arrivo del misterioso e affascinante Stefan Salvatore.

Stefan, naturalmente, non è un ragazzo qualunque: è un vampiro centenario che però sembra avere poco più di vent'anni. E dove c'è Stefan, c'è anche suo fratello Damon, interpretato da Ian Somerhalder, un vampiro decisamente più pericoloso e imprevedibile che porta caos in città e sviluppa un'attrazione magnetica con Elena. Il risultato è uno dei triangoli amorosi più memorabili della televisione contemporanea, ambientato in un mondo dove convivono vampiri, licantropi e streghe come Bonnie, la migliore amica di Elena interpretata da Kat Graham.

La serie ha dominato il piccolo schermo per otto stagioni, concludendosi nel 2017, e il suo successo è stato tale da generare due spin-off di grande successo: The Originals, andata avanti per cinque stagioni, e Legacies, che ne ha totalizzate quattro. Il debutto fu straordinario: il primo episodio portò alla CW l'audience più alta mai registrata dalla rete per una nuova serie dal suo lancio nel 2006. Ma quello era solo l'inizio. Certo, The Vampire Diaries era pensata principalmente per un pubblico adolescenziale, e alcune trame portano inevitabilmente il segno di quella scelta. Ma definirla semplicemente una teen series sarebbe tremendamente riduttivo.

La serie ha saputo dosare perfettamente romance e horror, creando un equilibrio che l'ha resa supremamente intrattenente anche al di fuori del suo target demografico iniziale. C'era violenza, c'erano morti, c'erano colpi di scena continui, ma c'era anche una narrazione emotiva profonda che esplorava temi universali: il lutto, l'identità, la scelta tra bene e male, il significato dell'amore. Ma poi è successo qualcosa di inaspettato. Con l'arrivo delle piattaforme streaming, The Vampire Diaries ha vissuto una seconda vita, trasformandosi in un fenomeno completamente diverso.

La trasformazione di The Vampire Diaries da serie teen a comfort show universale racconta anche come sia cambiato il nostro modo di consumare intrattenimento. Non cerchiamo più solo la novità, l'episodio inedito, lo shock del colpo di scena mai visto. Cerchiamo anche la familiarità, il ritorno a mondi narrativi che ci danno sicurezza, personaggi che sentiamo di conoscere intimamente. In un'epoca di ansia costante e sovraccarico informativo, c'è qualcosa di profondamente terapeutico nel rifugiarsi in una serie che già conosci, dove sai che i tuoi personaggi preferiti ce la faranno, anche se dovranno attraversare l'inferno per arrivarci.

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