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Jeremy Renner nella nuova serie di Taylor Sheridan, in tendenza su Netflix (da non perdere)

Il crime drama di Taylor Sheridan con Jeremy Renner ha ottenuto il 100% su Rotten Tomatoes. Scopri perché merita di essere recuperato.

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Nel panorama sempre più affollato delle serie targate Taylor Sheridan, c'è un titolo che merita di uscire dall'ombra. Mentre Landman continua a macinare record su Paramount+ con i suoi 14,8 milioni di visualizzazioni globali nei primi due giorni del finale, esiste un thriller criminale più affilato, più intenso e sorprendentemente più coinvolgente che rischia di passare inosservato. Stiamo parlando di Mayor of Kingstown, la serie con Jeremy Renner su Netflix che ha appena ottenuto un perfetto 100% su Rotten Tomatoes nella sua quarta stagione e che si prepara a chiudere i conti con una quinta e ultima tornata di episodi. Creata da Sheridan insieme a Hugh Dillon nel 2021, Mayor of Kingstown ha debuttato con numeri da record su Paramount+, ma non è riuscita a mantenere nel tempo la stessa base di pubblico fedele conquistata da Landman, Lioness o persino Tulsa King. Eppure, per chi cerca un crime drama dal ritmo serrato e dall'atmosfera claustrofobica, questa è probabilmente la migliore opera che porta la firma del creatore di Yellowstone.

La storia ruota attorno a Mike McLusky, interpretato da un Jeremy Renner in stato di grazia, che ricopre il ruolo non ufficiale di "sindaco" di Kingstown, una cittadina del Michigan la cui economia e identità ruotano interamente attorno al sistema carcerario. Mike è un fixer, un mediatore d'ombre che mantiene un fragile equilibrio tra polizia locale, amministrazione penitenziaria e gang criminali. Il suo lavoro consiste nel far sparire i problemi, nel prevenire esplosioni di violenza e nel proteggere chi ama, anche quando questo significa sporcarsi le mani fino ai gomiti. La città immaginaria di Kingstown è ispirata a Kingston, in Ontario, Canada, la città natale di Hugh Dillon, che nella serie interpreta Ian Ferguson, un poliziotto corrotto e amico di lunga data di Mike. Questa ambientazione claustrofobica diventa quasi un personaggio a sé stante, un ecosistema tossico dove le mura del carcere non rappresentano un confine netto tra libertà e detenzione, ma piuttosto un continuum di potere, violenza e compromessi morali.

Ogni stagione porta con sé una nuova serie di antagonisti e crisi che Mike deve affrontare. Che si tratti di rivolte carcerarie, omicidi strategici tra le sbarre o guerre di territorio tra gang rivali, il protagonista è costantemente chiamato a prendere decisioni impossibili in un contesto dove non esistono scelte pulite. Il personaggio di Bunny, interpretato da Tobi Bamtefa, rappresenta uno dei rapporti più complessi della serie: un boss criminale e leader di gang con cui Mike mantiene una relazione di reciproca dipendenza, fatta di rispetto cauto e minacce implicite. Ciò che distingue Mayor of Kingstown da altre produzioni di Sheridan, Landman inclusa, è il ritmo narrativo. Dove Landman, specialmente nella seconda stagione, si concede lunghe digressioni attraverso i monologhi malinconici di T.L., interpretato da Sam Elliott, o le vicende adolescenziali di Ainsley nei dormitori universitari, Mayor of Kingstown mantiene una tensione costante. Il montaggio è chirurgico, ogni scena serve a far avanzare la trama o a scavare più a fondo nella psicologia dei personaggi. Non c'è spazio per il riempimento.

Il cast corale è uno dei punti di forza della serie. Oltre a Renner e Dillon, Taylor Handley interpreta Kyle McLusky, il fratello di Mike che lavora come poliziotto e si trova costantemente diviso tra lealtà familiare e dovere professionale. Le dinamiche familiari dei McLusky aggiungono profondità emotiva a una serie che potrebbe altrimenti risultare troppo cupa, mostrando come le scelte di Mike abbiano ripercussioni dirette sulle persone che ama. Tecnicamente, Mayor of Kingstown si distingue per una regia solida e un sound design che amplifica la tensione. I silenzi sono usati con maestria, così come le esplosioni improvvise di violenza che ti colgono impreparato. La colonna sonora, invece, mescola brani rock e blues che sottolineano l'ambientazione blue-collar americana, dove il lavoro onesto è raro e la sopravvivenza è l'unica vera legge.

Nonostante questi meriti evidenti, Mayor of Kingstown continua a vivere nell'ombra di titoli più celebrati dell'universo Sheridan. Forse è la mancanza di paesaggi mozzafiato come quelli di Yellowstone, o l'assenza di un elemento di evasione fantastica che rende Landman così appetibile per un pubblico mainstream. Mayor of Kingstown è un'esperienza più impegnativa, che non offre conforto ma piuttosto un ritratto spietato di un sistema marcio dall'interno. La quinta stagione, attualmente in sviluppo, rappresenterà il capitolo conclusivo della saga dei McLusky. Dopo un quarta stagione acclamata dalla critica con un raro 100% su Rotten Tomatoes, le aspettative sono altissime. I fan si chiedono quale destino attenda Mike: riuscirà finalmente a trovare una via d'uscita da Kingstown, o la città lo trascinerà definitivamente nell'abisso che ha sempre cercato di controllare.

Per chi cerca un crime drama costruito con intelligenza, recitato in modo impeccabile e montato con la precisione di un orologio svizzero, Mayor of Kingstown rappresenta una delle migliori proposte del panorama seriale contemporaneo. Non ha la popolarità di Landman, ma in termini di intensità pura, coerenza narrativa e capacità di mantenerti incollato allo schermo episodio dopo episodio, questa serie merita di essere riscoperta e celebrata come uno dei lavori più riusciti dell'intero catalogo Sheridan. Se avete già divorato Landman e vi sentite in astinenza da quel tipo di testosterone narrativo condito con dilemmi morali e tensione costante, Mayor of Kingstown vi aspetta su Netflix. Quattro stagioni pronte per il binge-watching e una quinta in arrivo per chiudere degnamente una delle storie più brutali e affascinanti della televisione recente.

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