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Jared Leto e Denzel Washington insieme su Netflix, in questo film dal finale totalmente inaspettato

Questo film con Denzel Washington divide il pubblico per il finale ambiguo. Analisi del thriller che rinuncia alle certezze e lascia spettatori nel dubbio.

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Ci sono film come All the little things - Fino all'ultimo indizio (su Netflix), che ti lasciano con le mani in mano e una domanda che ti rode: ma è finita davvero così? Il thriller del 2021 diretto da John Lee Hancock ha diviso pubblico e critica proprio per la scelta più audace e discussa della sua narrazione: un finale che non conclude, che non offre certezze, che lascia i protagonisti e gli spettatori nel dubbio più assoluto. Denzel Washington torna nei panni di un poliziotto tormentato, Joe "Deke" Deacon, ex detective della omicidi di Los Angeles ora retrocesso a vice sceriffo nella contea di Kern. Un'operazione al cuore, un divorzio, e soprattutto un caso irrisolto che continua a divorarlo dall'interno: Deke è l'incarnazione perfetta del poliziotto consumato dal lavoro, quello che ha dato tutto e si è ritrovato con niente. Quando torna a Los Angeles per una banale raccolta di prove in un caso di rapina, il destino lo rimette di fronte ai suoi fantasmi. La città è terrorizzata da un serial killer che uccide giovani donne con un modus operandi inquietantemente simile a quello del caso che Deke non è mai riuscito a chiudere anni prima.

Ad affiancarlo, volente o nolente, c'è il sergente Jim Baxter, interpretato da un Rami Malek che molti hanno trovato fuori posto in questo contesto. Baxter è tutto ciò che Deke non è più: giovane, ambizioso, con una famiglia che lo aspetta a casa e una carriera ancora da costruire. Eppure, l'istinto investigativo del veterano colpisce il detective, che decide di coinvolgerlo non ufficialmente nelle indagini. È l'inizio di una discesa negli inferi che metterà a repentaglio non solo le loro carriere, ma la loro stessa integrità morale. Il vero punto di svolta arriva con l'ingresso in scena di Albert Sparma, un personaggio interpretato da Jared Leto con una carica di ambiguità inquietante che ha diviso gli spettatori. Sparma è un tecnico riparatore, un tipo strano che vive ai margini, che sembra sapere troppo sui crimini e che gioca con i due detective come un gatto con i topi. È lui il killer? Oppure è solo un disturbato che cerca attenzione?

Leto costruisce il personaggio per sottrazione, con sguardi obliqui e un sorriso che può essere interpretato in mille modi diversi. Alcuni lo hanno trovato il punto più alto del film, altri un esercizio di stile fine a se stesso. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Hancock quasi trent'anni prima e rimasta nel cassetto per decenni, respira l'atmosfera dei grandi thriller degli anni Novanta. Si sente l'eco di Seven, di Zodiac, di quella stagione cinematografica in cui il male era una presenza tangibile e i detective protagonisti erano anime dannate in cerca di una redenzione impossibile. Ma Fino all'ultimo indizio prende una strada diversa, più filosofica, meno interessata alla risoluzione del mistero e più concentrata sul peso psicologico dell'indagine. Le piccole cose, appunto: i dettagli che ti incastrano, che ti consumano, che ti portano a compromettere tutto ciò in cui credi.

Ma è il finale a generare le reazioni più polarizzate. Dopo aver seguito Deke e Baxter nella loro ossessiva caccia a Sparma, dopo aver assistito a interrogatori, pedinamenti e momenti di tensione crescente, il film chiude con una sequenza che molti hanno bollato come inconcludente, addirittura assente. Baxter uccide Sparma in un momento di rabbia e disperazione, ma non ottiene la confessione che cercava. Era davvero lui il killer? Dove ha nascosto i corpi delle vittime? Deke, che ha già vissuto questo inferno in passato, decide di proteggere il giovane collega e insabbia le prove. Il film si chiude con un'immagine simbolica: Deke brucia degli oggetti che potrebbero essere indizi, lasciando intendere che forse Sparma era innocente, o forse no. La verità non arriverà mai.

Fino all'ultimo indizio non è un capolavoro e probabilmente non entrerà nella storia del genere come Seven o Zodiac, film a cui inevitabilmente viene paragonato. È però un esperimento interessante, un thriller che sceglie la via dell'ambiguità e del peso morale piuttosto che quella dell'adrenalina e della risoluzione soddisfacente. È un film che pone domande scomode: fino a che punto siamo disposti ad arrivare per ottenere giustizia? Cosa succede quando scopriamo di aver distrutto tutto per un'illusione? Le piccole cose, quelle per cui ti beccano, sono davvero meno importanti delle grandi certezze? Alla fine, è uno di quei film che funzionano meglio se si accetta il suo patto narrativo fin dall'inizio. I fantasmi del passato di Deke non trovano pace, e forse non la meritano. Baxter perde l'innocenza e scopre che il prezzo della verità può essere troppo alto. E noi spettatori restiamo con un interrogativo che continua a bruciare: hanno sbagliato tutto, o hanno fatto l'unica cosa possibile?

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